Amal Amin è una di quelle donne che fanno vacillare le certezze dell’Occidente sulla condizione femminile nel mondo islamico. Egiziana, docente di nanotecnologie, ha fondato due degli organismi più combattivi a livello mondiale per l’inclusione delle donne nella ricerca scientifica, Women in Science Without Borders (Wiswb) e World Forum for Women in Science.
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Domenica 23 aprile Amin sarà a Roma, tra i protagonisti del Festival delle Scienze. In programma un dialogo con Clarissa Rios, peruviana esperta di gestione dei rischi catastrofici e di diplomazia scientifica presso il Centre for the Study of Existential Risk dell’Università di Cambridge. Al centro dell’incontro, moderato da Giacomo Destro (autore di “Ragione di Stato, ragione di scienza. Storie di scienza, spionaggio e politica internazionale") ci sarà il dibattito per una ricerca aperta, globale e inclusiva, non solo rispetto alle differenze di genere ma anche al rapporto tra i Paesi del Nord e del Sud del mondo. Un dibattito che la professoressa Amin ha approfondito in questa intervista.
Lei ha fondato Women in Science Without Borders (WISWB) e il World Forum for Women in Science. Che risultati avete avuto finora?
«Oggi si parla molto del problema del coinvolgimento delle donne nella ricerca scientifica, e ci sono in tutto il mondo molti programmi e fondi privati che si impegnano ad aiutare le donne nella scienza, oltre a quelli istituzionali e ufficiali. Quando ho fondato Wiswb ho voluto creare una nuova piattaforma per aiutare a risolvere i problemi che ancora rimanevano in sospeso: per coinvolgere la società, i responsabili politici, i media, gli scienziati (maschi e femmine) e tutte le parti interessate a un modello o comunità condivisa. Wiswb si propone di condividere discussioni ed esperienze in modo da affrontare tutti i problemi in modo più concreto e interattivo. Allo stesso tempo vogliamo lavorare insieme per risolvere i problemi della società sia a livello locale che globale per ottenere uno sviluppo sostenibile: lo slogan principale di Wiswb è proprio “scienza per lo sviluppo sostenibile”. In quest’ottica, il nostro scopo principale è contribuire a raggiungere gli “Obiettivi di sviluppo sostenibile” indicati dall’Onu, inclusa l'uguaglianza di genere, che è l’obiettivo numero 5. Attraverso Wiswb, spero di costruire una comunità basata sulla scienza e sull’inclusione di genere che sarà di grande aiuto nel reale sviluppo di ogni aspetto della società».
E come agisce questa organizzazione?
«Wiswb ha diverse iniziative per facilitare la comunicazione e la cooperazione tra tutte le parti interessate. Il principale incontro annuale è il Forum mondiale per le donne nella scienza, dove gli scienziati e le altre parti interessate possono interagire in un campo neutro, prendendo la scienza come strumento logico neutro che permette la collaborazione. È un incontro che consente di interagire, di presentare ricerche all'avanguardia e nuove idee sui principali temi legati agli obiettivi dell’Onu: il fatto che siano presenti non solo scienziati ma anche rappresentanti della politica permette di far nascere nuovi progetti e nuove forme di cooperazione. Grazie a Wiswb e al Forum
mondiale per le donne nella scienza abbiamo aiutato a creare una rete di collaborazioni in tutto il mondo tra scienziati di generi e background culturali diversi: le nostre socie provengono da circa 70 Paesi, sia sviluppati che in via di sviluppo. Inoltre, noi offriamo a chi partecipa ai nostri eventi la possibilità di corsi di formazione che permettono di migliorare le qualifiche su argomenti vari come la diplomazia scientifica, la comunicazione scientifica, la gestione di un gruppo… Noi crediamo nell’inclusione ma, allo stesso tempo, incoraggiamo l'eccellenza in entrambi i sessi a fronte delle stesse opportunità. Inoltre, organizziamo per i giovani ricercatori e per studenti eventi collaterali sui temi degli Obiettivi dell’Onu, in particolare su cibo, acqua, energia, salute, istruzione. E incoraggiamo i giovani a formare squadre miste perché questo aiuta a costruire un futuro inclusivo. Tra le nostre attività, organizziamo anche sessioni di tutoraggio che evidenziando le storie di successo di donne nella scienza, e le esperienze di modelli che ispirano le nuove generazioni. Wiswb si sta diffondendo in tutto il mondo: abbiamo sempre più soci e cerchiamo di incoraggiare una sempre maggiore interazione tra scienziate e altri gruppi interessati. Stiamo diventando una voce sempre più importante per le donne nel mondo scientifico e sogniamo un futuro inclusivo, senza barriere di genere, un futuro in cui la scienza sarà per tutti».
Ma perché è importante coinvolgere più donne nella ricerca scientifica? Porta miglioramenti alla società o può dare alla scienza indirizzi diversi? Glielo chiedo perché negli anni della crisi economica si è visto che le aziende gestite anche da donne avevano perdite minori: c’è una via femminile alla ricerca?
