Dammi storie romantiche, dice guardando sognante il telecomando la donna sui cartelloni che annunciano una nuova offerta televisiva. Un messaggio che suona un po' superficiale, forse sessista e di certo – cosa piuttosto grave per una campagna pubblicitaria – profondamente superato.
Perché oggi a chiedere storie romantiche sono sempre più spesso gli uomini. Anche a loro sono dedicati i romanzi d'amore che le case editrice hanno sfornato sempre più numerosi nel corso dell'anno. E che meritano di fare la parte del leone tra le strenne di Natale.
Sui banchi delle librerie è tornato, con nuova copertina e introduzione dell'autore, “Il vecchio che leggeva romanzi d'amore” di Luis Sepulveda (Guanda). E intorno a quello che, pur con una trama che parla più d'avventura che di sentimenti, rimane il capostipite di questa tendenza, ce n'è per tutti i gusti. La storia vera, come quella tra Miles Davis e Juliette Greco che Giulio Perrone ha ristampato per Natale (“Miles e Juliette” di Walter Mauro). La saga raccontata da Thomas Williams in quel "grande romanzo americano" che è "Due estati" (Nutrimenti). Per una Olja Savicevic che racconta una donna che decide, a decenni di distanza, di scoprire che ne è stato del suo primo amore ("Il cantante della notte", L'asino d'oro) c'è un Gabriele Romagnoli che invece canta il sentimento che ti convince a fermarti (“Senza fine. La meraviglia dell'ultimo amore”, Feltrinelli). Come Maurizio Maggiani, che alla forza che spinge a tornare sempre alla storia più importante ha dedicato un libro dal titolo programmatico: "L'amore" (Fetrinelli).
Non chiamateli romanzi rosa: è una tendenza letteraria che starebbe stretta in quella casella editoriale. È un nuovo capitolo di uno spostamento dell'attenzione che coinvolge tutti e tre i protagonisti del mondo dei libri: scrittori, editori e lettori. Tra mille storie possibili, gli scrittori scelgono quale scrivere. Tra mille manoscritti possibili, gli editori decidono quale pubblicare. E tra mille libri possibili, i lettori decidono quale leggere, quale consigliare, quale regalare a Natale. L'editoria si sposta così. E anche la letteratura.
Non sembri una parola troppo grossa per un articolo sulle strenne natalizie. Perché il discorso di oggi è il nuovo capitolo di uno spostamento di attenzione che è iniziato molti anni fa. Quando scrittori, intellettuali, giornalisti – tra i primi, quelli dell'Espresso– si resero conto che il "patto" tra Scrittore e Lettore stava cambiando.
Prima c'è stata una palese diffidenza verso l'invenzione: era come se il Lettore avesse detto: «Non mi interessa quello che inventi: ti leggo solo se mi racconti una storia vera». Ed ecco che anche grandi scrittori come Salman Rushdie e Paul Auster si adattarono a scrivere libri ispirati alla realtà. Poi il Lettore è diventato ancora più diffidente: «Non mi interessa come ricostruisci i fatti altrui: ti leggo solo se mi racconti qualcosa che è successo a te». E allora perfino Joyce Carol Oates si è convertita al "memoir". Adesso, il Lettore si è addolcito: «Ti leggo, sì: ma raccontami una storia d'amore».
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Ed eccoci qua. A farci raccontare l'amore dai più grandi scrittori viventi, da Julian Barnes ("L'unica storia", Einaudi) ad André Aciman ("Chiamami con il tuo nome", Guanda, lanciato verso una carriera da long-seller dal film di Luca Guadagnino). A sfogliare geniali coffee-table come "Il museo delle relazioni interrotte" (Mondadori), rassegna di "Ciò che resta dell'amore in 203 oggetti" - ciondoli e coltelli, madionnine e tostapane - raccolti da Olinka Vistica e Drazen Grubisic e raccontati da altrettanti protagonisti di storie d'amore finite. A farci spiegare la storia del sentimento da Eva Cantarella ("Gli amori degli altri. Tra cielo e terra, da Zeus a Cesare", La Nave di Teseo) e la sua filosofia da Ilaria Gaspari ("Ragioni e sentimenti", Sonzogno). Per chi vuole cantare, "Romantic Italia" di Giulia Cavaliere (Minimum Fax) offre un'antologia ragionata di inni amorosi da Gino Paoli ai Baustelle, da "Lontano lontano" a "Tutto il resto è noia".
In Italia il successo che ha indicato il cambio di direzione è stato Kent Haruf: "Le nostre anime di notte", una storia d'amore tanto semplice quanto profonda, ha fatto nascere un culto che l'editore, N/N, sta alimentando con nuove edizioni, trilogia in cofanetto e audiolibri (realizzati con Emons), dove le pagine di Haruf hanno la voce di Sergio Rubini o Marco Baliani. Da quel momento i colori dell'editoria sono cambiati: se ieri il rosa era malvisto e gli unici colori del successo erano giallo e noir, oggi basta mettere amore nel titolo per attirare l'attenzione.
La storia di Elsa Morante e Alberto Moravia non è certo solo “Una storia d'amore”, ma suona così il sottotitolo della doppia biografia firmata da Anna Folli per Neri Pozza (il titolo è “MoranteMoravia”: li chiamavano così, ben prima di neologismi di coppia come i Brangelina di Pitt e Jolie). E solo alcune delle belle poesie di Roberto Carifi sono d'amore, ma il titolo scelto per la raccolta di quarant'anni anni di versi è "Amorosa sempre" (La Nave di Teseo). Anche per lanciare i racconti giovanili di un grande come Jeffrey Eugenides può far comodo scegliere per titolo quello che promette “Una cosa sull'amore” (Mondadori).
Forse venderebbe di più anche “Il grande Gualino” di Giorgio Caponetti (Utet) se fin dal titolo facesse capire che il cuore del racconto non era solo il geniale imprenditore Riccardo ma anche sua moglie Cesarina. E la loro storia lunga quasi sessant'anni di amore e burrasche, il loro "straordinario mondo" a cui Adele Marini ha dedicato una mostra virtuale nella sua libreria. Perché questo bisogno di affetto non è solo una tendenza letteraria e tanto meno una debolezza prenatalizia: "Non resta che l'amore" (Il Mulino), sentenzia Gabriella Turnaturi nel suo ritratto sociologico dell'Italia di oggi. E se lo dice lei...