Morto nel 1991, dopo anni di deriva nell'alcool, Serge Gainsbourg avrebbe oggi 80 anni. Ma il ricordo di quest'uomo che definiva la sua vita "un'opera d'arte", è rimasto intatto nelle teste dei visitatori in coda davanti all'expo Gainsbourg 2008, in corso fino all'1 marzo alla Cité de la Musique di Parigi. Un pubblico curioso, esigente e preoccupato dal tentativo di trasposizione cinematografica della vita del cantante: "Serge Gainsbourg, vita eroica". "Speriamo che non ce lo uccidano, come hanno fatto con Coluche" mette in guardia una signora dai tratti marcati.
Il film "Serge Gainsbourg, vita eroica" calerà Eric Elmosnino nella parte del cantante, metterà Laetitia Casta nei panni della sua celebre conquista Brigitte Bardot, di Anna Mouglalis in quelli di Juliette Gréco e di Mylène Jampanoï nel ruolo della sua compagna degli anni Ottanta, la cantante Caroline von Paulus, in arte Bambou. Prodotto dalla Universal Pictures International Studio, dalla filiale di Orange "Studio 37" e dalla One World Films, il film dovrebbe uscire nel 2010. Le riprese inizieranno a Parigi il prossimo 19 gennaio 2009 e dureranno almeno 13 settimane.
A riscrivere la storia di Gainsbourg è il 37 enne Johann Sfar, autore di fumetti e regista del film. Sfar traccia di getto il ritratto di un giovane "Lucien Ginsburg nella Parigi occupata degli anni '40" segue l'itinerario artistico "del giovane appassionato di pittura" si affaccia sulla musica avanguardista "dell'icona della cultura francese", spia i suoi "amori tumultuosi" e racconta il "poeta, compositore e cantante celebrato nel mondo intero". Questi elementi della vita, le immagini sparse, i sospiri, i solfeggi, le frasi biascicate nell'alcool sono il materiale su cui è costruita anche la mostra Gainsbourg 2008, aperta fino al primo marzo prossimo.
Il mix di parole e musiche, di testi di canzoni recitati da voci famose (i figli Charlotte e Lulu sono accompagnati dall'ex-moglie Jane Birkin, da Alain Bashung, Catherine Deneuve, Vanessa Paradis), di interviste televisive divertenti o strascicate, si diffonde attraverso 24 totem di schermi e altoparlanti, troppo vicini per consentire ad una visione prospettica. Anche le foto, le bellissime e potenti immagini che hanno costruito, assieme alla voce, il mito Gainsbourg sono posizionate troppo allo stretto, condannate a ripetersi all'infinito nelle vetrine e a dare la sensazione, in fin dei conti rassicurante, di essere prigionieri di Gainsbourg.
La vita dell'artista è mostrata grazie ad una sorta di caleidoscopio che a seconda del punto d'osservazione offre immagini diverse, sfaccettature sempre nuove. Da qualsiasi parte si ammiri la sala, non si può evitare di pensare che Gainsbourg è tutto quello che si vede ma è sempre, comunque, molto di più. Serge Gainsbourg rimarrà per sempre l'artista marcato dai precetti del padre Joseph Ginsburg, il pittore che lo iniziò al pianoforte e allo studio di Chopin e Stravinski. Di lui rimarrà lo sguardo cinico sul mondo, rinchiuso in un autoritratto del 1957 che la sorella salverà dalla sua follia distruttiva nel momento in cui abbandonerà la pittura. E rimaranno le sue frasi, come quella giustificazione: "La mia scrittura cinica non è un genere, semmai una visione".
Rimarranno la sua Harley Davidson, Je t'aime moi non plus distrutta da Donna Summer, l'Hôtel particulier ripresa dalle Rita Mitsouko. I quattro totem principali ritmano il percorso e insieme scandiscono il tempo della sua vita: il periodo blu, dal 1958 al 1964, quella dei suoi inizi "rive gauche"; gli idoli dal 1965 al 1969 delle canzoni yéyé e poi pop; la "décadanse" dal 1969 al 1979; e poi la fase finale, dal 1979 alla morte, dove Gainsbourg cede il passo a Gainsbarre, il suo doppio malefico.
Gainsbourg 2008
fino al 1° marzo 2009
www.cite-musique.fr