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Cultura
gennaio, 2022

Da Gerusalemme a Mumbay, un giro del mondo in cinque librerie

La “Casa dei libri” della città indiana. Quella che ha raccolto l’eredità di Edward Said. E il Diwan fondato da tre donne al Cairo. Il meglio dei bookshop del mondo, per resistere alla tentazione dell’acquisto online. Dalla newsletter de L’Espresso sulla galassia culturale arabo-islamica

È comodo trovare sul web ogni libro, nuovo o vecchio, di cui ti viene voglia, e vederlo arrivare a casa tua in un paio di giorni. Ma accanto al boom delle vendite online, stanno riprendendo piede le librerie, complice la nostalgia per il fascino della flanerie tra tavoli pieni di volumi dove forse quello che volevi non c’è, ma ci sono decine di libri che non stavi cercando e che invece ti riempiranno un giorno, una settimana, forse una vita.

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Per questo in tutto il mondo le librerie indipendenti stanno vivendo un momento di gloria: un successo sicuramente piccolo in termini di fatturato, se paragonato a quello dei colossi della distribuzione online ma anche alle catene librarie, ma grande nel loro quartiere o nella città. Dove una libreria, luogo di aggregazione e centro culturale, è tanto più prestigiosa e preziosa quanto più è circondata da un contesto difficile. Che è spesso il caso di chi vende libri in paesi del mondo arabo-islamico.

È a Gerusalemme est l’Educational Bookshop di Mahmoud Muna (ne ha scritto Silvia De Marco su Arabopop). Già la sede di questo negozio è leggendaria: è nata nel 1984 nei locali in cui si trovava la libreria della famiglia di Edward Said. Ai libri di questo studioso palestinese trapiantato negli Usa è dedicato un intero scaffale vicino all’ingresso. È una libreria militante, nata per sostenere l’identità palestinese nel cuore della capitale contesa. Una missione che all’inizio si concentrava sui volumi in lingua araba, ma che nel nuovo secolo si è allargata all’editoria in lingua inglese.

In una sede aperta nel 2009, e diventata un indirizzo consigliato da guide turistiche come la Lonely Planet, abitanti e visitatori poliglotti della cosmopolita Gerusalemme trovano i saggi, anche di autori israeliani, che espongono il punto di vista palestinese o raccontano in modo critico la gestione del Paese: da “Peace and discontents” di Said ai volumi dello storico israeliano Ilan Pappè (come “La pulizia etnica della Palestina”, in italiano da Fazi). Più spazio per romanzi, racconti e poesia nei locali dedicati all’editoria in arabo: un bisogno di evasione che i librai, Muna e i suoi sei figli, assecondano cercando però di consigliare ai lettori palestinesi anche testi più impegnati.

Quanto sia avventuroso fondare una libreria in un Paese islamico lo ha raccontato bene Nadia Wassef, la “Libraia del Cairo” (Garzanti). Quando Nadia, la sorella Hind e l’amica Nihal hanno deciso di aprire Diwan nel cuore della capitale egiziana, la loro idea sembrava una follia. Oggi da quella piccola libreria indipendente è nata una catena di successo, con 150 dipendenti e un prestigio culturale riconosciuto in tutto il mondo arabo. E una storia profondamente legata all’evoluzione dell’Egitto, che ha però molto da raccontare a chiunque frequenti una libreria, anche in Occidente.

Basta una passeggiata sul sito di Diwan per rendersi conto della capacità di mescolare generi e lettori: dalla biografia di Will Smith all’edizione araba dei romanzi di Sally Rooney, la popolare scrittrice irlandese che ha fatto scalpore negando l’autorizzazione alla traduzione in ebraico del suo ultimo titolo in segno di appoggio alla BDS (campagna di boicottaggio che si oppone alle violazioni dei diritti dei palestinesi da parte del governo israeliano). Agli appuntamenti per conferenze, workshop e presentazioni di libri si affiancano sezioni che propongono una selezione di prodotti di cartoleria e wellness, come saponi e profumi figli della antichissima tradizione egiziana.

Piccola e poliglotta, “Les Insolites” di Tangeri è una delle migliori librerie del mondo secondo il Financial Times. Aperta nel 2009 da Stéphanie Gaou, nata a Cannes ma trapiantata in Marocco, propone accanto a volumi in francese, inglese, arabo e spagnolo anche mostre di artisti locali o ispirati dal Nordafrica. Ma anche caffè e cucina, incontri letterari e rassegne culturali. L’anno scorso Les Insolites è stata premiata dalla rivista francese Livers Hebdo con il Prix librairie hors de France: un premnio dovuto in particolare a un’iniziativa simile al “caffè sospeso”. La libreria propone a “lettori forti” di finanziare l’acquisto di libri per chi non può permetterseli: e poi, se il finanziatore e il beneficiato ne hanno voglia, li fa incontrare.

È tra i preferiti del Financial Times anche il Jazzhole di Lagos, negozio che accosta letteratura e musica, frequentato da due glorie locali come Chimamanda Ngozi Adichie e Teju Cole. Accanto ai libri e ai dischi, Jazzhole è anche un caffè e un luogo di incontro e di concerti: durante il lockdown ha ospitato le performance di Tiwa Savage, star dell’Afrobeats, trasmesse della New York Public Radio.

Del resto è dalla musica che è nato questo indirizzo ormai famoso in tutto il mondo: Kunle Tejuosho lo ha fondato nel 1991 come contraltare musicale alla libreria gestita da sua madre. Oggi propone un assortimento musicale che comprende il meglio della musica africana contemporanea ma parte dagli anni Settanta – amatissimi e imitatissimi dai musicisti di oggi.

Una sola tra le librerie citate dal quotidiano inglese ha nel nome la parola “kitab”, arabo per libro. Però non ci troverete libri in arabo ma in Hindi, Marathi, Gujarati: Kitab Khana, a Mumbay, è in prima linea nel sostegno delle lingue locali che rischiano di essere schiacciate dall’inglese. Il nome viene dalle “Case del libro”, le grandi biblioteche dei Moghul, i sovrani musulmani che regnarono sulla gran parte della penisola indiana.

Orgogliosamente consacrata solo alla vendita di volumi, con grandi sale foderate di legno che la fanno somigliare a una biblioteca, Kitab Khana ha riaperto da poco dopo essere stata distrutta da un incendio, e per colpa della pandemia ha dovuto rinunciare agli incontri culturali che erano il suo fiore all’occhiello. Ma resiste, dando prova di una resilienza che i librai di tutto il mondo conoscono bene.

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