Via il sipario e ciò che appare davanti agli occhi lascia senza fiato. Un albero frondoso che affonda le sue radici dietro le quinte occupa la scena di questo “Romeo e Giulietta” così fresco e contemporaneo. Mario Martone firma per la prima volta la regia di una produzione del Piccolo Teatro Strehler di Milano, che mai aveva avuto in cartellone il titolo dell’opera più famosa di Shakespeare. La scenografia creata da Margherita Palli è una foresta sospesa, che con i suoi rami intrecciati pronti a nascondere o a svelare diventa metafora della vita (morte o salvezza?).
Nell’intreccio fitto dei rami si mimetizzano le passerelle e i “balconi” lungo i quali spuntano i personaggi e il mondo degli adolescenti inquieti si scontra con quello degli adulti infetti. Su quest’asse di conflittualità fra due generazioni che non riescono a dialogare si muove il “Romeo e Giulietta” di Martone, che spinge l’acceleratore della contemporaneità, trasformando una tragedia rinascimentale in un affresco tumultuoso dei nostri giorni (amori, incomunicabilità, pandemia...).
A dare corpo e voce a questa storia universale c’è un cast straordinario di attori giovanissimi, una trentina di interpreti la cui età media è inferiore ai 30 anni, a partire da Romeo - Francesco Gheghi, 19 anni - e da Giulietta – Anita Serafini, 15 anni, la più giovane del gruppo – fino al resto della compagnia dove spicca un energico Alessandro Bay Rossi nel ruolo di Mercuzio. Ad affiancarli ci sono anche attori consolidati, come Lucrezia Guidone e Michele Di Mauro (coniugi Capuleti) o Licia Lanera, perfetta nel ruolo della balia che Martone trasforma in zia Angelica, strampalata confidente di Giulietta. Ai piedi del grande albero si consuma lo scontro fra le famiglie Capuleti e Montecchi. E nella guerra tra le due giovani bande come non pensare a Willy Monteiro o a Thomas Bricca, vittime dei loro coetanei? La violenza verbale che agita la nostra società ci viene sbattuta in faccia dalla traduzione di Chiara Lagani, che usa linguaggi diversi per sottolineare ancor di più lo scollamento fra adulti scurrili e adolescenti ribelli. Come dice ai due giovani Frate Lorenzo (Gabriele Benedetti): «Ma voi come parlate?». Tuttavia Martone sceglie di restare fedele al testo, anche se abolisce la figura del Principe, come a sottolineare l’assenza della politica. Per fortuna ci sono i giovani, e Martone sembra tifare per loro, anche se qui non c’è un lieto fine. Eppure, per tre ore sospiriamo, temiamo, parteggiamo: non è questa una vittoria? Correte a vedere.
Romeo e Giulietta
adattamento e regia Mario Martone
Piccolo Teatro Strehler, Milano,
fino al 6 aprile