La preparazione atletica non c’è stata, l’adrenalina latita e il caldo impera. Ma lo spettatore di calcio post pandemia sa che ogni mattina si sveglia e deve cominciare a correre dietro a quelli che corrono. Una sorta di tour de force formato campionato con telecomando alla mano, per affrontare, col dovuto distanziamento, almeno i tempi regolamentari.
Dopo fiumi di parole sulla possibilità di riapertura degli stadi, il campionato ha riacceso i motori con dei tempi talmente ristretti che in confronto i giorni a disposizione dei quattro protagonisti della Grande abbuffata per arrivare al suicidio sembrano biblici. Mediamente, mantenendosi sul vago e senza fare dei conti al millimetro, si gioca sempre. Ogni giorno. A tutte le ore. Senza alcuna pietà.
Si comincia con l’afa del pomeriggio e si termina la giornata agonistica ampiamente dopo cena, quando l’ora è volta al desio da un bel pezzo. Il che comporta una serie di disagi da ordinario tifo capaci di trasformare gli appassionati del contropiede in un team di campioni dalla forma invidiabile.
Ora, se già il campionato italiano in tempi normodotati è quel che è, in questa stagione le aggravanti non mancano: l’interesse dei giocatori per la loro stessa gara è pari a quella di un torneo di “nomi cose e città”, la tattica è un ricordo, lo scopo precipuo è quello di cercare il rigore per fallo di mano, per rispetto delle tradizioni lo scudetto odora di Juve, i cori razzisti latitano, le bandierine che svolazzano sono gioiose come un villaggio vacanze di risulta, sulle sagome cartonate è meglio non dire, dello spettacolo antico restano solo gli sputi e la colonna sonora è gentilmente offerta delle bestemmie del massaggiatore di turno.
Inevitabile dunque, nonostante gli entusiasmi più o meno spontanei dei telecronisti e le interviste notturne di Diletta Leotta che gli ascolti precipitino vertiginosamente in un generale effetto seconda categoria.
Ma mettiamo il caso che il tifoso non sia arrendevole e che ci tenga davvero a seguire il suo sport preferito. In questo caso sorge spontaneo l’afflato solidale. Costretto dal ritmo incessante ad allungare la panchina sul divano, inserendo per il quinto cambio anche i parenti anziani, il tifoso tipo sa che deve amministrare bene il fiato perché subito dopo il campionato toccherà alle Coppe. Il che più o meno lo porterà con un allungo da manuale al 23 agosto, con soli due giorni di respiro giusto il tempo per un paio di stelle cadenti. Al quel punto l’effetto purè servito da Ugo Tognazzi sarà perfettamente raggiunto.
Uno a zero, palla al centro. Al Var piacendo.