Ogni mattina un ragazzino si sveglia e comincia a correre perché sa che la televisione lo sta cercando. È la buffa deriva di un mezzo che raschia i barili, trovando nella malcapitata fanciullezza abbandonata a se stessa la sua nuova pietra filosofale. Così dopo averli lasciati tra presidi impettiti, sorveglianti armate di forbici, sergenti medagliati, conventi imbottiti di suore illuminate e altre facezie dai gusti dubbi, l’allegra brigata di under 18 accuratamente selezionata in base ai follower del terzo millennio è sbarcata in campagna. Trattasi di “Wild Teens” (già su Discovery + e ora sul Nove), praticamente Il Collegio che si dà un tono col titolo in inglese.
In sintesi, prendi delle famiglie infelici ognuna a modo loro, falle inorgoglire davanti a uno specchietto per le allodole a forma di telecamera, che tanto le strategie educative sono state gettate alle ortiche da quel dì e catapulta acne e sentimento tra i campi in balia di un fattore in canotta strappato giusto per un attimo dal suo ruolo principe di amante di Lady Chatterley.
L’assunto simil moralista è sempre lo stesso: sei uno stolido nullafacente perché a 13 anni ancora non sei in grado di assumerti le tue responsabilità? Passi il tuo tempo a un cellulare che peraltro sommessamente ti è stato fornito e concesso dalla famiglia di cui sopra? Non hai altri impegni intellettuali al di là di quelli endemici della tua condizione di adolescente? È ora di finirla, Giamburrasca sciocco che non sei altro. Così i parenti serpenti anziché farsi un sano esame di coscienza sulle improvvisate bizzarrie punitive, prendono la bella gioventù spaurita, perlopiù insettofobica, che nutre un profondo odio per le galline, ed è in preda al panico alla vista dei cavalli e la abbandona letteralmente in un luogo consono, ovvero nei campi della fattoria.
Una volta armati di falce e non sia mai di martello, i piccoli eroi di risulta cercano di arrivare a fine percorso facendo finta che infilare le mani in una mucca sia la strada inevitabile verso la fame di notorietà. E pazienza se durante l’arduo percorso al grido di “chi semina raccoglie” gli resti tra dita sporche di terra solo un pugno di mosche. L’importante è che subiscano sprazzi di vita dura come solo la campagna televisiva sa regalare, secondo i soliti inutili meccanismi da reality luddista. Mentre i genitori, uno o due a piacere, si crogiolano per qualche puntata nei panni della Magnani di “Bellissima”. In attesa di liberarsi dei pargoli con il prossimo show, che tanto manca poco. Altro che Dad.