Ironia della sorte. È toccato proprio ai ricercatori del Cimea, l'istituto che si occupa di valutare le equivalenze accademiche, di trovarsi di fronte a una targa più che dubbia. Erano andati dal ristoratore dove vanno a pranzo, vicino alla sede romana dell'istituto, per informarsi su un possibile catering in occasione di un convegno. Il panettiere li ha fatti accomodare in uno studiolo dove campeggiava un attestato di laurea di un'improbabile università americana. Senza alcun valore legale, naturalmente, ma di sicuro impatto su potenziali clienti.
Perché per chi vuole solo un titolo di dottore, una strada ancor più semplice e molto glamour è quella di comprarsi un titolo da una delle tantissime organizzazioni che lo offrono.
Stando a un rapporto stilato nel 1996 dal Consiglio d'Europa: l'Italia è al terzo posto nel mondo con 143 istituzioni irregolari; al primo posto ci sono gli Usa con più di 400, al secondo posto il Regno Unito con 195. Fino al 1994 il ministero censiva le università irregolari e ne pubblicava i nomi in una circolare periodica, poi nulla più. Viale Trastevere se ne lava le mani e chi resta fregato, peggio per lui. Nonostante l'Autorità garante per la concorrenza e il mercato abbia emanato negli ultimi anni circa 150 provvedimenti proprio a carico di questi diplomifici.
Come rivela uno studio condotto dai ricercatori del Cimea guidati da Carlo Finocchietti ("Fabbriche di titoli", on line sul sito del Cimea) che analizza a fondo la situazione.
Colpita dall'Authority è stata, ad esempio, The Yorker International University che rilascia honorary degrees e doctorate in varie discipline, come le scienze immobiliari. La cerimonia di consegna dei titoli avviene tra i damaschi di Palazzo Borghese, a Firenze, con allori e ermellini di contorno. «Un peccato di vanità, a pagamento», lo definisce Finocchietti che stima che il costo del peccato, all inclusive, si aggiri sui 10 mila euro.
L'Autorità (qui la sentenza) ha accusato la Yorker di messaggi pubblicitari che facevano infatti intendere che quelli rilasciati fossero titoli con valore legale in Italia. «I diplomi irregolari rilasciati da istituti non accreditati provocano un danno sociale», commenta Finocchietti: «Sono dannosi per gli studenti, che spendono tempo e soldi per procurarsi dei titoli non spendibili; per i datori di lavoro che, se non sono accorti, rischiano di assumere e dare posti di responsabilità a persone non qualificate».
E la presunta regolarità dei titoli rilasciati dalla Università Popolare San Tommaso D'Aquino (blasfemo scimmiottamento della blasonatissima e vaticana Pontificia Università San Tommaso D'Aquino) ha attirato l'attenzione della pm parmense Paola Dal Monte che, il 21 gennaio del 2009, ha mandato i carabinieri a sirene spiegate nella sede di Zibello dell'ateneo e accusato i vertici di associazione a delinquere finalizzata alla truffa.
Per più di dieci anni la San Tommaso aveva aiutato aspiranti laureati, con supporto tecnico, legale e burocratico, a conseguire lauree o diplomi in università riconosciute. Ma non si era limitata a questo: core business dell'associazione era una collaborazione con le Università rumene Tito Miorescu e Vasile Goldis tramite le quali offriva corsi di Odontoiatria in Romania. Molti gli iscritti a corsi per un titolo che in Italia non ha alcun valore legale. Ma chi ci fa caso, appeso a un muro di un paesino della Bassa.