Il sindaco, il numero due della Confindustria locale, il capitano dell'Arma. In affari con i Casalesi. I segreti del modello Seregno

l ragionier Giacinto Mariani non è soltanto una persona. È molte persone in una. È il terzo sindaco più influente della Lega Nord in Italia. È l'immagine del centrodestra che ha appena fatto vincere Roberto Maroni in Lombardia. È il testimonial dei gemellaggi antimafia con i Comuni del Sud come Lamezia Terme e Sant'Agata d'Esaro. Giacinto Mariani, 48 anni, titolare dello Studio Mariani & C. - gestione società e patrimoni immobiliari in corso Buenos Aires 28 a Milano, da due mandati è il primo cittadino leghista a Seregno, 44 mila abitanti e una distesa di famosi mobilifici nella provincia di Monza.

Senza volerlo, l'inconsapevole Giacinto è anche il simbolo di un'epoca. La nostra. In una Brianza un tempo abituata a scegliere i suoi sindaci democristiani tra i presidi delle scuole e le casse rurali, il ragionier Mariani è una rivoluzione culturale. Lui, pur essendo un ex tenutario di un locale per strip-tease e socio di impresari che nella loro discoteca a Lissone ospitavano le serate dei killer della ' ndrangheta, è riuscito a farsi eleggere due volte. Proprio qui dove le prediche dei parroci la domenica influenzano ancora le opinioni.

Una carriera onnivora quella del ragionier Mariani. Dalle donnine in tanga che si dimenano nella lap-dance del "Lilì la tigresse" a Milano, il night-club che ha venduto prima di lanciarsi in politica. Fino alle manifestazioni contro la criminalità. Contro gli immigrati. Contro la prostituzione straniera. Non dev'essere difficile dissimulare per un sindaco leghista, in una terra in cui da anni nessuno chiede conto di nulla.

Mercoledì 10 aprile "l'Espresso" ha provato a intervistare sull'argomento il vicepresidente provinciale di Confindustria, il cavaliere del lavoro Mario Barzaghi, 69 anni. Qualche domanda sui suoi affari occulti con la famiglia del sindaco Mariani, con quella del comandante locale dei carabinieri e, tutti insieme, con una società paravento del clan dei Casalesi. Dopo aver ammesso gli affari davanti alla telecamera, il vicepresidente della Confindustria di Monza e Brianza evidentemente si è reso conto delle possibili conseguenze. Così ha sequestrato il giornalista per un'ora nel suo ufficio e l'ha minacciato di morte. Quel giornalista è chi scrive.

Va subito detto che l'Arma dei carabinieri non c'entra nulla in questa incredibile storia. C'entrano piuttosto le scelte individuali. Un cortocircuito in cui si riflettono potere economico, politica e criminalità organizzata. Doveva essere un'inchiesta sulle infiltrazioni della camorra al Nord. Dopo le imprese della 'ndrangheta smascherate dalla Procura di Milano con l'operazione Infinito, ecco l'arrivo dei prestanome dei Casalesi.

Nelle inchieste però non si sa mai dove si va a sbattere. E per descrivere come è finita, un'ora in balìa delle minacce di morte e dei pugni alzati del vicepresidente di Confindustria, le figure antropologiche della Brianza così ben raccontate da Alessandro Manzoni non bastano più. Oggi don Abbondio, i bravi, don Rodrigo non sarebbero personaggi distinti. Avrebbero la stessa faccia. La stessa maschera. Una generazione di dottor Jekyll e mister Hyde si è appropriata di questo modello d'Italia che la retorica vuole laborioso, bigotto e votato alla piccola e media industria. In un agghiacciante gioco di specchi, adesso non sai più dove si nasconde il pericolo.

L'11 ottobre 2012 la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere mette sotto sequestro una piccola società con la sede legale a Somma Vesuviana e l'ufficio amministrativo a Cesano Maderno, vicino a Seregno. Si chiama Simec srl. E secondo la Direzione investigativa antimafia di Napoli e la questura di Caserta, l'impresa gestita da Ugo Ersilio Cincotto, 55 anni, brianzolo di Desio, di fatto appartiene alla costellazione di un casertano, Pasquale Pirolo. Basta il titolo del capitolo che il Tribunale gli dedica per capire chi è Pirolo: "Le emergenze indiziarie in tema di pericolosità: dal clan Bardellino al clan dei Casalesi".

