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Cultura
maggio, 2009

L'impero dei Bulgari

Gli inizi durissimi. Le intuizioni geniali. Così un argentiere di Corfù inventò un brand mitico. In mostra a Roma

Arrivò in Italia in cerca di fortuna Sotirio Bulgari, piccolo argentiere di Corfù. E la trovò: per sé e per le generazioni future. Compiendo la parabola di quelle esistenze dove talento e intuizione ribaltano pochi soldi in tasca e incertezza per il futuro.

Sbarcò a Brindisi come tanti nell'autunno del 1880. Lavorò a Napoli, fu derubato, si spostò a Roma con un patrimonio di 80 centesimi di lire. Fu aiutato da un altro greco: un venditore di spugne, con bottega in via Sistina, dov'è oggi l'Hotel Hassler. Al compatriota offrì un angolo della sua vetrina, dove esporre pezzi in argento: bottoni, fibbie, cinture. Ci vollero dieci anni, ma alla fine aprì il suo negozio: a via Condotti, un bric-à-brac. Ma il futuro era già tracciato: nel 1905 Sotirio si trasferì al 10 della stessa strada, la sede attuale. Sull'insegna scrisse 'Old Curiosity Shop', come il titolo del romanzo di Charles Dickens: intraprendente invito agli anglofoni ricchi di passaggio a Roma.

Il resto, la storia di un brand inconfondibile e conosciuto in tutto il mondo, rivive in una poderosa ricostruzione in 500 pezzi, che si inaugura il 22 maggio al Palazzo delle Esposizioni di Roma (fino al 13 settembre). 'Tra Eternità e Storia: 1884-2009' è un viaggio nella bellezza, per celebrare i 125 anni, che 'L'espresso' ha percorso in anteprima attraverso i gioielli più simbolici e preziosi: smeraldi da 300 carati, cabochon perfetti e irripetibili, piogge di rubini e zaffiri. Le collane più spettacolari delle dive, stimate vari milioni di euro.

"Un sogno che si realizza", esordisce Amanda Triossi, la curatrice della mostra, e responsabile dell'Archivio Storico di casa Bulgari. Da una dozzina d'anni rincorre i collezionisti, riacquista pezzi importanti, ricompone la storia e l'evoluzione dello stile della maison.

Si parte, in ordine cronologico, con gli argenti di Sotirio: i bracciali, le fibbie, i motivi floreali in voga in quel momento. Lo stile ghirlanda, gli elementi d'influenza francese. L'art déco trionfa negli esempi degli anni Venti: forme geometriche, linee, combinazioni di colori coraggiose. Il taglio a cabochon, must d'ora in poi della maison.

Parigi detta lo stile, ma non per molto ancora. Un tailleur di Chanel si riconosce a distanza: come il made in Italy sintetizzato in un gioiello Bulgari. Negli anni Quaranta, arriva l'oro in diverse tonalità di colore. E quelle maglie concepite come cordoni tubolari flessibili, battezzate 'tubogas' per la somiglianza con i tubi flessibili delle pompe di gas e di benzina. "Il nostro stile si delinea in modo chiaro tra i Cinquanta e Sessanta", racconta Triossi: "Si impone con forme nette, volumi decisi, colori forti, superfici lisce, effetto tridimensionale". Sono gli anni della dolce vita, quando molte celebrità, clienti abituali di Bulgari, sfoggiano i loro preziosi anche nei film: la principessa d'Iran Soraya Esfandiary, Ingrid Bergman, Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Anna Magnani.