«Le donne costituiscono metà della società: quindi, come è possibile trascurare il loro contributo o le loro aspirazioni? Dovrebbero poter prendere parte a tutti gli ambiti della vita, compresa la scienza, poiché la maggiore rappresentatività dei generi si tradurrà sicuramente in una maggiore creatività. La scienza e l'industria in particolare devono essere più inclusive per rispecchiare meglio la società: per rispondere in maniera realistica ai bisogni delle persone e realizzare prodotti e ricerche che consentono lo sviluppo in forme più produttive e realistiche. Per quanto riguarda poi alcuni settori che sono rivolti in particolare a un pubblico femminile, è meglio che siano gestiti da donne: e questo vale anche nel campo dell’industria e dell’innovazione».
Lei viene dall’Egitto, un paese che è stato fondamentale nel periodo in cui la scienza islamica era all’avanguardia nel mondo. Ma anche oggi alcuni ricercatori egiziani sono al top. Quali sono i settori più dinamici nella ricerca egiziana? E ci sono legami con le radici storiche della ricerca?
«L'Egitto è la culla della più antica civiltà sviluppata della storia, la grande civiltà egizia. Poi ha ospitato o interagito con civiltà e culture diverse, in particolare quella islamica: l'interazione della civiltà islamica con la storia e la cultura egiziane ha arricchito entrambe le culture. L'Egitto ha beneficiato del progresso e dello sviluppo della scienza islamica fino a quando, alla fine del Medio Evo, la ricerca scientifica si è spostata in Europa e nei Paesi occidentali. Tuttavia, nella nostra storia recente, abbiamo avuto diverse star della scienza che hanno fatto parte della comunità scientifica dentro e fuori dall'Egitto: penso ad Ahmed Zewail che ha lavorato negli Stati Uniti e ha ottenuto il premio Nobel, a Faruk ElBaz che ha lavorato alla Nasa e a molti altri. Al giorno d'oggi, c'è una grande spinta verso il progresso scientifico, che è visto come il vero pilastro dello sviluppo: i fondi aumentano e le politiche per favorire scienza e tecnologia diventano sempre più importanti. Inoltre, c'è un'attenzione particolare per aumentare e attivare la cooperazione tra ricerca e industria e per incoraggiare l'imprenditorialità basata sulla scienza».
A Roma parlerà con Clarissa Rios: lei insegna nanotecnologie, Rios è una esperta di gestione del rischio. Cosa avete in comune? Di cosa parlerete?
«Sono tra i fondatori di diverse iniziative scientifiche globali come la Global young academy di cui Clarissa è membro, un rappresentante delle generazioni successive. Quindi abbiamo in comune molti interessi: vogliamo creare un collegamento tra la scienza mondiale, formare giovani ricercatori che diventino i leader del futuro e contribuire allo sviluppo globale aumentando l'impatto della scienza nella società. Per questo ci impegniamo a trovare il modo di sfruttare tutto quello che la scienza può fare, incoraggiando il lavoro multidisciplinare e aumentando il networking e la “diplomazia scientifica”: la scienza può e deve aumentare e migliorare la cooperazione tra gli Stati. Uno degli argomenti di cui conto di parlare a Roma è la necessità di incoraggiare la cooperazione internazionale e multidisciplinare. La pandemia ha messo in evidenza l'importanza della cooperazione scientifica globale per risolvere problemi comuni di importanza vitale».
Uno dei temi del vostro incontro sarà il ruolo dei paesi del Sud del mondo nella ricerca scientifica mondiale. Quali sono i problemi che ostacolano questo rapporto?
«Come esseri umani viviamo tutti nello stesso mondo, quindi noi scienziati dovremmo cooperare per il bene dell’intera umanità. Durante il Covid è diventata evidente l'importanza della cooperazione scientifica internazionale ma anche della diplomazia scientifica, necessaria per lo scambio di esperienze e conoscenze che permettono azioni rapide ed efficaci. Questo è vero soprattutto durante le crisi o rispetto a casi urgenti come quelli legati ai cambiamenti climatici, alle questioni ambientali e sanitarie. Quindi, cooperazione e dialogo devono essere avviati e mantenuti costantemente aperti, sia tra i Paesi del Sud del mondo tra loro, che tra Sud e Nord. Ma è importante che soprattutto la collaborazione tra Sud e Nord sia fondata sul desiderio comune di realizzare una collaborazione efficace: e non, quindi, basata su un sistema in cui uno fornisce le tecnologie e l’altro si limita a riceverle. Ci deve essere un vero e proprio trasferimento di tecnologia e uno sviluppo mirato alle esigenze del Paese o della regione interessata. Questo richiede una formazione migliore per lo sviluppo delle risorse umane, e progetti mirati agli obiettivi che sono davvero importanti per i paesi non occidentali. Inoltre, si deve tener conto degli aspetti culturali e sociali delle popolazioni indigene. Se la cooperazione avverrà su basi reali, entrambe le parti beneficeranno della diversità di idee. E i problemi da risolvere porteranno a sviluppare nuove tecnologie più velocemente. Inoltre, lo sviluppo nel Sud alleggerirà la pressione economica sui sistemi occidentali perché saranno meno necessari aiuti o fondi. L'effettiva cooperazione davanti a un problema permetterà di affrontare qualsiasi crisi dovesse presentarsi in futuro. E aiuterà ad aumentare la consapevolezza globale della cooperazione internazionale che contribuirà a costruire pace e benessere per l'umanità superando crisi e conflitti».