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Cultura
ottobre, 2023

Lodo Guenzi e il piacere della cultura riservato a chi non dorme

Lodo Guenzi
Lodo Guenzi

Il bel programma "Tutto quanto fa cultura" è tristemente confinato a tarda notte. Per i pochi appassionati che non si vogliono arrendere

Ci sono cose che suscitano una tenerezza immediata, naturale, per la loro insita fragilità: i bambini, i cuccioli tutti e gli spettatori appassionati di cultura. 

 

Quest’ultima categoria ormai è a rischio estinzione, tipo l’orso marsicano, un po’ per mancanza di materia prima e un po’ per le difficoltà a cui viene sottoposta, a mo’ di stress test per cercare di seguire quel poco che passa il convento. Un esempio recente è “Tutto quanto fa cultura”, una parentesi di RaiDue, che viene presentata come una seconda serata. In realtà il programma inizia il suo racconto curioso alla ricerca di sprazzi intelligenti che ormai si è fatta l’una di notte, praticamente il giorno dopo e non si capisce bene che senso abbia mettere così alla prova i pochi animi motivati che vorrebbero solo poter guardare una volta tanto un prodotto ben fatto. 

 

Alla guida di questo marziano che mescola le arti più varie cercando di esplorare temi complessi con la semplicità delle parole dette bene, c’è un altro marziano della tv, Lodo Guenzi da Bologna, quello strano attore, musicista, conduttore che fece ballare una signora di 84 anni sulle note di una canzone anarchica che parlava di lavoro in un Paese in cui al lavoro nessuno credeva più e che, passando con quella faccia un po’ sgualcita da Pupi Avati allo Stato Sociale, dalla giuria di “X Factor” alla lettura di “Signor tenente” di Giorgio Faletti per il programma di Fiorello, ha spesso regalato ai più quella sensazione di esser lì per caso ma poi già che ci si trova tanto vale mettersi comodi. Guenzi compare tenendo stretto il filo del tema di ogni puntata, che si snocciola a suon di repertorio prezioso (e che Dio protegga le Teche Rai). 

 

Così per affrontare obbedienza e disobbedienza passa da Raffaella Carrà regina di libertà in tempi non sospetti all’architettura non convenzionale, per affrontare l’incompiutezza si spinge ad analizzare quello strano morbo che affligge a volte i più grandi e che non gli permette di far uscire dalle loro teste delle opere che sarebbero magnifiche se solo trovassero il modo di esistere e ricorda il Don Chisciotte mai nato di Orson Welles e quello di Terry Gilliam. In un continuo fluido di cinema, arte, matite, improvvisazione, invenzioni televisive e parecchi dovuti omaggi, il programma lega il passato al presente e scoprendo una serie di piccoli tesori dell’ingegno, mescola alto e basso ben sapendo che la cultura non se ne avrà a male. 

 

Alla fine, spiazzati e contenti per questo oggetto misterioso, viene solo da chiedersi per quale motivo viale Mazzini non lo abbia sbandierato e protetto come meritava anziché confinarlo alla luce della luna. Come un orso marsicano.

 

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DA GUARDARE 
Per i ragazzi degli anni ‘90 la scoperta dell’horror è cominciata alle elementari leggendo dei libriccini che parlavano con ironia di fantasmi, case stregate e vermi assassini. Oggi Disney+ regala la versione seriale di quei “Piccoli brividi” mantenendo intatta quella stessa terrificante leggerezza.

MA ANCHE NO
Si dice spesso l’ultima frontiera dei reality ma l’esperienza insegna che al peggio non c’è mai fine. Così guardando la produzione brasiliana su Netflix dall’illuminante titolo “Isolati con la suocera” viene solo da sperare che in Italia ancora non se ne siano accorti. Pur nell’assoluta certezza che non sarà così.

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