E Liz Taylor, la testimonial numero uno, ancora oggi una delle più appassionate collezioniste (il terzo marito Eddie Fisher lo ripeteva spesso: "L'unica parola che Elisabeth conosce in italiano è Bulgari"). A lei, e ai 16 pezzi che possiede, la mostra dedica un'intera sala. A partire da un gioiello inconfondibile, un'emozione in pietre preziose: la collana di diamanti e smeraldi che le fu donata da Richard Burton come regalo di nozze, nel 1964. Al centro, un pendente-spilla staccabile, intorno, pietre che sembrano vive. Una passione, per l'attrice, il verde degli smeraldi. Quelli colombiani, da miniere - ormai esaurite - che davano il colore più bello di tutti. A forma di ramo fiorito, con taglio a cuscino e diamanti, per le spille usate anche come fermagli per capelli. E con un meccanismo 'en tremblant' non più realizzabile visti i costi proibitivi: il segreto in una molla minuscola, invisibile, in grado di far vibrare le pietre rendendole ancor più scintillanti.

Sfilano davanti agli occhi la collana festone di diamanti e platino degli anni Trenta indossata da Jennifer Aniston agli Academy Awards del 2006; quella con smeraldi, rubini birmani, zaffiri e diamanti del 1967, esibita da Keira Knightley nella stessa occasione; il sautoir con citrini, zaffiro giallo e occhio di tigre scelto da Charlize Theron a Roma, per la prima di 'North Country'. Gioielli da dee: come gli orecchini a cascata in oro bianco e diamanti, creati per Nicole Kidman, tra le più appassionate allo stile Bulgari, e indossati per il gala della mostra 'Goddess' a New York.

"Oggi però le dive non osano più come una volta. Si affidano a stylist più preoccupate dell'abito che dei gioielli, dimostrando poca fantasia", nota Triossi. L'esposizione accende quella di ogni donna. Il collier in oro giallo, 38 carati di turchesi, 22 di ametiste, 88 e mezzo di smeraldi, 72 di diamanti tagliati a brillante, disegnato nel 1965, ha un retro così perfetto da lasciare senza fiato (la prova definitiva era infilare il gioiello in una calza di nylon senza provocare smagliature). Le trousse, le borsa da sera in oro giallo con diamanti per chiusura, complete di vano portacipria e portarossetto accendini e portasigarette, mettono nostalgia per un mondo svanito. I gioielli con monete antiche incastonate al posto delle pietre sono un omaggio alla romanità, e alla passione per le monete di Nicola Bulgari. Il motivo del serpente, un classico della gioielleria, ne esce completamente reinterpretato.

"Lo stile di un gioiello è influenzato da tre fattori: moda, tecnologia, materiali", spiega la curatrice: "Bulgari è stato capace di anticipare il gusto, imponendo per primo i cambiamenti di rotta". La modernità, negli anni Settanta, è fatta di motivi egizi come il fiore di loto, e di elementi di derivazione indiana a sottolineare una moda che guarda a Oriente. E di innovazione nei materiali: sono i tempi dell'orologio Bulgari-Bulgari Tubogas in acciaio. Negli anni Ottanta arrivano le collezioni modulari: la parentesi stilizzata, la spiga, l'invenzione di elementi che si incastrano tra di loro in una serie infinita di combinazioni. Design estremo, a compensare un valore delle pietre più basso rispetto alle creazioni di alta gioielleria. Obiettivo: portabilità. Tema caro in casa Bulgari: già nel 1970 lo sottolineava Gianni Bulgari in un'intervista sul 'New York Post' per l'apertura del primo negozio newyorchese: "Le donne non vogliono più ornamenti da portare solo nelle grandi occasioni, ma gioielli da indossare spesso e con abiti diversi". Eccoli, i cordoni colorati su cui sospendere pietre preziose. I fili di seta, persino per un gioiello strepitoso, oggi dei Rothschild, come un enorme zaffiro del Kashmir, color blu fiordaliso. E la modella Brandi, su cui lanciare la collezione Chandra: porcellana con pietre semipreziose. L'anello B.zero.1: a cerchi concentrici e logo Bulgari, ispirato alle epigrafi romane, inciso lateralmente. Senza trascurare l'high jewellery, con pezzi ipnotici come uno dei collier in diamanti in mostra a Roma. Valore stimato: oltre 20 milioni di euro.

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