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Attualità
dicembre, 2021

Chi paga i partiti Addams: L’Espresso in edicola e online da domenica 5 dicembre

Nomi e interessi dei privati che finanziano la politica. L’internazionale no vax cavalcata dall'estrema destra. E i migranti rinchiusi a Lesbo e schedati in Italia. Ecco cosa trovate sul numero in arrivo. E gli articoli in anteprima per gli abbonati digitali

Il più carino è Renzi, piedini stretti nelle scarpette del pestifero Pugsley. Anche Letta però sembra sorprendentemente a suo agio nel lungo abito nero di Morticia. C’è tutta la famiglia Addams sulla copertina del nuovo numero de L’Espresso: ma rivista da Ivan Canu per adattarla all’inchiesta sulle lobby del finanziamento pubblico. “Chi paga i partiti Addams”, dice il titolo: che rimanda alla ricostruzione su chi apre il portafoglio per sostenere Meloni (Mercoledì), Conte (Gomez), Salvini (zio Fester) o Berlusconi, il volto dietro l’enigmatica Mano che stringe una mazzetta verde di biglietti da 100 euro.

È firmato da Antonio Fraschilla, Vittorio Malagutti e Mauro Munafò il lavoro su “Chi paga la (non) politica”: costruttori, mobilieri, imprenditori che aprono i cordoni della borsa, e spesso ricevono subito qualcosa in cambio. Per questo sul nostro sito ospitiamo da oggi il motore di ricerca che rende trasparenti tutte le elargizioni dei privati a leader e partiti. Ma i finanziamenti alla politica sono un problema che sta travolgendo anche l’Unione Europea, sommersa dai soldi russi, denuncia Carlo Tecce: tanto che Marco Damilano, nel suo editoriale, invoca un Piano di ripresa democratica che porti anche alla politica il rinnovamento promesso dal Pnrr.

E mentre Susanna Turco dedica il suo Rettilario all’ideologo di Giorgia Meloni e si fa raccontare da Marco Cappato le strategie per i referendum, Mauro Calise torna sul tema della politica che verrà e come creare un Pd digitale in sei mosse.

L’Europa intanto è sempre più scossa da proteste e violenze dei no vax manovrati dalle forze di estrema destra: un disegno internazionale ricostruito da Federica Bianchi, mentre Anna Bonalume, Roberto Brunelli e Sabrina Provenzani mettono a fuoco rispettivamente Francia, Germania e Gran Bretagna. Dalla Bosnia intanto, lancia l’allarme Gigi Riva, incombe una minaccia indipendentista che rischia di incendiare l’Europa intera.

I migranti però restano fuori dall’Ue. Chiusi in campi profughi come quello di Lesbo, dove Francesca Mannocchi torna per trovarlo sempre più simile a un carcere per innocenti. Oppure bloccati da muri burocratici come quello denunciato da Laura Carrer, Riccardo Coluccini e Gloria Riva: un muro di foto segnaletiche e impronte digitali che mettono ogni irregolare nello stessa condizione del peggiore dei criminali. Eppure, calcola Eugenio Occorsio, l’economia italiana avrebbe bisogno ogni anno di 400mila lavoratori immigrati in più.

Altan dedica il suo sarcasmo al mondo iperconnesso, Makkox si esercita su Conte e Di Maio, Michele Serra invita Omicron a un talk-show. Stefania Rossini dà voce ai lettori preoccupati per le limitazioni alla libertà imposte dal covid, Michela Murgia bacchetta i complici dell’indifendibile molestatore di Greta Beccaglia. mentre Massimiliano Panarari invita a meditare sulla parola della settimana: libero pensiero.

E L’Espresso chiude con un affresco sul tempo e sullo spazio di Hervé Le Tellier (di Wlodek Goldkorn) e un atlante della poesia italiana firmato da Laura Pugno. Fabio Ferzetti invita a riscoprire un padre del cinema black, il regista Oscar Micheaux, e un cesellatore di recensioni, Ottavio Cirio Zanetti. Elena Kaniadakis racconta gli 007 dell’archeologia, Alan David Scifo i borghi rilanciati dal “South working”. E Jill Abramson, ex direttrice del New York Times, discorre con Damilano sull’importanza della stampa per la salute della democrazia in tutto il mondo, Paese per Paese.

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