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Cultura
luglio, 2019

Premio Strega, i librai preferiscono Antonio Scurati

Antonio Scurati
Antonio Scurati

Il 4 luglio si assegna il più importante premio letterario italiano. Tra i votanti c’è anche una Giuria di lettori forti, indicati da 20 librerie. L’Espresso le ha cercate. E ha chiesto loro di fare un pronostico

Antonio Scurati
Ombroso, scontroso, persino ostico da leggere. E tuttavia il libro che la maggior parte dei librai vorrebbe vedere trionfare al Premio Strega è il suo: di Antonio Scurati.

Scommettono su “M. Il figlio del secolo”, impresa da 850 pagine e orgoglio di Bompiani, 160 mila copie vendute e 14 edizioni da settembre scorso. E in assoluto il favorito alla vittoria, numero uno nella cinquina dei finalisti con 312 voti e uno stacco di 109 dalla seconda classificata, la mondadoriana Benedetta Cibrario (203). Primo titolo di una già annunciata trilogia sul fascismo, e sui conti mal fatti col passato, già pronto per diventare serie tv prodotta da Wildside.

La scelta di Scurati - pronostico senza scientificità, in attesa dei veri risultati il 4 luglio, - è ricavata dall’Espresso da un campione di venti librai che hanno accettato di dichiarare la loro preferenza. Troppo pochi, certo, per rappresentare le 6600 librerie italiane. Ma non un drappello qualunque. Perché nel ruolo di àuspici ci sono proprio i titolari delle venti librerie selezionate dall’Ali, l’Associazione librai italiani, e svelate solo nella serata conclusiva al Ninfeo del Museo etrusco di Villa Giulia a Roma, chiamate ad esprimere la Giuria dei lettori del Premio. Una lista riservata di irriducibili e onnivori bibliofili, che contribuisce al risultato finale con un gruzzolo di 40 voti, due per libreria. Ai quali aggiungere i 400 Amici della domenica, i 200 voti dall’estero sotto l’egida degli Istituti italiani di cultura, i 20 voti collettivi espressi da biblioteche, università e circoli di lettura. Per un totale di 660 voti.

Inaugurato nell’edizione 2010, l’allargamento ai lettori forti, che ruotano di anno in anno, è un riconoscimento alla promozione della lettura svolta dalle librerie. E un sensore infallibile dei gusti del pubblico e delle tendenze di vendita. Perché questo è il punto: se lo Strega accende i dibattiti, tiene col fiato sospeso, spacca gruppi editoriali, lasciando sul campo autori feriti e crediti in sospeso, non è solo in nome del prestigio letterario. Ma perché fa bene alle vendite: in un mercato in affanno permanente, le esalta con un effetto moltiplicatore - per tre, per quattro, per dieci dicono i librai - che nessun altro premio ha.
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«Un libro che vince vola altissimo, ma già essere inclusi nella cinquina conta», assicura Paola Di Blasi, titolare di A tutto libro, presidio culturale nel quartiere Montemario di Roma: «Certo, noi librai spingiamo un libro o un altro in base ai nostri gusti. Quest’anno facciamo tutti il tifo per Marco Missiroli». “Fedeltà”, annunciato come l’ariete col quale Einaudi avrebbe assediato il Premio, è diventata in realtà arma controproducente per lo scrittore. Che ha vinto sì il Premio Strega Giovani, ma è arrivato terzo nella cinquina, con 189 voti. Scivola ancora più in giù, nella nostra immaginaria classifica (anche se i suoi fan sono tra i più appassionati: come Edoardo Hidalgo, di Milano, Libraccio sede di Viale Romolo). E deve giocarsi il tutto per tutto per recuperare, da predestinato alla vittoria con 40 mila sostanziose copie alle spalle, alla formidabile ascesa del fattore N: la scrittrice messinese Nadia Terranova pubblicata anche lei da Einaudi (Stilelibero), e compresenza che in cinquina ne ha fiaccato i pronostici migliori. “Addio fantasmi”, che alle “semifinali” ha avuto 159 voti, di copie ne ha vendute 22 mila, ed è amatissima dai librai e dai lettori grazie anche a una capillare strategia di incontri, in lungo e largo per l’Italia. «Mi piacerebbe proprio che vincesse lei», dice Rita Di Lorenzo, libreria Enzo Della Corte a Isernia. «Il romanzo di Terranova ci è piaciuto. E ne apprezziamo la generosità», aggiunge Tonino Di Giorgio, libreria Dickens, Taranto. «Io punto sulle persone che mi piacciono. Su Terranova», ammette Anna Pizzati, titolare di Liberalibro a Valdagno, Vicenza: «Ci è piaciuto molto anche il libro di Claudia Durastanti». Scrittrice e traduttrice, il suo memoir familiare, “La straniera” pubblicato da La Nave di Teseo, ha venduto 20 mila copie in sei edizioni: tra diritti ceduti in 15 Paesi e diritti cinematografici già opzionati, procede sicura nel suo viaggio.

