Alemanno vuole far comprare al Comune la sede del centro sociale di estrema destra: sono quasi 12 milioni di euro di soldi pubblici. In una città dove mancano gli asili e sta esplodendo l'emergenza rifiuti, inevitabile che stia montando la polemica

Con 12 milioni di euro il Comune di Roma potrebbe rimettere a posto cinque o sei scuole di periferia. Oppure rinnovare l'asfalto di 30 km di tracciato urbano, che ne avrebbe parecchio bisogno con tutte le buche che ci sono. O aumentare il personale troppo scarso degli asili nido. Oppure, ci si costruiscono 150 case popolari, e magari avanzerebbe pure qualcosa per ripulire le strade, visto che l'emergenza rifiuti sta scoppiando anche qui. Questa cifra, precisamente 11 milioni e 800mila euro, servirà invece ad acquistare un palazzo di pregio vicino alla stazione Termini, lasciandolo peraltro con ogni probabilità in mano ai suoi attuali 'inquilini'. Non un palazzo qualunque, ma l'ex-sede Enims occupata dal 2003 dal gruppo di estrema destra Casa Pound.

E' scritto nero su bianco sul protocollo d'intesa firmato tra l'Agenzia del Demanio, proprietario dell'immobile e il Comune di Roma. approvato, con la delibera n.100, dalla giunta Alemanno l'8 aprile del 2009, che verrà votata in consiglio comunale il 30 maggio prossimo.

L'acquisto in permuta dell'immobile fa parte di un pacchetto di operazioni similari per alcuni spazi demaniali, caserme, ex-forti militari, terreni e fabbricati a Roma e nello hinterland romano. Nel calderone c'è finito anche il palazzone bianco di via Napoleone III dove Casa Pound, oltre a stabilirvi sede politica per le proprie attività, ha pure piazzato 17 famiglie. Ed ora, per la non modesta cifra di 11,8 milioni, il Comune se la vuole comprare. Per farne cosa? «Alemanno faccia chiarezza. Va a cena con i fascisti di Casa Pound, finanzia le loro iniziative, adesso vuole pure comprare loro casa?», chiede Andrea Alzetta, consigliere comunale del gruppo "Roma in Action" dai banchi dell'opposizione che per primo ha reso pubblica l'intenzione del primo cittadino e della sua giunta di acquistare quell'immobile.

Per farne cosa? Alemanno non lo dice, ma l'ipotesi che venga assegnato proprio all'associazione di destra presieduta da Gianluca Iannone è più di un sospetto. «Sì, è possibile», si lascia sfuggire il consigliere Pdl, Luca Gramazio, frequentatore delle iniziative di Casa Pound.

I militanti del centro sociale si chiedono dove sia lo scandalo e si rifanno ad una delibera, la 206, approvata dalla giunta Veltroni nel 2007 che inserisce anche l'occupazione «non conforme» (come la definiscono gli stessi giovani di destra) insieme a una trentina di situazioni simili, comprese quelle organizzate dai gruppi di sinistra. «Sì, ma quella delibera riguarda soltanto le famiglie che vivono nelle occupazioni», puntualizza Bartolo Mancuso di Action che gestisce a Roma più di una decina di "occupazioni" : «Il Comune ha sanato la situazione delle famiglie in emergenza abitativa, inserendole in liste speciali per l'assegnazione di case popolari. Oppure le amministrazioni passate hanno trasformato alcune strutture occupate, come via Masurio Sabino e via Campo Farnia, rispettivamente in case popolari o in un centro di assistenza abitativa gestito dal Municipio. L'operazione di Alemanno, invece, nulla ha a che fare con l'emergenza abitativa. Si compra uno stabile dove un gruppo politico dichiaratamente fascista ha fissato la propria sede nazionale, legittimandone l'attività e l'ideologia».

Il nodo della questione è sottile: se è vero che, in passato, il Comune di Roma ha assegnato locali per attività culturali ad un centro sociale di sinistra (come è il caso di Esc a via dei Volsci, nella San Lorenzo della "movida") è altrettanto vero, spiegano da Action, che mai uno stabile, utilizzando la delibera per l'emergenza abitativa, viene assegnato per una sede politica, come è Casa Pound. «Per dare casa a 17 famiglie il Comune spenderebbe 170-180 mila euro, non 11, 8 milioni», attacca Mancuso.

Va anche aggiunto, peraltro, che Casa Pound è una realtà complessa e non facilmente catalogabile: alla frequentazione di 'teste rapate' più o meno nazistoidi e violenti si alternano attività culturali più aperte, dibattiti e presentazioni di libri anche molto diversi da quelli della classica subcultura fascista. Tra l'altro, pochi giorni fa ha fatto discutere il fatto che i cugini palermitani di Casa Pound centro sociale abbiano attacchinato un manifesto per ricordare la morte di Peppino Impastato, il giovane di sinistra ucciso dalla mafia nel 1978.

Ad ogni modo, per tornare alla questione romana, l'intero pacchetto di permuta col demanio fa parte del bilancio comunale che verrà votato tra pochi giorni nella sala Giulio Cesare del Consiglio capitolino, tra i consiglieri dell'opposizione c'è chi cade dalle nuvole. «Non ne so nulla», dice Massimiliano Valeriani del Pd : «Abbiamo chiesto più volte di conoscere nel dettaglio l'acquisto dell'immobile ma non siamo riusciti a saperne nulla. Quale progetto ha in mente il Comune su quello stabile. E perché proprio quello? Non se n'è mai discusso».

A sinistra c'è il sospetto che, dopo l'appoggio di Alemanno ad alcune iniziative culturali di Casa Pound, con tanto di concessione del logo istituzionale sui manifesti, dalla giunta di centrodestra si voglia fare l'ennesimo regalo. Proprio mentre a Roma, nel quadrante est di Montesacro, sale quotidianamente la tensione tra giovani dei centri sociali e quelli di Casa Pound, con aggressioni, agguati e un tentativo di sfregio ai danni di uno dei leader del centro sociale Horus project da parte di alcuni sconosciuti che l'hanno atteso sotto casa. A pochi passi da un altro stabile occupato poco fa dagli stessi di Casa Pound.

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