Un progetto fatto di sculture interattive, curato dalla direttrice artistica Kathryn Weir, che si intitola "Giocherai nel quotidiano, correndo" (al via dall’8 luglio, fino al 2 novembre). E un modo per rafforzare quel rapporto tra identità del museo e comunità locale che rappresentano le parole d’ordine di Laura Valente, presidente della Fondazione Donnaregina per le Arti contemporanee-Museo Madre.
Lo ha detto nei mesi difficili di stop per la pandemia quando, stretta intorno alla comunità dei suoi artisti, ha fatto appello alla comunità dei visitatori: "Il museo è un’esperienza dal vivo, nessuna digitalizzazione potrà sostituire i pensieri, le intuizioni, la bellezza che sperimentiamo quando lo attraversiamo fisicamente".
E ora che il Museo ha ripreso le sue attività, Valente torna a sottolinearlo: «L’identitarietà è e sarà fondamentale. Questo museo divide a metà due quartieri simbolo di Napoli: non si può non tenere conto delle difficoltà dei giovani e dei bambini di qui. Come museo abbiamo la responsabilità di incidere sulle coscienze, di promuovere esperienze di alto livello ma anche di far entrare la gente da noi in un modo e di farla uscire cambiata, o perlomeno scossa. E con il territorio l’interazione è continua. Maurizio Braucci, col suo workshop teatrale "Arrevuoto", ha coinvolto in passato molti ragazzi a rischio, che oggi ritornano. Grazie a operatori specializzati, siamo un luogo aperto ai bambini, soprattutto quelli più emarginati. Senza perdere di vista ciò che siamo: un luogo di cultura contemporanea, con la precisa responsabilità di raccontare il presente. Soprattutto quando suscita interrogativi profondi e nuovi, come quelli attuali».
Come sta proseguendo, dopo la riapertura, l’attività del Madre?

E la comunità locale si è dimostrata disponibile a interagire con l’offerta culturale del Madre?
"Sì. Abbiamo riaperto i due cortili all'aperto del museo e trasformati in un parco aperto per le famiglie di Napoli e dell’intera Campania. Nella grande sala, da oggi ribattezzata "Piazza Madre", i bambini hanno potuto disegnare insieme a un creativo come Armando Milani i "manifesti per una nuova ecologia" e tappezzare con i loro lavori la quarta parete esterna del Madre. Con "Planting and plant love" ragazzi di età diverse hanno appreso come prendersi cura di un giardino che diventerà patrimonio collettivo. L’8 luglio debutta nel cortile grande il playground dell’artista nigeriana Temitayo Ogunbiyi. Curato da Kathryn Weir, il lavoro e si ispira alle tecniche di acconciatura e all'itinerario tracciato da Google Maps tra Lagos e Napoli, un terreno di gioco pensato in un’ottica di distanziamento, sicurezza, e condivisione rispettosa degli spazi altrui. Un'istituzione pubblica deve interrogarsi, indagare e raccontare il rpesente, sperimentando nuove forme di sostegno e vicinanza alla sua comunità".
Il museo promuove anche buone pratiche, all’insegna della sostenibilità. Nel corso di un’altra intervista mi aveva accennato ad "allestimenti sospesi". Verranno realizzati, chi potrà fruirne?
"La Fondazione Donnaregina ha deciso di avviare, proprio in occasione di Madrefactory2020, la prima pratica di allestimento sospeso. Gli arredi delle mostre in smontaggio non verranno distrutti ma entreranno a far parte di in un circuito virtuoso che consentirà il riciclo dei materiali e supporterà fattivamente le altre realtà del territorio. Il primo allestimento sospeso sarà in favore di Fabula, "laboratorio di Comunità" che con un finanziamento pubblico aveva ristrutturato l’ex Municipio di Atella per farne la nuova sede del loro Museo Archeologico. Il progetto è stato scelto per dare un segnale forte di sostegno ad un’esperienza che lo scorso anno, pochi giorni dopo aver ricevuto la concessione di un immobile confiscato alla camorra, è stata bersaglio di atti vandalici che l’hanno distrutta. Dimostreremo di essere al loro fianco concretamente: dopo la chiusura della mostra "I sei anni di Marcello Rumma, 1965 – 1970", saremo al lavoro con tutto lo staff per attivare i trasporti dell’allestimento".

A proposito della riapertura scolastica, si è parlato di recente anche di scuola diffusa. Cosa ne pensa? Le sembra percorribile l’ipotesi di ospitare i ragazzi per le lezioni, per fronteggiare il problema di classi troppo anguste?
"Assolutamente. Abbiamo due grandi cortili e un terrazzo che si affaccia sul centro storico. Sarebbe una grande occasione per ridefinire il concetto di spazio museale. E non solo in un’ottica di ospitalità nelle emergenze. Museo, scuola, ricerca, formazione, creatività, digitale. Anche qui è la parola "integrazione" a fare la differenza: è fondamentale per attivare un processo democratico che potrebbe trasformare musei e scuole in due compagni di banco. Lo so, oggi sembra una strana coppia ma domani… Domani tutto è possibile, ecco cosa ci piacerebbe che venisse insegnato al Madre".