«Una voce nuova, dal vissuto particolare, capace di formidabili descrizioni familiari», nota Marina Leo, libreria Quintiliano di Bari, aperta da più di 50 anni: «Per la vittoria scelgo Scurati. Ma mi piace promuovere anche voci fresche come la sua. Una libreria ha una funzione sociale: difendere la bellezza, la cura. Pensando ai giovani».

Missionari. Eroi. Presìdi di civiltà e di democrazia. Termini che si ripetono nei discorsi coi librai, alle prese con un sovrumano sforzo per resistere: alla crisi economica, allo strapotere di Amazon. Il sorpasso, del resto, è ormai ufficiale: nei primi quattro mesi del 2019 le vendite degli store on line hanno rappresentato quasi il 26 per cento delle vendite nei canali trade, a fronte del 24 per cento delle vendite nelle librerie a conduzione familiare, il 43,5 delle librerie di catena e il 6,6 dei banchi della grande distribuzione. Nello stesso periodo del 2018 le librerie on line pesavano il 24 per cento e le piccole librerie il 25,5 (Indagine Aie, “Dati e prospettive del libro in Italia 2019). E ora l’urgenza è la nuova proposta di legge sul libro: un Piano per la promozione della lettura che riforma la normativa attuale, fissa regole per le promozioni. E impone un tetto di sconti uguali per tutti, librerie e siti Internet, non oltre il 5 per cento, sul modello franco-tedesco: oggi la soglia consentita è del 15. A mantenere lo sconto più alto dovrebbe essere l’editoria scolastica, ma il dibattito è forte, considerato che Amazon è di fatto la sola libreria che può permetterselo: «Davide contro Golia», nota Pietro Freggio, “La fenice” di Brescia: «L’anno scorso qui ha chiuso un’altra libreria, impossibile non essere tagliati fuori a queste condizioni. Siamo missionari della cultura. Sappiamo che un libro trasforma, può far rinascere dalle ceneri, ma siamo davvero sfavoriti». Più di 2000 le librerie che hanno abbassato le saracinesche dal 2011 al 2016; 200 solo a Roma, in dieci anni.

«Serve tutto: il sostegno istituzionale e l’educazione alla lettura. Bisogna regolamentare Amazon ma investire anche nelle scuole. E far conoscere l’intera filiera del libro: sulla formazione noi librai stiamo facendo molto. Altrettanto deve fare il sistema scolastico», interviene Barbara Pieralice che con la sorella Francesca è anima della libreria Nuova Europa - I Granai: non c’è autore, piccolo o noto, che non ambisca a inserire il suo libro nel calendario di aperitivi letterari della libreria: fuori dai circuiti più agevoli, in un centro commerciale di Roma sud, ma riconosciuta garanzia di professionalità e di passione. «Lo Strega è una boccata d’ossigeno per le librerie, è importantissimo. Naturalmente sta al libraio saperne sfruttare l’opportunità. Con il nostro gruppo di lettura abbiamo promosso incontri sui vincitori storici del Premio, per far riprendere in mano libri come “L’isola di Arturo”, “Lessico famigliare”, “La strada per Roma”. I risultati, anche commerciali, sono stati ottimi. Questi libri hanno tutti un grosso potenziale di vendita. È possibile che si replichi ciò che accadde nel 2010, quando vinse Antonio Pennacchi con “Canale Mussolini” per pochi voti su Silvia Avallone e “Acciaio”, libro da noi amato sin dall’inizio: dal punto di vista delle vendite equivalsero a due premi Strega. Scurati vende. Diversamente dal solito, è un libro acquistato anche dagli uomini».

