Non è nuova, l'operazione fatta da Michele Placido con il suo "Vallanzasca - Gli angeli del male": ad evocare le gesta di noti criminali, c'erano già stati Florestano Vancini ("La banda Casaroli", 1962) e Carlo Lizzani (nel '66 col Luciano Lutring di "Svegliati e uccidi", nel '68 con la banda Cavallero di "Banditi a Milano").
Si trattava di film debitori al noir francese, capaci di delineare ritratti d'ambiente e figure convincenti senza rinunciare a scene d'azione. Tra le pellicole citate e l'oggi c'è stato però, negli anni Settanta, il fenomeno del poliziesco italiano: spiccio nei modi, semplificato nelle psicologie, estremamente crudele (ma capace di produrre gioiellini come certi titoli di Fernando Di Leo).
Placido si è incamminato su queste strade firmando un'opera tutta ritmo e frenesia, scandita dal basso continuo delle morti, dal crepitio degli spari, dalla fisicità della violenza. Fedele all'antico detto di John Ford, («Se la leggenda diventa realtà, stampa la leggenda»), Placido ha stampato la leggenda, enfatizzando il lato avventuroso del protagonista, la sua fama di sciupafemmine e il codice d'onore cui si sarebbe attenuto.
Ne risulta un poliziesco di gran professionalità: forse meno azzeccato di "Romanzo popolare", ma non privo di finezze antropologiche. Basti vedere quando, nel carcere, Vallanzasca mostra all'allibito ex compagno di scorrerie Francis Turatello le lettere, le poesie sdilinquite oppure oscene che riceve dalle donne ogni giorno, concludendo con sarcasmo: «Sai, sono le perversioni della casalinga italiana media». Kim Rossi Stuart, nei panni del "bel René", è magnifico nell'evidenziare ombre e ossessioni del personaggio, arrivando a ricalcare persino la parlata milanese dell'epoca. Filippo Timi, gregario strafatto e incline al tradimento, fornisce ancora una volta una prova superlativa.
Vallanzasca - Gli angeli del male
di Michele Placido, con Kim Rossi Stuart,
Filippo Timi, Valeria Solarino, Paz Vega