Il romanzo di Green è solo uno tra i casi editoriali che, in questo periodo di crisi del settore librario, contribuiscono a tenere a galla i bilanci delle case editrici. Interrogando chi tra i libri lavora, scorrendo le classifiche e seguendo gli account Twitter e Facebook dei lettori che si scambiano consigli e commentano le novità, ci si accorge che c’è una nicchia di narrativa che funziona, vende e piace. Potremmo chiamarla “nuovo rosa”, perché di quello antico ha conservato solo l’ingrediente principale: la centralità della storia d’amore. Il resto dei connotati, così come le donne cui le storie si rivolgono, dai tempi di Liala è invece molto cambiato. Il caso Green, nota Sabrina Annoni, direttore editoriale di Fabbri editori e Rizzoli ragazzi, è emblematico di una tendenza. «Sul legame amore, morte e giovinezza, centrale dai tempi del Romeo e Giulietta di Shakespeare, Green ha saputo innestare elementi che piacciono dall’adolescenza alla maturità. Lo vediamo presentando il libro in libreria: è un romanzo che le figlie passano alle madri e le madri alle amiche».
Piace in maniera transgenerazionale perché, chiosa Annoni, «la scrittura è ironica, tagliente, mai patetica né edulcorata. La protagonista malata va in giro con la bombola d’ossigeno e la cannula al naso. Sottoposti come siamo a un bombardamento mediatico che ci vuole sempre performanti, restiamo colpiti dal messaggio che non serve essere perfetti per essere amati».
Lasciando il caso Green, si scopre che anche le altre sigle editoriali hanno titoli che, senza la cassa di risonanza delle recensioni dei critici ma affidandosi a un tam tam virtuale fatto di pagine Facebook, blog e cinguettii su Twitter, conquistano numeri di tutto rispetto. All’insegna del romanticismo e di temi forti come la morte, la malattia, il dolore. In casa Mondadori, un libro come “Resta anche domani” di Gail Forman (oltre 50mila copie vendute) non esita a mettere in scena una ragazza in coma che rivive le sue scelte, incluso il primo amore. Commenta Marta Treves, editor della narrativa “giovane” (quella che gli americani ora chiamano New Adult) che «parlare del “coming of age”, del diventare grandi scoprendo l’amore, è diventato un fattore trasversale. Ci si sente giovani anche a trenta o quarant’anni. E l’approccio poco ingessato, meno cinico, naïf in senso buono di queste storie piace a tutte le età».
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Ma ci sono altri elementi nel successo di questa scrittrice dell’Oklahoma, tre figli e un marito cowboy con tanto di ranch, il cui sito ufficiale è sormontato dal motto “Not your mother’s romance” (“Non il romanzo rosa di tua madre”). Come spiega Elisabetta Migliavada, editor di Garzanti, persino la casa editrice di bestseller amati da un pubblico femminile come “Il profumo delle foglie di limone” di Clara Sanchez o “Il linguaggio segreto dei fiori” di Vanessa Diffenbaugh è sorpresa dalla devozione che circonda la serie “dei disastri”, incentrata sulla relazione tra l’universitaria Abby e il tormentato Travis. «Abbiamo lavorato molto su Facebook» racconta Migliavada, «creando una pagina ufficiale dei romanzi sempre aggiornata con citazioni, curiosità, notizie sull’autrice. Così si è formata una vera comunità». Nelle presentazioni in libreria, che «su richiesta delle lettrici su Internet» spesso prevede solo la presenza dell’autrice, del traduttore e delle lettrici, c’è persino chi porta regali alla scrittrice. «Ci sono adolescenti ma anche signore adulte, spesso le mamme ma non solo». La casa editrice annuncia che con l’anno nuovo, sempre per cavalcare il filone romantico, pubblicherà l’esordiente Alice Ranucci, 17 anni, con “Il silenzio nel tuo cuore”.
Del resto, in un momento in cui madri e figlie si vestono in modo simile, guardano gli stessi programmi tv e in generale tagliano le distanze generazionali in molti modi, non è strano che i gusti di lettura si facciano crossover. E il meccanismo funziona anche al contrario. Come suggeriscono dalla fiorentina Giunti, libri più inquadrabili nella categoria del rosa tradizionale transitano dalle mamme alle figlie. Nella collana A, curata da Donatella Minuto, ci sono due nomi che in libreria funzionano benissimo. L’irlandese Lucinda Riley (una penna da cinque milioni di copie vendute nel mondo) con saghe romantiche come “Il giardino degli incontri segreti” o “Il profumo della rosa di mezzanotte” ha venduto in due anni, dall’inizio della pubblicazione in Italia, oltre 200mila copie e ora ha in cantiere, una saga in sette volumi dal titolo “Le sette sorelle”.
Anche Corina Bomann, sempre scuderia Giunti, con “L’isola delle farfalle” e “Il giardino del chiaro di luna” è a quota centomila. Restando nel femminile, un editore come Guanda fa sapere che l’irlandese Catherine Dunne (Il suo “La metà di niente” fu citato da Veronica Lario nell’annuncio della separazione da Berlusconi) ha venduto nel tempo circa un milione e mezzo di copie. Insomma, nell’editoria il gioco dei numeri è una partita di donne. Come confermano i dati dell’Aie (Associazione italiana editori) e dell’Istat, in un mercato del libro che si ridimensiona (-4,7 per cento nel 2014, con un calo del bacino dei lettori del 6,1 per cento) le signore e le ragazze fanno la differenza. Rappresentano il 49,3 per cento dei lettori italiani, mentre i maschi si fermano al 36,4 per cento; addirittura, nella fascia tra 15 e i 17 anni, la percentuale di lettrici è pari al 63,3 per cento mentre quella dei lettori si ferma al 39,4 per cento. In Italia c’è almeno un campo in cui quel che pensa, sceglie e vuole “l’altra metà del cielo” conta davvero.