Sempre più veloci, sempre più scorretti. Se per la prima commedia sui lager nazisti abbiamo dovuto aspettare cinquant’anni, il primo film comico sulla tragedia dei migranti arriva quasi in diretta. Con allusioni freschissime alla situazione politica italiana (ma anche europea). E molte battute che si avventurano fragorosamente oltre la soglia della decenza. Si poteva temere che per il suo primo film da regista Luca Medici alias Checco Zalone sarebbe andato sul sicuro. Invece il temerario comico pugliese (con Paolo Virzì co-sceneggiatore) alza il tiro e rischia. In ogni senso. Girato per buona parte tra Marocco e Kenya, “Tolo Tolo” è quasi un kolossal che riepiloga e fa esplodere per così dire da dentro tutti i più insidiosi luoghi comuni del nostro razzismo, conclamato o inconsapevole, seguendo le peripezie del protagonista.
Così Checco passa da imprenditore fallito a “migrante” bianco, di ritorno nel paese da cui era fuggito per bancarotta. Da figlio di mamma iperpremurosa a prigioniero dei lager libici. Da arciitaliano tutto griffato a profugo nel deserto e poi addirittura naufrago, unico europeo su un barcone di africani. Anche se perfino qui, nel momento potenzialmente più drammatico e insostenibile, Checco Zalone fa Checco Zalone intonando una serie di rime ribalde (a tratti un po’ coperte dalla musica, forse non a caso).
Morale: si ride ancora molto, benché meno fragorosamente, sul fronte italiano (i parenti che sperano che «si estingua» così si estinguono anche i suoi debiti; il compaesano ignorante che fa una carriera politica fulminante; lo stesso Checco che quando è in crisi parla e si muove come Mussolini, l’idea più bella del film). Si fa un po’ più fatica sul fronte africano perché la bella di cui si innamora, il suo adorabile bimbetto, l’amicone appassionato di cinema italiano, sono solo simpatiche figurine di servizio.
E forse non basta sognare una nazionale tutta composta di giocatori neri, come si vede in uno dei tanti flash memorabili. Bisogna anche farli giocare e segnare. Ma la strada è lunga e insidiosa, ci vuole tempo. Con tutto il seguito (e il potere non solo simbolico) che si ritrova, Checco Zalone ha rotto il ghiaccio, accidenti se lo ha rotto. Adesso tocca a noi guardare, ridere, capire. perché “Tolo Tolo” a modo suo è anche un film esigente. E questo non era davvero scontato.