A chi mi domanda ragione dei miei viaggi, solitamente rispondo che so bene quel che fuggo, ma non quello che cerco... Così Montaigne, nei “Saggi”. Muoversi, in ogni caso, vedere gente e posti nuovi. Ne è corso di tempo da quando, II e III secolo d.C., si cominciò a provare a rappresentare su carta tutto il mondo conosciuto e a misurare le distanze tra i luoghi. Con strumenti sempre più evoluti, dal braccio, la pertica, la cordicella e la Rosa dei venti per arrivare al sestante, alla fotografia aerea, al satellite. Oggi si aggiungono le otto maxi carte geografiche pubblicate da “L’espresso” e “la Repubblica” realizzate dalla National Geographic Society, firma Doc nella tradizione carto-grafica mondiale.
Attualmente in edicola ci sono le ultime due, America del Nord e Asia. Che si aggiungono a Planisfero e Africa, Italia e America del Sud, Europa e Oceania: e l’opera, il Giro del mondo in otto mappe, è completa. Giganti nelle loro dimensioni di 1 metro e 13 centimetri per 78, di straordinaria qualità tecnica perché plastificate su carta da 200 grammi, comodamente consultabili e trasportabili nel loro box di cartone triangolare, queste carte sono davvero spettacolari: intelligente strumento di lavoro o di svago, possono entrare nelle aule di scuola come a casa vostra. Appese al muro o, ancor meglio poiché rappresentano la Terra su cui camminiamo, distese sul pavimento. Per raggomitolarcisi sopra come su un rassicurante tappeto nei momenti di spaesamento del sé. O per far capire ai più piccoli il dettaglio non trascurabile che in una carta geografica il Nord non è su, in alto, né il Sud è giù, in basso...