Il sequestro della Simec e dei suoi uffici a Cesano Maderno finisce sui giornali del Nord. E la notizia si ferma lì. Ma due persone che contano in Brianza sanno cosa si nasconde oltre quella piccola società di Somma Vesuviana. Uno è il sindaco leghista di Seregno. L'altro il vicepresidente provinciale della Confindustria di Monza. Il ragionier Giacinto Mariani e il cavalier Mario Barzaghi. I due lo sanno bene. Perché oltre la Simec ci sono loro.

Dal giugno 2010 la Simec ha riempito le industrie di mezza Italia di preventivi e progetti per l'installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti dei capannoni. Dalla Brianza a Latina. Da Bergamo alla provincia di Benevento. A cominciare dai nomi delle aziende brianzole più famose. Come la Chateau d'Ax dei salotti a Lentate sul Seveso. O la Chanteclair dei detersivi a Seregno. Valore delle opere proposte: dai 60 mila euro ai 4 milioni. Il problema per il ragionier Mariani e il cavalier Barzaghi è che sulla carta intestata di quei progetti non appare soltanto il marchio della Simec. C'è anche quello della «+Energy srl», l'altra protagonista in questo gioco di specchi. La loro società.

L'affare è proprio questo. La +Energy importa pannelli fotovoltaici dalla Cina. La Simec li installa. E alla fine, almeno fino a quando non vengono aboliti, si incassano gli incentivi statali. La collaborazione va avanti da due anni. Dal 23 giugno 2010 quando la Simec e la +Energy firmano un accordo di riservatezza. Cioè la società che verrà sequestrata per camorra e quella del ragionier Mariani e del cavalier Barzaghi si impegnano fin dall'inizio a mantenere segreta qualsiasi informazione «ad esempio documenti, progetti, risorse tecniche, dati societari». Un accordo superfluo. È scontato che nessuno parlerà. Perché mai un sindaco leghista che tanto si batte per la sicurezza dei suoi concittadini e un vicepresidente della Confindustria del Nord dovrebbero rivelare che il loro partner commerciale è un disoccupato di Maddaloni, provincia di Caserta, padre di quattro figli, che non sa come arrivare a fine mese? Sentite cosa racconta alla Direzione investigativa antimafia di Napoli, pochi giorni dopo il sequestro, Nicola Stefanelli, 42 anni, amministratore unico e proprietario al 90 per cento della Simec: «Io attualmente sono disoccupato. Non abbiamo né io né mia moglie beni immobili o veicoli, praticamente siamo nullatenenti. Riguardo la società Simec, venni contattato da un mio conoscente e compaesano, noto a me quale soggetto incline a commettere imbrogli assicurativi il quale attualmente mi sembra stia in carcere. Sapendo della mia indigenza», continua il socio di maggioranza della Simec, «mi chiese se volevo guadagnare un mensile di circa 800 euro intestandomi solo formalmente delle quote di società che sarebbero state gestite da altri. Io all'epoca assumevo sostanze stupefacenti e avendo necessità di denaro diedi la mia disponibilità».

Anche la +Energy sembra costruita apposta per garantire la riservatezza ai suoi soci. Solo il 20 per cento è in chiaro: appartiene all'immobiliare di famiglia del vicepresidente di Confindustria. Il resto è coperto da una società del Credito Valtellinese: l'Aperta fiduciaria che nel 2011 per l'approvazione del bilancio delega un medico chirurgo di Seregno, Paolo Villa, 52 anni. Ma un anno dopo, sempre all'approvazione del bilancio, accanto al cavalier Barzaghi e al dottor Villa ecco che si siede la compagna del sindaco, Antonella Mauri, 55 anni. Sua la delega per il 20 per cento della +Energy. Non è soltanto lei però a smascherare la vicinanza del ragionier Mariani. Anche la sede legale porta a lui. È a Meda, sempre vicino a Seregno, nei capannoni di un'industria di pelletteria che il sindaco possiede con un assessore.

Può capitare che uno faccia accordi con un'impresa senza sapere che dietro ci sia la camorra. La superficialità non è un reato. È invece curioso che proprio nei mesi in cui la compagna di Giacinto Mariani entra in società con il vicepresidente di Confindustria, il sindaco presenta la bozza del nuovo piano di governo del territorio. Un progetto che il primo cittadino illustra per la prima volta accanto a un nome famoso della Lega e poi delle cronache giudiziarie: l'ex assessore regionale Davide Boni, che verrà indagato per tangenti. Dice Boni quel giorno: «È un progetto pilota. Nasce il modello Seregno, con l'idea di esportarlo».

