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Attualità
marzo, 2022

La prigione degli innocenti: L’Espresso in edicola e online da domenica 27 marzo

Lo scandalo dei bambini incarcerati insieme alle madri. I reporter in Ucraina, assediati da bombe e fake news. L’inchiesta sui neonazisti italiani amici di Putin. E il boom a sorpresa dell’eros in libreria. Ecco cosa trovate sul numero in arrivo. E gli articoli in anteprima per gli abbonati digitali

Il bambino è di spalle in una stanza con due letti, intorno ai suoi piedi la sagoma della finestra disegnata dalla luce del giorno: un rettangolo scandito da strisce verticali. C’è un’immagine emblematica della “prigione degli innocenti” sulla copertina del nuovo numero de L’Espresso. Che denuncia una situazione intollerabile, quella dei piccoli rinchiusi in carcere insieme alle madri. Una questione di civiltà che il Parlamento è chiamato ad affrontare. Uno scandalo che deve finire.

 

Lo sottolinea Lirio Abbate nel suo editoriale, che invita a preoccuparsi di tutti i bambini, non solo di quelli che fuggono dalla guerra. Pietro Mecarozzi raccoglie le storie dei piccoli detenuti insieme alle mamme, Franco Corleone analizza quali alibi frenano le leggi che potrebbero trovare pene alternative per le donne e quindi liberare i loro figli, Susanna Turco denuncia che i 5Stelle bloccano ogni riforma mentre Enrico Bellavia racconta il paradosso di un padre che si è pentito per il bene della sua bambina ma non può vederla. Mentre Viola Ardone punta il dito sul ricatto che lo Stato fa a questi bambini costretti a scegliere tra la mamma e la libertà, Mauro Biani rende omaggio ai tentativi di costruire un carcere più umano. E la parola della settimana, firmata da Lara Cardella, non può che essere “carcere”.

 

L’invasione russa dell’Ucraina, iniziata un mese fa, porta nuove sfide nella verifica delle notizie per chi di professione fa il reporter e deve districarsi tra bombe e fake-news: lo denuncia Lorenzo Tondo, giornalista del Guardian che inizia a collaborare con il nostro giornale, in un servizio accompagnato da un foto-racconto di Alessio Mamo. Wlodek Goldkorn si chiede quanti morti dovranno lastricare la via della pace, Gigi Riva spiega cosa potrebbe convincere Putin al cessate il fuoco, Luca Bottura inchioda l’ipocrisia dei parlamentari che non hanno voluto ascoltare Zelensky.

 

L’ex ambasciatore Usa in Ucraina annuncia ad Alberto Flores d’Arcais i rinforzi in arrivo per l’aviazione ucraina; Antonio Fraschilla ricostruisce la rete dei fascisti italiani fiancheggiatori di Putin; Carlo Tecce fa i conti degli investimenti del Governo nella difesa. E mentre Vittorio Malagutti denuncia l’imbarazzo della Svizzera, cassaforte dello zar e dei suoi amici e prestanome, e Federica Bianchi spiega perché i carriarmati russi hanno sconfitto la globalizzazione, Susanna Turco firma un ritratto di Di Maio, ministro degli esteri che cerca di far dimenticare i passati entusiasmi per Putin e il suo entourage.

 

Dopo dieci giorni di sciopero delle firme sul giornale in edicola e su quello online, su questo numero i lettori trovano di nuovo i nomi degli autori degli articoli. Ma questo non vuol dire che la situazione sia tranquilla per L’Espresso, dopo l’improvvisa decisione della Gedi di vendere la testata. Per questo Bruno Manfellotto dedica un lungo articolo al racconto della miscela unica di militanza civile, cultura, visione del mondo e giornalismo indipendente che sono nel dna del nostro giornale. 

 

Samuele Damilano ricostruisce lo scandalo delle case popolari drammaticamente insufficienti rispetto a chi ne ha bisogno; Sara Dellabella racconta la vita della bambina che sopravvisse all’autobomba con cui la mafia voleva uccidere il giudice Carlo Palermo; Alice Pistolesi dà voce ai neo-schiavi che hanno costruito il circuito di Formula 1 in Arabia Saudita.

 

E L’Espresso chiude con Matteo Cavezzali che firma una rassegna di libri sul sesso e con un’anteprima a cura di Chiara Valerio della Biennale di Venezia. Juliette Binoche racconta a Marco Consoli come si è immedesimata in una donna delle pulizie per il suo nuovo film. Francesca De Sanctis accompagna il lettore nel museo della Resistenza nella casa dei fratelli Cervi. Gino Castaldo dedica a Fabri Fibra il debutto della sua nuova rubrica, intitolata #musica. 

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