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Attualità
maggio, 2016

Non solo Meloni con Almirante, le strade intitolate che hanno fatto polemica 

Stefano Cucchi, Oriana Fallaci, Bettino Craxi. Non sono pochi i personaggi "divisivi", per lo più politici, che hanno fatto nascere battaglie toponomastiche in tutta Italia. Dopo la proposta della candidato sindaco a Roma che vuole dedicare una strada all'ex repubblino, ecco gli altri casi celebri

“Se diventerò primo cittadino, intitolerò una strada a Giorgio Almirante” esclama Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e candidata alla carica di sindaco di Roma. Fioccano le proteste e le polemiche: è tuttora troppo controverso il ricordo del fu padre-padrone del Movimento sociale italiano, a 28 anni dalla sua scomparsa.

Quantomeno per intestargli una via di una grande città: il nome dell’ex repubblichino ricorre già (sotto forma di strade, giardini e circonvallazioni) nelle mappe urbane e nel google maps di numerosi piccoli centri del centro-sud, nonché di capoluoghi di provincia come Foggia e Viterbo. Nel 2014 la Provincia di Latina (città fondata col nome di Littoria durante il fascismo) decise di dedicargli una rotonda a Borgo Sabotino, e il Premio Strega Antonio Pennacchi commentò: “Questa vicenda dimostra che il problema non sono i fasci, ma gli stupidi. Una classe politica deficitaria su tutto pensa di rincuorare il proprio popolo agitando la bandiera della provocazione”.

Ogni anno i Comuni italiani sono invasi da una pletora di richieste di intitolare corsi, viuzze, slarghi, rondò, piazze, monumenti e parchi a personaggi della storia recente o recentissima che non hanno ancora fatto pace con la Storia condivisa della nostra nazione, e forse non la faranno mai. Per lo più politici, ma anche vittime di abusi di polizia, giornalisti, intellettuali e artisti “divisivi” in vita e dopo la morte, specie se avvenuta da poco.

La legge che presiede alle denominazioni toponomastiche è invece vecchissima: risale al 1927, e stabilisce che di norma non si possono intitolare carreggiate e piazze a persone decedute da meno di dieci anni, salvo deroghe e delibere di giunta degli Enti locali. Senza dimenticare che in Italia solo il 4 per cento della strade possiede un’identità femminile: per il resto, è il Risorgimento a dettare tuttora la linea. A intervalli regolari ci si contorce sulle intitolazioni viarie della discordia.

A marzo il Comune siciliano di Acireale ha approvato l’intestazione della Cittadella dello sport a Rino Nicolosi, presidente della Regione Sicilia negli anni ottanta, “esempio di una caparbia intelligenza che ha illuminato la sua città riservandole un posto di rilievo nel panorama nazionale” sostengono i pro: “reo confesso di Tangentopoli” rammentano gli altri. Un anno e mezzo fa la Giunta di Roma ha licenziato a larga maggioranza una mozione destinata ad assegnare a Stefano Cucchi una via o una piazza della capitale. Assumendo la sua odissea a "simbolo della necessità di riformare il sistema di procedura penale e penitenziale in senso garantista", sarà questo il testo della targa commemorativa: "Stefano Cucchi, ragazzo". Contrarissimo il solito Carlo Giovanardi.

Un mese fa la commissione toponomastica di Cremona ha cassato la petizione presentata da un gruppo di cittadini per intitolare una strada alla giornalista e scrittrice toscana venuta a mancare il 15 settembre del 2006: “Oriana Fallaci è un personaggio che divide, un simbolo dello scontro di civiltà” ha annotato uno dei membri della commissione. Una vexata quaestio, questa relativa al rapporto tra l’autrice di “Un uomo” e “La rabbia e l’orgoglio” e le edizioni di Tuttocittà stampate dopo la sua morte: e se il sindaco di Firenze Dario Nardella ha ormai aperto ufficialmente a una prossima via o vicolo o piazzetta Fallaci, e a Milano le è stata “consacrata” un mese fa una sala del Pirellone, il Campidoglio ha respinto invece nel 2014 ogni possibilità. A meno che non diventi nelle prossime ore il cavallo di battaglia di uno degli aspiranti sindaci romani, in chiave anti-Meloni/Almirante.

Analoga sorte maledetta è toccata a Bettino Craxi. La prima a pensare all’ex segretario socialista in chiave toponomastica fu, a dieci anni esatti dal suo trapasso, l’allora primo cittadino di Milano Letizia Moratti. I suoi successori però cambiarono subito discorso, e del nome dell’ex potentissimo segretario socialista non c’è traccia oggi nemmeno in qualche sottopasso della periferia milanese.

Anche qui per trovare una via Craxi bisogna spostarsi in provincia, a Ragusa per esempio, o direttamente in qualche paesino dell’Italia profonda. E se è vero che la musica è una metafora perfetta della più dura lotta politica e di pensiero che sopravvive (anche a lungo) ai suoi artefici, due mesi fa il Comune di Napoli si è impegnato a intitolare tre rotatorie, nel quartiere Vomero, a mostri sacri come Roberto Murolo, Renato Carosone e Sergio Bruni.

Meglio di niente, anche se i cultori della canzone napoletana desidererebbero magari un boulevard “Tu vuò fa l’americano”. Quantomeno sul solco di Capo D’Orlando, in provincia di Messina, dove nel 2002 è stato inaugurato il "Lungomare Luciano Ligabue, artista contemporaneo".

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