Con otto romanzi, due raccolte di racconti, due commedie e due sceneggiature al suo attivo, l'autore di 'Trainspotting', il libro più rubato del secolo scorso e film cult sulla scena della droga di Edimburgo, protagonista l'allora esordiente Ewan McGregor, brilla nell'universo della letteratura internazionale. Guanda, il suo editore italiano, manda in libreria il 28 agosto un nuovo romanzo, 'Una testa mozzata', che fa parte della collezione di racconti 'If You Liked School, You'll Like Work'. È la storia di una ex fantino disoccupato che si innamora di una ragazza di buona famiglia: storia d'amore da soap opera? Affatto: la trama è piena di sorprese e Jason e Jenni hanno molto in comune.
Welsh oggi vive tra l'Inghilterra e Chicago, dove insegna scrittura creativa e dove ha conosciuto la sua seconda moglie ("La stampa crede che sia una mia ex studentessa, ma in realtà era una cameriera, l'ho conosciuta nel bar dove lavorava..."). Il 29 agosto sarà in Italia, per presentare il libro e la sua visione del mondo al pubblico del Festival della Mente di Sarzana. 'L'espresso' lo ha incontrato a Londra, in una famosa libreria a Piccadilly.
Il caffè intellettual-chic all'ultimo piano dell'edificio è inondato di luce, e il volto dell'ombroso ma cortesissimo Welsh si illumina uscendo dall'ascensore: "Ecco cosa adoro a Londra, non puoi rimanere di cattivo umore a lungo: sono stato bloccato nel traffico per un'ora stamane, ma ecco, raggi di sole e un buon caffè, e passa tutto!", dichiara.
Maglietta verde, jeans, giacca di pelle, tatuaggio asiatico sull'avambraccio e una serie di braccialetti portafortuna e anelli ci ricordano il suo passato burrascoso, tra droga e alcolismo, ma soprattutto chi è e cosa rappresenta nonostante i suoi cinquant'anni: i giovani d'oggi, alla ricerca di sé stessi e di modelli da seguire. Dopo aver ordinato una comunissima acqua minerale, l'autore è pronto per le domande.
'Una testa mozzata', come tutti i suoi romanzi, è ambientato a Edimburgo, la sua città natale: le è rimasta nel cuore?
"Certamente: ma dovevo andare via, allontanarmi dalla città, per poter scrivere in modo autentico su Edimburgo e sulle realtà socio-culturali che mi sono familiari. La distanza aiuta a essere obiettivi e veritieri".
Cosa hanno in comune i due protagonisti del romanzo, Jenni la brava ragazza e Jason, l'eroe caduto in disgrazia?
"Jason è un eroe fallito. Essendo disoccupato, ha molto tempo a disposizione per riflettere sui suoi fallimenti, che cerca di compensare rendendo la sua vita meno noiosa con una serie di hobby molto dubbi, alcuni anche da pervertito, come ha visto nel libro... Jenni è senz'altro una brava ragazza di buona famiglia, ma ha altre aspirazioni: vuole fuggire dal contesto della città di provincia in cui vive. Ecco cosa hanno in comune i due protagonisti: desiderio di evasione, voglia di valicare confini ed esplorare, sia metaforicamente che fisicamente, mondi sconosciuti. Per questo si innamorano, anche se non dovrei dirlo, vero, altrimenti il libro chi lo legge?".
"Oh sì: l'eroe mancato o l'eroe in disgrazia mi hanno sempre interessato. Meglio ancora, mi interessa analizzare le cause del loro fallimento o mancata riuscita".
Questo interesse è frutto di esperienze personali?
"Come certamente sa, io sono nato in un ambiente molto modesto, sono cresciuto tra persone che lavorano duro per guadagnarsi il pane quotidiano... Queste persone, che fanno parte della 'working class', sono spesso eroi caduti in disgrazia, nel baratro di droga e alcol, da cui non hanno la forza di sollevarsi da soli. Mi infastidisce il fatto che nessuno ne parli in modo realista. D'accordo, da soli non ce la fanno, ma nessuno si prende la briga di aiutarli, giusto? I politici ci raccontano storie completamente falsate di abuso e dipendenza da sostanze 'proibite', ma mi sono sempre chiesto: quali sono le singole storie dietro queste realtà? Chi o cosa è all'origine di tante storie di miseria e dipendenza? Ho conosciuto tante persone che mi hanno condotto a questa analisi. È un fenomeno sociale dei nostri tempi e molto talento va sprecato in questo modo. L'eroe mancato è molto spesso una persona intelligente, con talento e volontà di riuscita... Ho voluto dare loro una voce".
Lei sceglie dei temi a dir poco controversi per la sua fiction: droga, alcol, pornografia. Il suo ultimo romanzo, 'Crime', tratta un altro tema scomodo: la pedofilia. Ci sono anche echi del caso di Madelaine McCann, la bambina inglese sparita un anno fa in Portogallo. Perché occuparsi di pedofilia proprio adesso?
"Gli echi del caso McCann sono casuali, anche se i giornalisti li hanno sottolineati. La mia traccia per 'Crime' è ben diversa: volevo trovare un buon motivo per giustificare il collasso nervoso del protagonista, l'ispettore Ray Lennox. Quale motivo migliore della scoperta di une rete di pedofili incalliti? Comunque la storia ha un risvolto buono, non lo dimentichi".
