"La vergogna dei Cie: devono chiudere" Pronta la riforma della cittadinanza

Una campagna per abolire i centri per i clandestini. E usare meglio i finanziamenti europei. Parla il deputato Pd Khalid Chaouki. Ricordando a Matteo Renzi le sue promesse. A partire da questa: i bambini nati e cresciuti in Italia siano italiani

Si sono cuciti le bocche. Hanno bruciato materassi. Sono arrivati a tagliarsi le vene dei polsi. Ma non è servito a niente. Nonostante le proteste, le denunce, i rapporti dei tecnici della Presidenza del Consiglio, nonostante le sentenze e le minacce dell'Unione Europea, i Centri di identificazione ed espulsione sono ancora lì. Gabbie fatiscenti e costose che tengono rinchiuse centinaia di persone. «Malgrado il clamore delle proteste di dicembre, quando io stesso ho dormito a Lampedusa e sono stato al Cie di Ponte Galeria, non è cambiato nulla», racconta Khalid Chaouki, deputato del Partito Democratico. «Ancora non abbiamo un piano organico di accoglienza per i profughi, e i fondi pubblici, nazionali ed europei, vengono gestiti nello stesso modo disastroso con cui erano stati sprecati durante l'Emergenza Nord Africa».

L'accusa è precisa: «Il bilancio del governo Letta su questo fronte non è stato soddisfacente», dichiara Chaouki, che oggi sostiene la campagna lanciata su Change.org per chiudere definitivamente i centri per clandestini. Lo si può fare “in quattro mosse”: identificando già in carcere gli irregolari; aumentando i tempi del permesso di soggiorno da uno a 2 anni; preferendo misure alternative all'internamento e rafforzando i finanziamenti per i rimpatri volontari.
Il deputato Pd Khalid Chouki

«Sono proposte pragmatiche e serie, che andrebbero rese subito operative», commenta il deputato Pd. «Anche perché a luglio inizierà il semestre europeo e sui diritti noi siamo “osservati speciali”». Nei confronti dell'Italia, infatti, sono aperte 99 procedure di infrazione delle leggi comunitarie, il numero più alto fra tutti gli Stati membri della Ue. Dal 2001 ad oggi, ben 43 hanno riguardato le politiche sull'immigrazione, il diritto all'asilo e i respingimenti. «Chiudere i Cie non è una priorità solo per il rispetto della dignità delle persone», aggiunge Chaouki, «ma anche una prova che dobbiamo all'Europa e ai nostri valori. Oltre che una scelta di risparmio: fra risarcimenti, condanne e cattiva gestione spendiamo male e inutilmente i pochi soldi a disposizione. Insieme alla fine dei Cie infatti andrebbero ripensate anche tutte le altre strutture, quelle per i richiedenti asilo, per i minori, per chi ha diritto alla protezione internazionale».
[[ge:rep-locali:espresso:285114156]]
Questo è solo uno dei tanti tavoli-chiave sul fronte dell'immigrazione e dell'integrazione. Argomento di cui si occupava una carica soppressa da Matteo Renzi: «Abolire il ministero di Cécile Kyenge è stata una scelta incomprensibile e dannosa», commenta il deputato trentenne del Partito Democratico: «In pochi mesi avevamo riconquistato la credibilità persa nei confronti delle istituzioni europee. Nonostante i risultati scarsi era un segnale forte. Renzi l'ha spiegata come una questione di economia. Ora speriamo che la delega all'integrazione vada almeno a una personalità come quella di Graziano Delrio». Il sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri sarebbe la persona giusta: «Perché ex sindaco di una città multiculturale come Reggio Emilia, da sempre citata come buon esempio di integrazione, e portavoce della campagna “Italia sono anch'io”», per i diritti di cittadinanza agli stranieri.

Ed è proprio questa, la riforma della legge sulla cittadinanza, la seconda priorità in termini di integrazione secondo il giovane deputato. Ma anche (in teoria) secondo lo stesso Renzi che, nel suo discorso alla presidenza del Partito il 16 gennaio scorso, diceva: «Io propongo in modo chiaro che il Pd esprima puntualmente le proprie proposte e il proprio impegno 2014 con una serie di interventi che siano facilmente verificabili, dove non ci tarpiamo le ali in partenza». Perché: «Non è possibile che tutte le volte che si cerca di fare una discussione sui temi di merito Alfano riparta su unioni civili, ius soli e Bossi fini, perché su questi temi noi abbiamo preso un impegno con la nostra gente che non possiamo tirare fuori solo in campagna elettorale». A partire dal riconoscimento della cittadinanza ai minori stranieri: «Ma come si fa», ha continuato il segretario e attuale premier Renzi, «a non guardare in faccia un bambino in una scuola elementare e vedere lui e il suo compagno di banco, tutti e due nati nello stesso ospedale, tutti due con lo stesso accento strascicato fiorentino, tutti e due tifosi della stessa squadra, tutti e due innamorati della stessa ragazzina, ma uno è cittadino italiano e uno no perché semplicemente c’è una legge che non è al passo con i tempi? Come si fa a dire che questo non è un principio di giustizia?».
Graziano Delrio e Matteo Renzi

La mancata riforma dei principi secondo cui viene riconosciuto chi è italiano e chi no (dibattito riacceso anche da un editoriale di Giovanni Sartori pubblicato dal Corriere della Sera) sarebbe «un danno per il paese, non solo per le seconde generazioni», sostiene Chaouki. «Non possiamo più sopportare questo ritardo, dopo gli appelli del Presidente della Repubblica, le centinaia di migliaia di firme raccolte, le promesse ripetute». Quale sia la proposta del Pd, è chiaro: chi nasce e cresce in Italia da persone residenti da almeno 5 anni è italiano, così come i minori che arrivano da paesi extracomunitari ma frequentano per intero un ciclo scolastico. «Ora tocca solo al governo riuscire a spingere perché venga approvata».

L'edicola

Ipnocrazia - Cosa c'è nel nuovo numero dell'Espresso

Il settimanale, da venerdì 4 aprile, è disponibile in edicola e in app