Il progetto, utopico e concreto al tempo stesso, si chiama “Poveglia per tutti”. Ed è nato da una trentina di cittadini che hanno deciso di non far passare nell'indifferenza generale l'ennesima privatizzazione dei canali veneziani. «Quando abbiamo saputo del bando», racconta Lorenzo Pesola, uno dei fondatori dell'associazione: «Ci siamo ritrovati per parlarne sulle fondamenta della Giudecca. Non possiamo accettare che la Laguna venga fatta a pezzi per essere ceduta a holding straniere».
Nei loro progetti non ci sono occupazioni o barricate. Ma un obiettivo utopico: raccogliere i soldi per comprarla loro, l'isola che non c'è. «So che può sembrare paradossale, dover diventare proprietari di quelle coste per poterle ridare al pubblico», commenta Pesola: «Ma è l'unico modo che abbiamo». La campagna, così, è stata lanciata su Facebook: una raccolta fondi che vorrebbe coinvolgere appassionati da tutto il mondo, chiedendo loro 99 euro (80 per la cassaforte, 19 per entrare a far parte dell'associazione) che saranno restituiti qualora i fondi raccolti non bastassero a conquistare Poveglia.

«Siamo rimasti molto delusi quando l'agenzia del Demanio ha presentato il bando il 6 marzo scorso», racconta Lorenzo: «L'unico criterio secondo cui verrà aggiudicata l'isola per 99 anni sarà quello economico. Ovvero vincerà chi metterà più soldi sul piatto. E non chi avrà il progetto migliore». Ciò che conta sono le banconote, non la frequentazione: «L'ho fatto presente al dirigente del Demanio presente, Paolo Maranca. Ha detto che son queste le regola. E che stanno addirittura portando in giro un “road show” per trovare acquirenti ancor più danarosi».
Questa volta la gara potrebbe però presentare una sorpresa: quei 30 cittadini – che stanno aumentando velocemente, su Facebook hanno già più di tremila contatti – che sono pronti a investire ognuno la sua quota per garantire che l'isola rimanga un “Bene comune”. «Non siamo degli spiantati», continua Lorenzo: «È un sogno concreto, quello che abbiamo. Nel gruppo dei fondatori l'età media è 40 anni. Ci sono giovani e anziani della zona. Le idee politiche sono diverse. Una cosa però ci accomuna: il sogno di restituire quei giardini alla gente».
Restituirli, già: perché ad oggi, benché siano di fatto pubblici sono inaccessibili. Un cartello segnala il divieto di entrare. E le leggende di fantasmi che circondano l'isola sono sostenute dallo stato d'abbandono dell'ex ospedale che vi si trova sopra. Mentre il parco ormai è selvatico. «Noi lo vorremmo trasformare in un grande orto pubblico», racconta Lorenzo: «Un luogo accessibile, gratuito, dove ormeggiare per un barbecue, per giocare coi bambini». Poi, nello spazio coperto, spazio per le attività e le idee che rispettino il manifesto dell'associazione, ovvero che siano eco-sostenibili, non profit e serie. Niente fantasmi insomma, e niente affaristi. Solo bimbi perduti e novelli Peter Pan.
Per raccogliere i fondi necessari a tentare l'assalto – solidale – a Poveglia c'è tempo fino al sei maggio. In quella data verranno aperte le buste, e guardato chi avrà offerto di più. «Ma noi abbiamo già avvisato: anche se dovessimo perdere, resteremo in gioco», conclude Lorenzo: «Gli acquirenti interessati lo sappiano: saremo attenti, a che sia mantenuto almeno un accesso pubblico all'isola, come prevede il regolalmento. Non sarà solo casa loro».
Il sogno-raccolta-fondi così è iniziato. Per partecipare, con i 99 euro che danno diritto a entrare nell'associazione, o con una donazione spontanea a fondo perduto, basta andare sulla pagina Facebook o scrivere ai fondatori (associazionepoveglia@gmail.com). Per provare a credere che ancora, nonostante le Grandi Navi, i grandi alberghi e il Mose, ai cittadini della Laguna importa. Perché resti di tutti.