"Esatto: Tianna e Lennox diventano un tutt'uno, un'unione solidissima basata sul riconoscimento del dolore dell'altro e sull'aiuto reciproco".
Ci sono echi della Lolita di Nabokov nel romanzo?
"Nabokov è stato un'ispirazione per me. Volevo però sfatare il mito orrendo raccontato dall'autore russo, secondo cui sarebbe accettabile e quasi inevitabile che il borghese medio in crisi di mezza età si invaghisca di una teen-ager e le rivolga attenzioni sessuali. In 'Crime' Lennox riscatta se stesso e ogni borghese medio da questo mito assurdo".
Un'altra caratteristica che definisce tipicamente il suo stile è l'uso della lingua parlata. Da cosa è dettata questa scelta?
"I dialetti locali e la lingua parlata garantiscono originalità e autenticità: che è quello di cui hanno bisogno i lettori. Così si riesce a stimolare e sfidare il lettore alla riflessione. Ecco, questo, secondo me, è lo scopo principale della lettura".
Ci sono voci di un'imminente realizzazione del seguito di 'Trainspotting' per il grande schermo, basato sul romanzo 'Porno'. Può anticiparci qualcosa?
"Stiamo lavorando alla sceneggiatura con il mio collaboratore Dean Cavanagh. Speriamo che vada in porto".
Ewan McGregor sarà nuovamente nel cast?
"Non posso fare anticipazioni sul cast finché non abbiamo una sceneggiatura completa. Sa, gli attori famosi spesso diventano complicati...".
Lei scrive novelle, romanzi, sceneggiature come quella per 'The Meat Trade', e articoli su giornali prestigiosi come 'The Guardian' e 'The Financial Times'. Qual è il suo genere preferito?
"Non ho preferenze, mi piacciono tutti allo stesso modo e ho bisogno di varietà, oltre a scrivere le mie storie. 'The Guardian' mi manda dei libri splendidi da recensire, e l''FT' dimostra una grande professionalità: è un piacere scrivere per entrambi".
Recentemente ha pubblicato un articolo sulla nozione di 'rabbia'. Anche questo è un elemento ricorrente nella sua fiction...
"Il mondo in cui viviamo è pieno di rabbia. È un fenomeno che osservo da anni e non fa che peggiorare. La società attuale ci sta sfuggendo di mano, e non ce ne rendiamo neanche conto. Siamo sommersi da una miriade di prodotti diversi, superflui per la maggior parte, e passiamo la giornata a prendere decisioni ridicole, di nessuna importanza. Se vogliamo bere un caffè ad esempio, come stiamo facendo noi adesso, abbiamo almeno 13 bar diversi nel raggio di 500 metri: a noi è andata bene, in questa splendida libreria ce ne sono soltanto tre! È uno stress superfluo e continuo. In questa bolgia che chiamiamo società globalizzata e moderna, si dimenticano i veri valori. Padri e madri si lamentano di non vedere mai i loro figli, eppure non fanno alcuno sforzo per accorciare le giornate lavorative e dedicare più tempo alla famiglia. Perché? Sono interrogativi che rimangono senza risposta".
Ha un antidoto da suggerire?
"Magari ce l'avessi, l'avrei già brevettato e venduto! Per quanto mi riguarda, quando mi arrabbio cerco di superare l'ira con la cultura: musica, arti plastiche, teatro, cinema e ovviamente letteratura... Finché l'ira non sfuma...".
Cosa pensa della decisione di Sean Connery di non rientrare in Scozia se il paese non acquisisce l'indipendenza dal Regno Unito?
"Sean è fantastico! Vive alle Bahamas, e chi penserebbe mai a tornare a Edimburgo e al suo clima inclemente, a prescindere dall'indipendenza? Scherzi a parte, credo che sia ora che la Scozia diventi indipendente, certo. Ma temo che le motivazioni di Sean vadano più in là della politica".
Recentemente lei si è occupato della campagna elettorale americana. Come la vede?
"Spero che vinca Obama, ma non ne sono certo. Considerata la grande differenza di età tra i due candidati, e il substrato etnico, storico e sociale degli Stati Uniti, non mi sorprenderebbe assistere a un combattimento molto duro tra i due candidati. Ma una cosa è certa: abbiamo da una parte un candidato di grande integrità morale e intelligenza politica, e dall'altra un veterano di guerra, di grande coraggio e resistenza psicologica. Non male per un paese che è stato guidato per otto anni da un presidente che, ahimé, non possiede nessuna di queste qualità, né altre di cui mi ricordi".
Che cosa consiglia ai suoi studenti dei corsi di scrittura creativa nelle università americane?
"Per scrivere bisogna... scrivere! E poi riscrivere. Non si deve pretendere il perfezionismo formale alla prima stesura: si deve fare una prima stesura completa, bisogna avere la storia sul foglio. Poi si può passare tutto il tempo che si vuole a riscrivere, correggere e modificare. Scrittura e riscrittura procedono di pari passo".
Progetti per il futuro?
"Completare la sceneggiatura del seguito di 'Trainspotting', curare un'altra raccolta di racconti vecchi e nuovi. E un trasloco a Londra: il mio periodo di esilio volontario dalla capitale è terminato, questa città ha qualcosa di speciale".