Quasi mille profughi morti nel Mediterraneo in meno di quattro mesi. Una strage. Stime che tramutano in sangue il colore del mare di Omero. «Adesso c'è un solo immediato imperativo umanitario per l'Europa: uscire e salvare le vite». A dichiararlo è Human Rights Watch.
In una nota pubblicata dopo le informazioni raccolte da Save The Children con i sopravvissuti, sbarcati ieri a Reggio Calabria, l'organizzazione mondiale per i diritti umani insiste su un punto: l'Europa non può continuare a dissimulare, «a coprire di retorica umanitaria sulla prevenzione dei morti in mare proposte che sollevano serie preoccupazioni», come quella “di centri per lo smistamento dei richiedenti asilo nel Nord Africa o l'esternalizzazione dei controlli o ancora gli interventi per prevenire le partenze, come gli aiuti economici all'Eritrea, una delle principali nazioni di partenza, senza insistere sul rispetto delle libertà personali”.
Ora, ribadisce l'associazione, serve soprattutto una vasta «operazione di pattugliamento e salvaguardia, che venga sostenuta seriamente da tutta l'Europa». In parte è già in corso, con i fondi del programma di Frontex “Triton” e quelli dell'Italia, ancora impegnata a fornire mezzi per l'assistenza e il soccorso, seppure con un raggio più stretto: solo fra il 10 e il 13 aprile settemila persone sono state salvate e scortate fino alle nostre coste. Ma non basta.
I mezzi e i modi del traffico di esseri umani nel Mediterraneo sono cambiati. Diventano di giorno in giorno sempre più violenti. L'organizzazione internazionale per le migrazioni ha raccolto testimonianze su imbarchi in Libia quasi forzati per i sub-sahariani. Oppure di viaggi della speranza venduti a 400 dollari: nulla rispetto a poco tempo fa. «Stanno sfruttando barche completamente inutilizzabili», ha raccontato una fonte libica al Times of Malta: «Non riescono a stare a galla nemmeno dopo poche miglia: il che significa che probabilmente affonderanno in acque ancora libiche».
Che i trafficanti siano a corto di barche con cui incassare i risparmi dei disperati che vogliono raggiungere l'Europa lo dimostrerebbero gli spari con cui alcuni terroristi hanno difeso l'imbarcazionea appena svuotata di migranti dal rimorchiatore privato "Asso 21" che li stava soccorrendo, lunedì pomeriggio. «I criminali ormai sono pronti a usare le armi per riportare in Libia le barche con cui trasportare i migranti», sostiene Fabrice Leggeri, direttore esecutivo di Frontex.
All'immobilismo europeo si aggiunge, poi, denuncia ancora Human Rights Watch, una «retorica politica tossica sul tema dell'immigrazione in Italia e in Europa». Il riferimento è alle parole del leader della Lega Nord Matteo Salvini, che ha invitato le regioni a boicottare l'ospitalità (un obbligo previsto da tutti i trattati internazionali ratificati dal nostro paese) e a “occupare” i centri per migranti.
Se il veleno di Salvini conquista le prime pagine dei quotidiani, gli amministratori leghisti hanno già iniziato a boicottare i diritti da tempo: ricevendo ad esempio provocatoriamente i richiedenti asilo con il nastro nero del lutto al braccio, oppure negando documenti, o ancora creando tensioni sufficienti perché gli operatori sociali decidano di spostare altrove gli alloggi. Episodi che si alternano ai grandi sforzi messi in atto da altri sindaci per garantire l'accoglienza adeguata, spesso possibile solo grazie a fondi europei.
E se questo è in Italia, «altri paesi europei hanno dimostrato chiaramente una mancanza di volontà ad alleviare la pressione maggiore del governo di Roma», ricorda l'organizzazione per i diritti umani, mentre Al Jazeera pubblica un nuovo documentario sui trattamenti inumani ai migranti che dalla francese Calais cercano di superare la Manica sognando l'Inghilterra.