Tutto comincia il giorno in cui le diagnosticano un tumore al seno e i medici le annunciano che le restano pochi mesi di vita. Maggie Keswick, pittrice, scrittrice e paesaggista di origine scozzese, ha solo 51 anni e una grande voglia di lottare. Grazie a una cura sperimentale, riesce a spostare di un anno e mezzo quella data maledetta e capisce che non c'è un minuto da perdere: scrive "Sguardo dal fronte", cronaca della malattia attraverso gli occhi di una paziente condannata a morte. Il saggio diventa il manifesto di una teoria rivoluzionaria: il malato ha bisogno di supporto psicologico e terapie antistress, desidera condividere paure e emozioni con i familiari. Soprattutto, odia l'ambiente disumano della maggior parte degli ospedali, cerca l'accogliente atmosfera domestica, gli spazi pieni di luce, il contatto con la natura. In quegli ultimi 18 mesi, terribili e preziosi, la paesaggista, moglie dello storico dell'architettura Charles Jencks, trova la forza per convincere l'architetto Frank Gehry a lavorare su un progetto comune, che diventerà il suo testamento. A 15 anni dalla scomparsa, la volontà di Maggie è stata rispettata. Oggi in Gran Bretagna esistono dieci Cancer Caring centres a lei intitolati (www.maggiescentres.org), strutture di sostegno psicologico e sociale per chi lotta contro il tumore, progettate a titolo gratuito da architetti di fama internazionale in base al principio che la qualità estetica degli ambienti può aiutare i pazienti a sopportare la malattia e farli sentire meglio. Frank Gehry ha disegnato il centro di Dundee, in Scozia, più simile a un raffinato chalet di montagna che a un luogo di cura, Zaha Hadid il Fife di Kirkcaldy, vicino a Edimburgo, pareti esterne scure con spigoli vivi, interni bianchi pieni di luce naturale, Roger Stirk Harbour e il designer del paesaggio Dan Pearson hanno concepito il Maggie's center di Londra, con giardino e cortili interni. Ma è solo l'inizio. Nei prossimi due anni verranno completati altri sette edifici collegati ai reparti oncologici degli ospedali del servizio sanitario nazionale, finanziati al 100 per cento da privati e a disposizione gratis di chi ne ha bisogno: Richard MacCormac disegnerà il centro di Cotswolds, Kisho Kurokawa quello nel sud del Galles, lo stilista Paul Smith firmerà gli interni di quello di Nottingham. Di recente sono iniziati i lavori nel cantiere di Glasgow, in Scozia, dove il team Oma guidato dall'architetto olandese Rem Koolhaas costruirà entro l'estate 2011 il nuovo centro di Gartnavel, uno spazio nel verde su un solo livello articolato in una sequenza di elementi a L, per ridurre al minimo i corridoi e creare ambienti più intimi. In media, per costruire un centro occorrono 3 milioni e 600 mila euro, per mantenerlo circa 420 mila l'anno. L'obiettivo dei prossimi cinque anni è servire il 40 per cento dei malati di tumore nel Regno Unito con la medesima filosofia, che riceve elogi e solleva interrogativi: davvero l'estetica può avere una funzione terapeutica? È proprio necessario ingaggiare archistar?
In tempi di recessione, è eticamente corretto investire risorse in questo genere di progetti? In Italia, con i tagli alla spesa sanitaria previsti da Finanziaria e legge di stabilità, il tema potrebbe sembrare accessorio, ma non lo è affatto. Nel libro bianco dell'Aiom, associazione italiana oncologi medici, ci sono tutti i numeri della crisi: dei 230 reparti di oncologia censiti, 104 si trovano al Nord, 61 al Centro e solo 65 fra Sud e isole, e nel 40 per cento delle strutture mancano le radioterapie. "Negli ultimi anni l'ospedale ha assunto caratteristiche che, direbbe Marc Augé, lo hanno reso sempre più un non-luogo", spiega Luigi Grassi, docente di Psichiatria all'Università di Ferrara e presidente Sipo, Società italiana di psico-oncologia, la disciplina che si occupa della dimensione psicologica della persona malata di cancro. "Un luogo tecnologico, freddo, asettico, anonimo, mal arredato, con sale d'attesa sovraffollate e camere spesso ai limiti della decenza. Ora si sa che per l'ospedale devono essere rispettati alcuni criteri principali: il disegno architettonico innovativo , l'accoglienza, la presenza di spazi sociali ed elementi artistici, i colori con il loro potere di modulare le emozioni e, soprattutto, l'integrazione nel paesaggio e l'illuminazione naturale". Oggi, un nosocomio così è come un ago nel pagliaio.
Il polo pediatrico Nuovo Meyer di Firenze, sulla collina di Careggi, coniuga estetica ed efficienza. Il complesso progetto, realizzato dal Centro studi progettazione edilizia (Cspe), ha previsto la ristrutturazione dell'antica Villa Ognissanti e l'integrazione con elementi nuovi, come il padiglione scavato nella collina, nel rispetto del paesaggio e dell'ecosostenibilità: pannelli fotovoltaici trasparenti integrati nella struttura, serra bioclimatica, illuminazione e ventilazione naturali che riducono la sensazione di isolamento. Ogni camera è allestita affinché il bambino non si senta mai solo: scaffali con giocattoli e libri portati da casa, letto estensibile e adattabile all'età del paziente, corridoio sinuoso e non rettilineo e opprimente, vista sul parco e sulle colline, uso dei colori e interventi artistici. "Nel nuovo Meyer", spiega l'architetto Romano del Nord, tra i fondatori di Cspe, "abbiamo creato un contesto che riflettesse la centralità del paziente, con spazi favorevoli al suo benessere fisico, psicologico e emozionale. Con attenzione alla sostenibilità, visto che l'ospedale è una delle tipologie edilizie più energivore, e all'umanizzazione dell'ambiente che concorre al benessere psico-fisico di operatori e pazienti".
Intanto sulla collina di Verduno, nel cuneese, sta prendendo forma il nuovo ospedale Alba Bra, destinato a servire una popolazione di 170 mila abitanti. L'edificio disegnato dall'architetto francese Aymeric Zublena, che ha firmato l'ospedale europeo Georges Pompidou di Parigi, sarà ultimato nel 2012 e costerà 159,5 milioni con un finanziamento misto pubblico e privato.
Anche in questo caso, l'estetica ha un ruolo fondamentale: legno e rame per dare una nota di colore all'interno della galleria, la piastra con i reparti, gli ambulatori e le unità di ospedalizzazione chirurgica organizzate intorno a un grande giardino, le facciate in cemento levigato in colore chiaro, nella tonalità delle rocce del luogo. "È importante rispettare criteri estetici e utilizzo razionale delle disponibilità economiche", spiega Giovanni Monchiero, direttore generale della Asl Cn2 di Alba Bra, committente della struttura e presidente nazionale Fiaso, Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere. "Il nuovo ospedale dimostra che è possibile. I costi sono allineati con quelli di opere analoghe e l'estetica non incide in modo così importante su un'opera che ha di per sé costi elevati connessi al contenuto tecnologico". Dunque, se la diagnosi - quasi tutti gli ospedali andrebbero rifatti da zero - mette d'accordo quasi tutti, sul trattamento da seguire le opinioni sono diverse. "L'ingaggio di architetti di fama non è centrale", conclude l'oncologo Luigi Grassi: "L'obiettivo è intervenire sui contesti di cura per trasformarli in luoghi che rispettino la dignità degli ammalati".