Dietro il tentativo di aggiustare una sentenza presso la Suprema Corte di Cassazione non c'è solo l'attività di Nicola Femia, detto Rocco, considerato dagli inqurenti un boss di 'ndrangheta, di stanza a Ravenna, ma anche un intreccio di nomi che si muovevano per assecondarne la richiesta. Al momento di certo c'è solo il pacco rifilato al boss. Femia infatti ha sborsato 100 mila euro senza raggiungere nessun risultato. Per questo il gip di Bologna Bruno Perla, su ordine della Procura emiliana, ha disposto l'arresto, ai domiciliari, di Nicola Paparusso, carabiniere, con un ruolo in passato nella segreteria di Sergio De Gregorio, Massimiliano Colangelo, intermediario finanziario, anche lui in rapporti con l'ex senatore e Teresa Tommasi, dipendente del ministero della Giustizia e in servizio presso la Cassazione.
A tutti e tre viene contestato il reato di millantato credito aggravato. Indagato in concorso, ma non raggiunto da misuere cautelari anche Guido Torello, sodale di Femia, protagonista della telefonata nella quale consigliava di sparare in bocca al giornalista dell'Espresso Giovanni Tizian. Nomi già emersi nella retata che nel gennaio scorso portò in carcere proprio Nicola Femia.
Femia chiede, nel 2011, a Torello di intervenire presso la Cassazione per evitare che la Suprema Corte confermasse la sentenza della Corte di appello di Catanzaro che lo aveva condannato a 23 anni di carcere. Torello si attiva contattanto il duo Paparusso-Colangelo.
Alla fine l'esito è di un annullamento, ma con rinvio, circostanza che fa infuriare Femia. Secondo quanto emerso dalle indagini, condotte dal Gruppo d'investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) della Guardia di Finanza, i soldi di Femia sono finiti nelle tasche degli odierni arrestati, ma senza che corrompessero alcun magistrato della Cassazione diversamente da quanto promesso. Da qui il millantato credito.
Dopo l'inchiesta culminata con gli arresti dello scorso gennaio, l'indagine sul troncone 'Operazione Cassazione' è proseguita con gli interrogatori dei coinvolti. Femia, ascoltato il 28 febbraio scorso, conferma la cessione dei 100 mila euro perché Colangelo e Paparusso agissero per "aggiustare" la sentenza per il tramite di un presunto magistrato amico. Ma il boss viene, nei fatti, "fregato". Di altro esito l'interrogatorio di Teresa Tommasi, definito di "scarsa utilità" dal pm nella richiesta di misura cautelare.
Il faccendiere Guido Torello, invece, evoca nomi che contano. Racconta, nel suo interrogatorio, di aver conosciuto Femia attraverso Andrea Delle Donne che fu il primo a prospettare la possibilità di condizionare il giudizio di Cassazione a carico del boss. Delle Donne è un intermediario, un facilitatore in contatto con uomini dello Stato, anche dei servizi, e non solo. «Nell'occasione», scrive il Gip Bruno Perla: «Andrea Delle Donne aveva confidato (a Torello, ndr) l'impossibilità d'intervenire nel senso desiderato dal Femia, dopo il coinvolgimento in gravi vicende giudiziarie di Luigi Bisignani, con cui era in rapporti». Da qui il contatto con il duo Paparusso-Colangelo e il conseguente millantato credito che ha portato agli arresti, ai domiciliari, degli indagati.