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Classi medie di tutto il mondo, unitevi!

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I nuovi ricchi dei Paesi emergenti vogliono somigliare di più a noi. Per questo dilaga la protesta

Come mai le proteste hanno travolto paesi che fino a poco tempo fa venivano annoverati tra le economie di maggior successo a livello mondiale? Perché la protesta si è così diffusa in Brasile, Turchia, Cile, Egitto e Tunisia e non negli Stati più poveri dell'Africa, o in paesi ricchi ma in difficoltà, come la Francia e l'Italia? In realtà bisogna guardare oltre le immediate politiche di dissenso e prendere in considerazione due indicatori economici comunemente disponibili: il numero di auto in circolazione e la spesa pubblica pro capite.

La quantità di auto, in proporzione alle dimensioni del nucleo domestico, costituisce un indicatore valido delle dimensioni e della crescita della classe media, tradizionalmente la fascia della popolazione che ha più voce nella società. Nei paesi in via di sviluppo, il possesso di un'auto è simbolo inequivocabile dell'ingresso nella classe media. Usando l'auto come indicatore risulta che nei paesi in cui le proteste sono più diffuse la classe media è già un segmento significativo della popolazione, dal 14 per cento dell'Egitto al 38 in Brasile e cresce con estrema rapidità, a un tasso non molto inferiore al 10 per cento l'anno. La spesa pubblica in percentuale sul Pil è il metro più generale della capacità finanziaria dello Stato di fornire i servizi ambiti da ogni nucleo domestico della classe media: istruzione superiore, buona sanità, viabilità adeguata, aeroporti efficienti, telecomunicazioni affidabili, sicurezza pubblica e nettezza urbana. Nelle economie della protesta la spesa pubblica in percentuale sul Pil è circa la metà di quella dei paesi avanzati. Calcolata pro capite, la spesa pubblica è generalmente un settimo, o ancora meno, in rapporto a quella dei paesi avanzati. Tali risorse pubbliche sono inadeguate a soddisfare le esigenze della nuova classe media.

Nei paesi molto poveri, come il Bangladesh o l'Etiopia, la classe media critica è minima e la gran massa dei poveri ha scarsa voce. Così le élite possono condizionare lo Stato secondo le loro finalità o glissarlo completamente, assumendo personale di sicurezza privato e finanziando scuole private. Politicamente i paesi molto poveri riescono a superare il problema dei disastrosi servizi pubblici. Nei paesi ricchi, invece, non è possibile: la classe media è cresciuta e si è consolidata da tempo e, per sopravvivere, i governi hanno imparato a fornire servizi pubblici di qualità. Se andate a Boston, a Tokyo, o a Torino, vedrete uno Stato efficiente in funzione.

LO SCONTENTO della classe media nelle economie rapidamente emergenti è palpabile nelle conversazioni a tavola ovunque si vada, da Mosca a Dehli o a Beijing. Lo scontento in genere sobbolle. Ma può trasformarsi in protesta di massa o addirittura in rivoluzione quando la classe media si sente inascoltata. Vero è che le possibilità che questo accada sono maggiori nei regimi dittatoriali come l'Egitto o la Tunisia pre-primavera araba. Ma il Brasile, la Turchia e il Cile, tutti e tre democrazie relativamente recenti, mostrano che i governi eletti che hanno comportamenti arbitrari o sono preda di élite che servono i propri interessi non sono immuni da sfide dirette alla loro legittimità.

Non sappiamo come andrà a finire. Innanzitutto perché per fornire servizi pubblici di alta qualità servono istituzioni collaudate nel tempo - non basta una legge, come per aumentare l'Iva. In secondo luogo perché esistono circa 70 paesi in rapido sviluppo che si approssimano a un reddito pro capite pari a 3.500 dollari (dato rapportato al potere d'acquisto) che è il livello a cui scatta la proprietà di un'auto (la dimensione cioè della classe media). Il numero di auto pro capite nei mercati emergenti, per quanto rapida la crescita recente, resta da 5 a 15 volte inferiore rispetto alle economie avanzate. Che lezione dovrebbero trarre i paesi ricchi da queste turbolente proteste? Una riflessione ovvia è che i paesi periferici dell'eurozona possono permettersi di tagliare i finanziamenti alle scuole e agli ospedali solo in una certa misura. Anche nei paesi avanzati esiste un limite a ciò che la classe media accetterà.

Ma forse la lezione più importante è che i nuovi ricchi brasiliani e turchi stanno premendo per quello che gli americani e i tedeschi danno per scontato: aver voce nella società, buon governo e servizi pubblici, inclusi i beni accessori, farmaci, apparecchiature e, sì, automobili, tutte cose che i paesi avanzati possono fornire. In parole povere, le classi medie delle nazioni emergenti vogliono somigliare di più a noi. In primo luogo le nuove classi medie chiedono più democrazia e la storia ci insegna che le democrazie che restano tali evitano di farsi la guerra tra loro. Quindi l'ascesa delle classi medie potrebbe annunziare un mondo più pacifico. Amen e così sia.

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