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Attualità
dicembre, 2019

Natale

È nel donatore che vive il regalo, non nel consumo che ci consuma. Ogni settimana un lemma discusso da una firma dell'Espresso

Natale ha la sua radice latina in ciò che è natum, “generato”. Così gli aggettivi natale(m) e nataliciu(m) significano “ciò che riguarda la nascita”. Per il cristiano il Natale è la Parola che si riveste di carne, ma anche un frammento di Logos in ogni carne, l’essenza del Creatore in ogni creatura.

Colpisce la potenza di quell’annuncio nel tempo: «All’epoca della 194° Olimpiade; nell’anno 752 dalla fondazione di Roma; nel 42° anno dell’impero di Cesare Ottaviano Augusto, mentre su tutta la terra regnava la pace, nella sesta età del mondo, Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre, (…) nasce in Betlemme di Giuda». In quel momento «regnava la pace», dono e responsabilità da custodire, non un progetto da realizzare. È la condizione perché la vita rinasca nel cuore quando è abitata dalla solitudine e dalla morte. Ma ogni Natale richiede un grande sì alla vita, quello che aveva sussurrato per prima Maria in mezzo alle sue tante paure.

Alda Merini, in una pennellata poetica, dice che Cristo nasce perché io nasca di nuovo e diverso: «Oh, generoso Natale di sempre! Un mitico bambino che viene qui nel mondo e allarga le braccia per il nostro dolore». Porta della vita è attraversare la croce, il dies natalis. Anche la Paternità di Guttuso ce lo fa contemplare: se un padre tiene tra le braccia un figlio appena nato, non ha più tempo di fare le piccole e grandi guerre. Non si tratta di diventare più buoni, ma più pacificati.

Bisogna accogliere i regali con la stessa logica di Dio: quella di donare, per donarsi. È nel donatore che vive il regalo, non nel consumo che ci consuma. Nel dono della vita si nasconde la presenza di questo mistero d’Amore.

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