Per Minniti ieri è stato oltrepassato un limite. «In democrazia, le idee degli altri possono non piacere. Ma le persone non possono essere attaccate per questo. Non si può minacciare la libertà di stampa, ne quella di espressione». Viene incalzato sulla possibilità di sciogliere questi gruppi in base alle leggi Scelba e Mancino. E il ministro risponde chiaramente: «La legge è già stata utilizzata, contro Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale per esempio. Ma prima di utilizzarla, l’importante è fare le indagini. Con queste dobbiamo costruire un percorso che permetta di dimostrare, in materia inequivocabile, che questi gruppi sono contro la democrazia. Senza possibilità di ricorso alcuno». Perché, sottolinea: «Se poi un giudice li assolve per insufficienza di prove, queste persone, questi gruppi, rischiamo di farli passare per eroi, perseguitati dalla legge».
In questo clima di incertezza politica, però, questi gruppi antidemocratici non troveranno linfa: «I corpi dello Stato che rappresento non subiscono incertezza politica». E poi citando Ciampi, che nella notte delle stragi del 1993 non riusciva a chiamare il centralino del Viminale, afferma: «L’Italia è l’unico paese al mondo ad aver sconfitto un terrorismo interno e un terrorismo mafioso, senza cedere a uno Stato d’eccezione, senza cedere a svolte antidemocratiche. Questo è un patrimonio straordinario per l’Italia di oggi».
Si parla poi delle prossime elezioni. Damilano chiede se il ritorno dei collegi uninominali, anche in territori dove la mafia è fortemente radicata, metta a rischio la tenuta democratica del Paese. «Per colpire al cuore le mafie dobbiamo recidere il rapporto che hanno con la politica» risponde Minniti «il voto è il cuore dell’espressione libera del cittadino. Se quel voto è contaminato dalla criminalità organizzata è un problema cruciale per la democrazia. La politica deve dimostrare di saper resistere alla sensazione faustiana delle mafie. Quando un politico fa un patto con le mafie, si illude di poterlo controllare. Ma non è così. Una democrazia vince se un politico non ha vincoli».
«A Roma la mafia c’è?» la domanda diretta di Damilano. «Abbiamo avuto molte indagini e processi che dicono questo. Non c’è dubbio alcuno che ci siano organizzazioni mafiose che agiscono a Roma e nel litorale romano. E l’obiettivo che ci siamo dati è liberarlo» risponde Minniti, che annuncia: «Non daremo tregua alle organizzazioni criminali di Ostia, fino a che la partita non sarà vinta».
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Si tocca poi l’argomento dei migranti. «Un tema centrale, non solo nella nostra epoca, ma nella storia dell’uomo» risponde Minniti, che avverte: «Bisogna comprendere che l’unica soluzione a questo problema strutturale è controllare i flussi. Non rincorrerli. E questo significa togliere la vita dei migranti dalle mani dei trafficanti. Che sino a che continuano a fare quello che vogliono, hanno in mano le chiavi delle democrazie europee. Noi stiamo lavorando per governare i flussi migratori. Quest’anno abbiamo 56mila arrivi in meno. Noi però dobbiamo distruggere l’illegalità per costruire canali legali, tenere così insieme legalità e sicurezza».
Damilano però gli ricorda che la principale critica che viene mossa al ministro è di aver dato un ruolo di primo piano proprio ai trafficanti. Minniti si scalda, non rispondendo però del tutto: «Noi abbiamo costruito un patto positivo con la Libia. Onu e Unhcr possono agire in Libia grazie a quel patto. Unhcr ci ha ringraziato. Grazie a noi l’Oim può agire in tutti i campi di accoglienza libici».
L’ultima battuta è per lo Ius Soli. «Chi ha detto che lo Ius Soli non arriverà all’approvazione. Il calendario dice che è in calendario in Senato» afferma Minniti, prima di ricordare che è una sua battaglia: «Per me lo Ius Soli non è una legge sull’immigrazione, ma una legge sull’integrazione. E un paese che vuole pensare al proprio futuro, deve avere ottime politiche di integrazione. Così da sconfiggere anche i terrorismi islamici».