Il sottosegretario Caliendo, inguaiato da una cena insieme a Flavio Carboni, ce lo ha insegnato: un commensale sbagliato può mettere in serio pericolo la poltrona conquistata con tanta fatica. Ma intorno alle tavole della Roma che conta sono possibili altri incroci compromettenti, e se sei un politico tanto ambizioso quanto avveduto devi essere pronto a confrontarti con personaggi ben più imbarazzanti del faccendiere piduista. Ecco qualche esempio.
MATTEO MESSINA DENARO
Farti vedere a cena con il quinto boss più ricercato del mondo potrebbe essere un duro colpo alla tua carriera politica: dovresti andare solo alle cene frequentate dai quattro boss più ricercati di lui. Ma d'estate sono tutti in ferie, e Verdini e Dell'Utri fanno quel che possono - del resto anche tu sei stato invitato perché i pezzi da novanta del Palazzo sono in vacanza e in giro sono rimaste solo le mezzecalze come te. Lascia perdere la soffiata, non conviene: la giustizia ha messo sulla testa di Messina Denaro una taglia di un milione e mezzo, ma dopo la manovra economica la ricompensa è stata ridotta a dieci gratta-e-vinci «Turista per sempre».
La scusa peggiore
«Non potevo rifiutare l'invito, di questi tempi il Denaro mica lo trovo per strada.»
ANGELO IZZO
Il rischio di incontrare a una cena il sadico pluriergastolano neofascista è decisamente basso: ora che si è sposato, finalmente ha trovato chi non lo lascia uscire. Nel caso, non farti fotografare a braccetto con lui: le tue elettrici non hanno dimenticato chi è Izzo, un morto di fame che negli anni Settanta attirava le ragazze in una villa del Circeo quando già era molto più in la Costa Smeralda. Va detto che oggi il mostro dei Parioli somiglia come una goccia d'acqua a Platinette senza parrucca, e l'equivoco è sempre in agguato. Regola generale: se al dessert le commensali sono ancora tutte vive, è Platinette.
La scusa peggiore
«Izzo? Charles Manson mi ha detto che era un tipo a posto e mi sono fidato».
BEPPE BIGAZZI
Da evitare come la peste: l'ex conduttore della «Prova del Cuoco», radiato da tutte le tivù del regno per aver apertamente lodato il sapore della carne felina, è balzato in cima alla top ten dei peggiori compagni di photo-opportunities, seguito dal Ceo della BP e dal costumista di Lady Gaga. La lobby dei gattofili. più diffusa e potente della Massoneria e dell'Opus Dei, non perdona: piuttosto che farti paparazzare da Dagospia attovagliato con Bigazzi, meglio infilarti nel primo festino di trans brasiliani con cocaina, se verrai scoperto troverai più comprensione.
La scusa peggiore: «Sì, forse ho assaggiato il gatto, ma non ho inalato».
OSAMA BIN LADEN
Eh sì, quel buffo tipo in caftano che lancia aeroplanini addosso ai commensali (un suo vecchio vizio) è proprio il capo di Al Qaeda. Gli americani stanno mettendo da anni l'Afghanistan a ferro e fuoco per catturarlo, ma la Roma che conta sa che basta telefonare a «Osama Kebab Catering» per vederselo arrivare a casa con tutto l'occorrente per allestire una sontuosa cena araba, con spettacolo finale di Talebani Rotanti. Nata per finanziare la jihad, l'iniziativa sta avendo un tale successo che presto Al Qaeda potrebbe confluire in Slowfood. Ma per ora è top secret, e se la Cia ti interroga in proposito, tieni la bocca ben cucita: la Mad Mullah Sauce lascia un alito che vale una confessione.
La scusa peggiore
«Si è presentato come un vecchio amico di famiglia dei Bush…»
MASSIMO D'ALEMA
Nominato nel «Guinness dei primati» alla voce «Maggior numero di figure di merda collezionate da una persona intelligente», ribattezzato «Kiss of death» per l'esito disastroso cui approdano tutte le iniziative in cui è coinvolto, partecipare a una cena con D'Alema è più che compromettente, è una sfida al destino. Come minimo, entro ventiquattr'ore verrai convocato da un magistrato perché una escort barese ti ha citato in una telefonata intercettata con un assessore corrotto da un pregiudicato amico di un finanziere cocainomane implicato nella scalata a una banca sospettata di riciclaggio. Almeno provvediti di qualche amuleto: un ferro di cavallo, un mocassino di Rosy Bindi, un calzino di Prodi.
La scusa peggiore
«Perché, sedersi vicino a Veltroni porta fortuna?»