Spesso e volentieri, alle votazioni susseguenti alle richieste popolari i votanti effettivi sono molto inferiori al 50%. Non è il caso, naturalmente, delle votazioni sul tema scottante degli stranieri. Il 9 febbraio scorso un’iniziativa popolare promossa dal partito ultraconservatore Udc, il primo partito svizzero, e, a livello della Svizzera italiana, dalla Lega dei Ticinesi e dai Verdi ticinesi (sic!), ha avuto la maggioranza popolare incatenando uno dei Paesi più “percorsi” al mondo (dalle interrelazioni economiche, dalle numerose reti di sapere che possiede), la Svizzera appunto, a una logica restrittiva in fatto di immigrazione. Ora i vincitori inneggiano agli obsoleti “contingenti” di stranieri, uno strumento di altri tempi, che definiranno quanti stranieri, e per quanto tempo, potranno entrare e lavorare in Svizzera.

Ma è la battaglia “ideologica” quella che lascia il maggior numero di vittime sul campo. Una di queste è lo scrittore italiano Roberto Saviano, ben conosciuto anche in Svizzera per il suo impegno civile e per il suo coraggio personale. È bastato che Saviano scrivesse un’opinione “svizzera” nella sua rubrica “L’antitaliano” sull'Espresso (“Se vince la paura, si rinnega la storia”) commentando il voto del 9 febbraio ed ecco che si sono scatenati alcuni politici ultraconservatori svizzeri. Insulti, prese in giro, delegittimazione completa, inviti ad occuparsi dei fatti propri, inviti a Saviano “a cena” per spiegargli come stanno le cose in Svizzera eccetera eccetera. Questo è, purtroppo, il consueto corollario dello sbarramento mediatico quando si parla di stranieri e opinioni sugli stranieri, in Svizzera. Fa specie notare che Roberto Saviano, in quanto italiano, a detta degli “illuminati” politici che sono intervenuti, non dovrebbe, proprio in quanto italiano, intervenire nel dibattito. A quanto sembra, quindi, vi sarà d’ora in poi, in Svizzera, anche una preferenza nazionale per quel che riguarda le tematiche svizzere: solo chi ha il passaporto rossocrociato potrà parlare?
E non è ancora tutto, perché nel ben noto stile dei leghisti ticinesi, il portale Mattinonline riporta fra virgolette: Saviano: “Del Don, Rusconi e Quadri sono dei camorristi”, cosa che ovviamente Roberto Saviano non ha mai detto, riferendosi al linguaggio usato dai suddetti signori, in odore di camorrismo semmai.
Ora, che la disinformazione, la delegittimazione e le vere e proprie menzogne siano le armi di certa politica non è una novità. Si teme, tuttavia, che in Svizzera, Paese ritenuto in passato a buona ragione civilissimo, si dovrà passare sotto delle autentiche forche caudine appena si avrà un’opinione leggermente diversa dal mainstream ultraconservatore, ad esempio sull’argomento stranieri.
A fronte di una situazione economica di crescita ben maggiore rispetto agli altri Paesi europei, la Svizzera è oggi attraversata da paure incongruenti e pericolose. Il contingentamento della forza lavoro straniera prelude a una precarizzazione totale di questa forza lavoro, d’ora in poi in balia dell’economia svizzera visto che potrà essere chiamata e, alla bisogna, immediatamente rimandata a casa. Ed è in questo contesto, di ingiustizia sociale e di preservazione dei propri privilegi e dei privilegi dell’economia svizzera, che va letto il voto svizzero del 9 febbraio.
In un romanzo uscito nel 2013, “Omaggio a Paul Klee”, pubblicato in Italia, ho cercato di immaginare cosa sarebbe potuto accadere dal momento in cui gli stranieri, in Svizzera, venivano trattati come merce, dei puri e semplici oggetti. La realtà, in men che non si dica, si è appropriata della fantasia romanzesca: dopo il 9 febbraio gli stranieri, in Svizzera, come ebbe a dire lo scrittore svizzero Max Frisch, sono di nuovo braccia, e non più uomini.
Sergej Roic è scrittore e vicepresidente del PEN club della Svizzera italiana