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Attualità
febbraio, 2016

Statue coperte: dopo una settimana ancora nessun responsabile

Chi c'era ai sopralluoghi ai Musei Capitolini? Da chi è arrivato l'ordine di coprire i marmi nudi? Cosa è scritto nei rapporti consegnati a Renzi e Tronca? Le istituzioni tacciono. I politici fanno melina. Gli unici addittati, ad oggi: dei custodi. Mentre i promotori del Foia chiedono trasparenza

La relazione prodotta da Palazzo Chigi è arrivata sul tavolo di Renzi, quella prodotta dal Campidoglio è arrivata sul tavolo di Tronca. Eppure, passata oltre una settimana dal caso delle statue velate ai Musei Capitolini, in occasione della visita del presidente iraniano Rohani, non è ancora chiaro chi e perché abbia deciso di inscatolare la Venere capitolina e un’altra decina di sculture. “Siamo al passaggio del cerino”, sospira chi di alti dirigenti e di cerimoniale la sa lunga. A quanto è dato sapere – in una vicenda della quale i Palazzi preferirebbero non parlare più - dall’indagine interna promossa a Palazzo Chigi dal segretario generale Paolo Aquilanti verrebbe fuori che alla base di tutto ci sia stato un “misunderstanding”, una incomprensione tra uffici. Dunque la sola responsabile non sarebbe la capa del cerimoniale, Ilva Sapora, che nelle prime ore era stata indicata come unico capro espiatorio della vicenda.
 
Il caso
Statue velate, dietro lo scaricabarile le beghe di Palazzo
28/1/2016
“A fare i sopralluoghi non ci si va da soli, ci vanno tutti”, sospira un ex alto dirigente. Già: ma tutti chi? Ancora non è chiaro. Del resto, il “di solito” pare espunto dalla faccenda. Di solito, infatti, eventi internazionali come la visita di Rohani vengono gestiti, oltreché dal Cerimoniale di Stato, dall’ufficio diplomatico di Palazzo Chigi, guidato dall’ambasciatore Varricchio. Ma da quell’ufficio è già arrivato un “non c’entriamo niente” risposto al Corriere della Sera qualche giorno fa. Anche la Farnesina ha fatto filtrare di entrarci poco o nulla – avrebbe svolto solo una funzione di supporto - dopo che Libero ha scritto che la responsabilità era da ricercarsi non presso il Cerimoniale di Stato di Palazzo Chigi ma presso il Cerimoniale diplomatico della Repubblica (guidato dall’ambasciatore Guariglia), che è inquadrato appunto presso ministero degli Esteri. Non si sa quindi bene chi ci fosse, in questi sopralluoghi (ben quattro, secondo il Messaggero), a parte il Cerimoniale di Palazzo Chigi. Si è saputo invece che la Sapora è prossima alla pensione (agosto 2016), e che forse se ne andrà qualche mese prima del previsto, acconciando in tal modo la chiusura di una vicenda della quale nessuno, sul piano politico-istituzionale, ha voluto assumersi il carico.
 
Ammutolite le istituzioni, scomparsi politici e dirigenti, la pepatencia sembra calata sui lavoratori. Dopo un servizio televisivo che ha mandato in onda scampoli di chiacchiere strappate ai custodi dei musei capitolini, dal volto pixelato, la società di gestione, Zètema, ha avviato infatti un procedimento disciplinare nei confronti di alcuni di loro. In cinque sono stati chiamati a giustificare la loro presunta, non autorizzata, presa di parola sul caso che ha creato scandalo in Italia e nel mondo. Per aver (forse loro) detto, tra l'altro, frasi che per quanto colloquiali non facevano che rispecchiare ben più gravi critiche arrivate da istituzioni e politici. Lunedì primo febbraio i dipendenti accusati sono stati convocati e ascoltati dall'azienda in presenza del sindacato. «È stato confermato quanto pensavamo, Zètema aveva come prova solo il filmato coi volti oscurati», spiega Natale Di Cola della Cgil funzione pubblica di Roma: «Ma i lavoratori non avevano fatto nessuna dichiarazione. Si tratta di frasi estorte, e non si può stabilire a chi». L'azienda, spiega, si è riservata di decidere; ma si va quasi certamente verso l'archiviazione del procedimento disciplinare. «Sarebbe bastata una circolare, per invitare i custodi a fare attenzione, a non parlare con chi si finge turista», aggiunge Di Cola: «Invece si è scelto il procedimento, che può essere vissuto come un atto intimidatorio. Se non sarà archiviato subito sarebbe un precedente gravissimo, anche perché i dipendenti sono uniti e infuriati: non si può provare a scaricare su di loro responsabilità dell'accaduto». Che andrebbero cercate piuttosto fra i dirigenti. Che ancora, invece, tacciono.
 
C'è chi ora ha deciso di rendere lo scandalo delle statue coperte un'occasione per pretendere più trasparenza, e meno "a-mia-insaputa", opacità e scaricabarili, all'amministrazione pubblica, in questo caso da Palazzo Chigi e dal Ministero. Sono i promotori di Foia.it, che da anni si battono per l'introduzione di una legge che garantisca l'accesso pubblico agli atti in Italia. «Per provare a capire come sono effettivamente andate le cose, come FOIA.IT abbiamo fatto richiesta di accesso alla documentazione prodotta in merito (circolari, relazioni, e-mail, ecc.) e alle relative comunicazioni intercorse tra la Presidenza del Consiglio, il Cerimoniale dello Stato, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, e i Musei Capitolini», spiegano dal sito. Proprio in questi giorni è atteso il testo finale del Decreto che dovrebbe rendere leggere questa possibilità, per tutti i cittadini, per pretendere trasparenza da chi ha in mano la cosa pubblica. «Ricostruire la catena di comando e stabilire, documenti alla mano, chi ha preso la decisione e chi ne è stato messo al corrente, è indispensabile per valutare obiettivamente l’operato delle nostre istituzioni», scrivono nel comunicato: «e individuare inequivocabilmente le responsabilità in una faccenda che per ben una settimana ha monopolizzato i media dell’intero Paese e portato l’Italia all’attenzione di mezzo mondo.

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