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Attualità
gennaio, 2015

Musei, quel tesoro che l'Italia lascia ai privati

I servizi aggiuntivi come le visite guidate o i libri sono in mano a società non pubbliche che incassano centinaia di milioni e al ministero versano poi pochi spiccioli. Ma le cose potrebbero cambiare

C'è un tesoro nei musei italiani che lo Stato non riesce a trasformare in guadagni. Si tratta dei servizi aggiuntivi: dalle visite guidate ai libri, dalla ristorazione alla prevendita dei biglietti online, affidate in base a contratti scaduti da anni e prorogati o rappezzati fino ad oggi. A beneficio di pochi privati. Le aziende che noleggiano audioguide o vendono t-shirt di Leonardo hanno incassato dal 2001 più di mezzo miliardo di euro, ma al ministero hanno versato meno di 75 milioni. Neppure il 15 per cento. Lo rivela un'inchiesta de “l'Espresso” nel numero in edicola domani e online su l'Espresso+.

Società quali il gruppo Civita (che fa capo a Luigi Abete e Gianni Letta), Electa-Mondadori e Coopculture (affiliata alla rossa Lega delle cooperative) si spartiscono alcune delle principali cornucopie turistiche nazionali, come il Colosseo o gli scavi di Pompei. Ora il ministro Dario Franceschini annuncia a “l'Espresso”: «Voglio trasparenza assoluta. Dobbiamo finirla con questi monopoli mascherati. Trovo assurdo che lo Stato non partecipi direttamente alla gestione della parte più redditizia dei musei. Penso si debba tornare, almeno in un’opzione di scelta, alla titolarità pubblica». E pur considerandola «non ancora pronta», Franceschini ha già deciso quale sarà la pedina che rappresenterà lo Stato: Ales, una società dal passato tormentato, amministrata da Giuseppe Proietti. 

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Criteri e contenuti delle nuove gare saranno gestiti dalla Consip, la centrale d’acquisti per la pubblica amministrazione. «È il progetto più bello e importante dei nostri 18 anni di storia», afferma l’amministratore delegato di Consip, Domenico Casalino: «Il nostro obiettivo è far esplodere il fatturato dei monumenti dagli attuali 380 milioni stimati a livello nazionale a due miliardi e mezzo nel 2017».

Nel 2013 a Roma, per esempio, fra visite guidate, merchandising, prenotazioni, spuntini e caffè, monumenti e musei statali hanno incassato oltre 17 milioni di euro ma ben 15 sono rimasti ai concessionari. Al Colosseo otto milioni infatti sono stati trattenuti dai concessionari e solo 1,2 sono andati alla soprintendenza. Appena il 13 per cento. Per la Domus aurea la soprintendenza incassa soltanto quattro euro su 12 di ogni biglietto strappato. Gli Uffizi, nonostante la mole assicurata di turisti e profitti, trattengono solo il 14,2 per cento dei ricavi e riconoscono ai privati il 25 per cento degli incassi da biglietteria. Ad Arezzo solo un euro ogni 20 “guadagnati” dagli affreschi di Piero della Francesca nella Basilica di San Francesco va alle casse pubbliche. Il resto rimane ad un’associazione d’imprese composta da Mosaico, Munus e da una cooperativa locale.

L'ARTICOLO INTEGRALE SU L'ESPRESSO IN EDICOLA VENERDì 9 E SU ESPRESSO+

Aggiornamento del 12 gennaio 2015 ore 16,14: Pubbliche e private virtù ai Musei statali di Arezzo

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