Social Network più popolare al mondo, Facebook, ha come si sa centinaia di milioni di utenti-fans, ma anche duri avversari. Le accuse più frequenti sono: è cinico e amorale, è troppo capace di determinare dipendenza soprattutto nei giovani, è invadente e ostile alla privacy. In tribunale, cause legali da 600 milioni di dollari, controversie sui diritti d'autore non rispettati o non pagati, rischiano di schiacciare i tre geniali co-ideatori e co-fondatori di Facebook, ex studenti di Harvard folli di computer, capaci di creare in poco tempo un fenomeno di massa Mark Zuckerberg, Sean Parker, Eduardo Saverino. Tratto dal libro di Ben Mezrich, "Miliardari per caso. L'invenzione di Facebook" (Sperling & Kupfer), il film ripercorre la parabola veloce dell'ascesa e della (forse) caduta del fenomeno.
È un film molto bello, degno del suo regista David Fincher, l'autore di "Seven" e di "Fight Club", narratore tagliente di grande stile: peccato che non sappia bene dove andare. In parte sembra infatti un classico film americano trionfalista, una di quelle Success Story che possono raccontare l'epopea dell'inventore della plastica come l'Odissea di Tucker il disegnatore d'automobili o di George Gershwin con la sua musica divina: toni a volte sentimentali, amare difficoltà iniziali, ostacoli repentinamente superati in modo entusiasmante, successi universali mai prima sperati. In altra parte, il film pare una vicenda catastrofica da fine del mondo oppure una analisi moralistica non troppo lontana dalle prediche sui mezzi di comunicazione di massa che nei giorni delle indagini sull'assassinio di Sarah sentiamo ripetere infinite volte alla tv. In questa parte il film è poco riuscito, per la ragione più semplice: i moralismi sui media, verbali o anche operativi, non sono soltanto tediose lacrime di coccodrillo o ipocrite censure magari involontarie o persino benintenzionate. Sono pure assolutamente inutili.
The Social Network di David Fincher
con Jesse Eisenberg, Justin Timberlake, Andrew Garfield