Renzi e la maggioranza esultano, il centrodestra è critico, la Lega va all'attacco del provvedimento. Che prevede norme non in linea con la Convenzione Onu e la Corte penale internazionale. A cominciare dall'estinzione del delitto

«Quello che dobbiamo dire, lo dobbiamo dire in Parlamento con il reato di tortura». Nel tweet di risposta all'ex leader dei Disobbedienti Luca Casarini, che gli chiedeva conto del silenzio sulla condanna della Corte di Strasburgo per l'irruzione alla Diaz, Matteo Renzi già lasciava intravedere lo sprint con cui la Camera avrebbe approvato in seconda lettura la proposta di legge che introduce la tortura nel codice penale. Una accelerazione impressa direttamente dal governo e planata a Montecitorio proprio sulla scia della sentenza europea. Con una strategia chiara: da un lato confermare fiducia a Gianni De Gennaro, assolto dall'accusa di istigazione a falsa testimonianza per i fatti della Diaz (e confermato da Renzi alla presidenza di Finmeccanica la scorsa estate), dall'altro mostrare la buona volontà politica per colmare un vuoto normativo che vede l'Italia in ritardo di quasi trent'anni.
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Risultato: il premier e la maggioranza esultano, il centrodestra frena, Sel torna a battere per istituire una commissione d'inchiesta sul G8 di Genova, il Movimento cinque stelle è critico ma porta a casa qualche aumento di pena e la Lega parla di "ennesimo regalo ai ladri e attacco alle guardie".


UNA LEGGE A METÀ
Se confermate nell'ultimo passaggio al Senato (salvo ulteriori modifiche), le pene andranno da 4 a 10 anni di reclusione (da 5 a 15 per i pubblici ufficiali) per chi provoca "acute sofferenze fisiche o psichiche" per ottenere informazioni, dichiarazioni o per infliggere una punizione. Due terzi della pena in più se "dal fatto deriva la morte quale conseguenza non voluta" e l'ergastolo il decesso è cagionato "volontariamente". Da uno a 6 anni nei casi di istigazione, nessuna immunità diplomatica per i torturatori, niente espulsioni o respingimenti per i migranti che rischiano nei loro Paesi d'origine.

Ma la formulazione rispecchia lo spirito della Convenzione Onu del 1984? Solo in parte. E a metterlo nero su bianco sono stati gli stessi uffici della Camera quando hanno ricevuto il testo trasmesso dall'altro ramo del Parlamento, quasi un anno fa: "La proposta approvata dal Senato, dal punto di vista sistematico, connota il delitto in modo non del tutto coincidente con quello previsto dalla Convenzione Onu".

A cominciare dall'ampliamento della casistica, che renderà possibile contestare la tortura a chiunque e non solo alle forze dell'ordine, come previsto dal testo delle Nazioni unite. Una misura generica che, secondo i critici, ne indebolirà l'efficacia.

LA TORTURA C'È MA È PRESCRITTA
E non è tutto. Perché in alcune previsioni lo spirito della convenzione sembra essere stato, più che travisato, profondamente tradito. Come per l'introduzione della prescrizione, aggiunta proprio a Montecitorio. In quanto reato contro l'umanità, lo Statuto della Corte penale internazionale prevede infatti che il reato di tortura sia imprescrittibile. In Italia, invece, una tortura "semplice" compiuta da un comune cittadino sarà estinta dopo 20 anni e quella di un pubblico ufficiale dopo 30 anni: il doppio della pena massima prevista.

Altro caso. La Convenzione di New York fa volutamente un generico riferimento a "qualsiasi forma di discriminazione". In Italia, invece, solo "in ragione dell'appartenenza etnica, dell'orientamento sessuale o delle opinioni politiche e religiose". E soltanto se le sofferenze saranno inflitte "intenzionalmente" e se l'autore delle violenze violerà "gli obblighi di protezione, cura o assistenza".

Una serie di puntualizzazioni che prevedibilmente renderanno più difficile contestare il reato nel corso di un processo. E che spiegano perché Luigi Manconi - padre nobile della legge e storico protagonista della battaglia per il riconoscimento della tortura - non abbia usato parole tenere: «È un testo insoddisfacente ma meglio una legge mediocre che nessuna legge. Se non verrà approvato in questa versione se ne dovrà parlare tra cinque anni...».

Aggiornamento del 10 aprile 2015 ore 10,58: In una precedente versione dell'articolo si diceva che De Gennaro è stato assolto per i fatti della Diaz, mentre in realtà l'accusa era di istigazione alla falsa testimonianza. Grazie ad Arianna Ciccone per la segnalazione.

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