La provincia di Monza e Brianza non è più solo un agglomerato di paesi: ormai è un'unica città di 850 mila abitanti, con tanto verde da cementificare. E proprio su una grande area, la stessa su cui il cavalier Barzaghi ha creato la sua Effebiquattro, primo produttore di porte in Italia, è prevista una trasformazione record. Da zona industriale a polifunzionale con 121 mila metri quadri di negozi, appartamenti, uffici e torri di 63 metri d'altezza. Giusto per capirci, la seconda trasformazione prevista dal piano del ragionier Mariani non supera i 15 mila metri. La terza 9 mila. Il progetto viene bocciato perfino dai consiglieri comunali di centrodestra. E il sindaco lo ritira. Forse è anche per questo che poco prima di Natale, il 21 dicembre 2012, i soci che si nascondono dietro l'Aperta fiduciaria cedono tutte le quote a Mario Barzaghi. Lasciandogli il cerino in mano.

Ormai è quasi tutto chiaro. Ma fino a oggi il gioco di specchi è ancora in piedi. Soltanto qualcuno tra i clienti della +Energy sa cosa è successo. E vorrebbe segnalare le spericolate operazioni del sindaco leghista. Non se la sente però di uscire allo scoperto. Il motivo è l'uniforme indossata dall'altro amico e probabile socio occulto del ragionier Mariani e del cavalier Barzaghi: il giovane capitano Luigi Spenga, da qualche anno comandante della compagnia dei carabinieri di Seregno. Un cortocircuito che non ha bisogno di spiegazioni. Pochi giorni fa un esposto anonimo arriva alla redazione di Infonodo.org, un sito di informazione locale molto attivo tra Milano e Monza. E di fronte alla complessità della questione, la testimonianza viene girata a "l'Espresso".

È per questo che mercoledì 10 aprile Mario Barzaghi risponde alle domande nell'ufficio della sua Effebiquattro a Seregno. Come amministratore unico della +Energy e come socio che ha rilevato tutte le quote, non può non sapere. Racconta che il progetto del fotovoltaico è nato per affrontare la crisi della Effebiquattro. Sostiene che la +Energy era inattiva, anche se è smentito dalle fatture sequestrate nell'ufficio della Simec. Ma sugli ex proprietari occulti, il vicepresidente di Confindustria di Monza e Brianza dice proprio così: «Non era il sindaco, è la compagna del sindaco. E come lei parla di Spenga, non era Spenga. Io sinceramente non so. Come la compagna del sindaco, non so se è la compagna o la moglie del capitano o qualche altro parente». La mamma? «Mi sembra. Sinceramente io non lo so neanche. Perché io ero solo come finanziario e basta».

Il ragioniere. Il cavaliere. Il capitano. Il gioco di specchi sta per rompersi. La richiesta di spiegare meglio il suo ruolo di "finanziario" degli affari con la compagna del sindaco trasforma il volto del cavalier Barzaghi. Il vicepresidente di Confindustria si alza minaccioso dalla scrivania. Pretende la cancellazione dell'intervista. Si fa aiutare da una delle figlie. Si avvicina più volte con i pugni stretti. Promette di spaccare il muso al giornalista che ha di fronte. «Abbiamo già chiamato il capitano?», dice a un certo punto la figlia. Il padre è fuori di sé. Entra ed esce dall'ufficio. Parla con qualcuno là fuori: «Adesso gli spacco la telecamera sulla testa», urla: «Lo ammazzo io questo qua. Lo accoppo. Perché di qua el va foeura no», di qua non esce, «almeno vado in galera, ma vado in galera a ragion veduta». Continua così per un'ora. La telecamera filma e registra le grida.

Alla fine arriva proprio il capitano Spenga. In modo professionale, cerca di calmare il cavalier Barzaghi. Ci fa sedere tutti alla scrivania. Manca soltanto il ragionier Mariani. Proprio a quest'ora il sindaco è impegnato in Tribunale a Monza. Testimone della difesa al processo contro Massimo Ponzoni. Un altro big del centrodestra regionale caduto dalle stelle, tra accuse di corruzione e bancarotta.

Il cortocircuito adesso è totale. Il capitano è in divisa. È qui in servizio. Ma Mario Barzaghi deve considerarlo un amico qualunque. Perché nonostante la sua presenza insiste con le minacce: «Il signore che non vada a scrivere o a fare qualcosa di questo che ne abbiamo parlato, che esca», dichiara il vicepresidente di Confindustria: «Perché il signore deve ringraziare Gesù Cristo di non incontrarmi per strada poi. Sì, sì, sono minacce proprio. Sono minacce».

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