Scene rallentate, tableau vivant, sufismo e iconografia cristiana. A Palazzo Reale una grande mostra dedicata all’artista newyorkese

Quando ha solo sei anni, Bill Viola cade in un lago mentre gioca con i cuginetti. Non sa nuotare e, una volta immerso completamente, mentre sta affogando spalanca gli occhi e anziché andare nel panico ammira le forme della luce che si infrangono nel lago, i raggi di sole che scendono sott’acqua e illuminano quel paesaggio lento sotto la superficie. Pochi secondi sembrano un’eternità se stai morendo, ma anche se sei in estasi. Per fortuna lo zio se ne accorge, si tuffa, lo salva.

 

Forse proprio quell’esperienza ha segnato per sempre la vita del più noto video artista del mondo, che da quel momento avrebbe cercato di riprodurre con le sue mani quel panorama poetico e intimo che aveva vissuto per una manciata di secondi.

 

A Palazzo Reale di Milano arriva una grande retrospettiva a lui dedicata, con quindici capolavori esposti. E se le leggi della fisica rendono relativo il tempo, quelle dell’arte ci riescono con lo spazio: sembrano poche quindici opere per una grande mostra, ma sono invece moltissime, perché ci vorrebbero ore per vedere la mostra nella sua interezza.

 

Sì perché Bill Viola rallenta scene di pochi secondi fino a farle durare interminabili minuti, costringendoci subito a fare i conti con la nostra fame di velocità: vogliamo che il racconto si completi e sgomitiamo inizialmente. Poco a poco però questa voracità lascia il passo alla contemplazione ed ecco sparire la nostra foga per la narrazione.

 

In opere come “The Raft”, che vede molte persone colpite da un grande ammasso d’acqua, ci concentreremo sul disorientamento negli occhi dei protagonisti più che sull’azione; invece in quella sorta di tableau vivant della “Visitazione di Pontormo” la morbosa curiosità per le chiacchiere di quelle donne che si avvicinano lascerà il posto all’intensità del colore e alla densità della materia, che poco a poco trasformeranno un capolavoro del rinascimento in una sorta di astrazione plastica.

 

Questa svolta visionaria di Bill Viola ha origine negli anni Ottanta, quando il suo lavoro si fa universale, concentrandosi su concetti assoluti come morte, nascita, coscienza. La sua maturità artistica arriva quando abbandona completamente il lessico narrativo per avvicinarsi a installazioni che scandiscono il dettaglio, dove una smorfia da impercettibile diventa protagonista. Il misticismo orientale e il sufismo islamico entrano nella sua poetica in quegli anni, ma successivamente Viola - di famiglia cattolica - si avvicina all’iconografia cristiana.

 

Al timone dell’operazione – visitabile fino al 25 giugno – la moglie dell’artista Kira Perov che ha curato la mostra e Iole Siena, presidente della società che l’ha prodotta, Arthemisia. Bill Viola, invece, non si vede in pubblico da po’.

 

LUCI
Da pochi giorni nelle librerie si trovano i volumi di una nuova casa editrice d’arte: Politi Seganfreddo edizioni. Il logo scelto è un rabdomante e la dice lunga sull’ambizione di trovare i segni nascosti dell’arte. Fare libri oggi è un atto temerario e rivoluzionario!

 

E OMBRE
L’incremento dei costi dell’energia nell’ultimo anno costringe il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato ad aggiungere il mercoledì ai giorni di chiusura: da questa settimana e fino alla fine dell’anno il museo rimarrà aperto dal giovedì alla domenica.

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