«Quando ci volteremo indietro a guardare la storia d’Italia attraverso i premi Strega, e ci domanderemo perché nel 2019 tanto risalto abbia avuto un libro come quello di Scurati, sarà evidente che stava esprimendo il tema più urgente del Paese: non è forse intorno ad M. che continuiamo a girare?», commenta Enza Campino, libraia di Gaeta di grande esperienza, che a Formia organizza ogni estate bagni di folla con gli autori (il 25 luglio Roberto Saviano, il 27 agosto Scurati e Francesco Piccolo, suo sponsor allo Strega): «I libri nella parte alta delle classifiche sono quelli che riescono ad attirare l’attenzione anche dei lettori non forti. I lettori occasionali vogliono un libro scritto bene, ma anche la bella storia. Se non la trovano, l’effetto Strega finisce. Il libro di Scurati rappresenta l’equivalente di “Storia della mia gente” di Edoardo Nesi nel 2011, che raccontava la decadenza della provincia e del made in Italy, simboleggiato da quel loden di straordinaria fattura, in una Prato invasa dai cinesi».

« “M.” dimostra che la gente, se vale la pena, è disposta ad affrontare letture lunghe e impegnative», nota Maurizio Guagnano di Liberrima, eccellenza all’ombra del barocco di Lecce: «Lo Strega è l’occasione per mettere in campo iniziative speciali. Il nostro gruppo di lettura, che ha cominciato a selezionare i libri già prima della dozzina, sta per proclamare il suo vincitore, insieme con i nostri lettori».

Uomini e donne. Che, si sa, leggono di più. E spesso prediligono le autrici. Come Benedetta Cibrario, seconda in cinquina: 15 mila le copie vendute del suo “Il rumore del mondo”, Mondadori, ora in crescita. «Io scelgo lei», dice Annalisa Del Monte da Macerata. «Il libro più interessante è quello di Cibrario», conferma Tino Malini, La memoria del mondo di Magenta: «Dove l’acquisto è una scelta d’impulso, come nella grande distribuzione, la fascetta o la visibilità sui giornali incide. Nelle librerie indipendenti influisce di più il lavoro del libraio. Per noi i premi contano relativamente. È l’iperproduzione il problema: troppi libri per un numero di lettori sempre più ridotto». Oltre 60 mila i libri stampati ogni anno in Italia. «Lo Strega è l’unico premio che fa bene al mercato», assicura Giorgio Lieto, da 30 anni libraio a Napoli. «La qualità di questi libri è innegabile», sottolinea Claudio Aicardi di Gulliver, Torino: «Anche se non è autore facile, scelgo Scurati: non è mai banale».

«L’ho sentito presentare il libro e mi è parso diverso: ora incanta la platea. E sa conquistarla con simpatia», precisa Antonio Zaglia della Libreria Gregoriana Estense, Este: «Qui siamo molto legati al Campiello. Amiamo Cibrario dalla vittoria nel 2010. Ma credo che meriti di vincere Scurati: c’è grande studio dietro al suo libro. E ha avuto più coraggio di tutti scegliendo quell’argomento»: Mussolini, l’uomo «che più d’ogni altro ha marchiato a sangue il corpo dell’Italia».

Di prove tecniche di simpatia c’è gran bisogno.

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