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Cultura
febbraio, 2024

The Voice senior, con Antonella Clerici uno show gentile che non gioca sul rimpianto

Antonella Clerici
Antonella Clerici

Il programma di Rai Uno con gli irresistibili cantanti over mantiene intatta la sua gradevolezza. Intrisa di sincerità

Il sogno infranto, il sacrificio, il rimpianto, il riscatto. Nella tv del dolore, che tanto infanga il quotidiano sotto forma di palinsesto, il senso statico di inferiorità rispetto a quel che scorre intorno è una condizione fondamentale. Basta trovare un soggetto a caso e utilizzare la sua esperienza esclusivamente per metterla sul piatto della bilancia del chi vince e chi perde. E se il computo finale è negativo meglio, missione compiuta. Per questo negli anni la versione over di “The Voice” mantiene intatta la sua gradevolezza intrisa di sincerità: proprio perché di quel disagio da occasione perduta non sa che farsene. 

 

I concorrenti di questo buffo talent, dove la musica viene vissuta come uno zainetto leggero appoggiato sulle spalle di una vita intera, affrontano le telecamere con la stessa ansia da prestazione di chi guida il carrello del supermercato. 

 

Ognuno di loro racconta le varie strade che gli si sono parate di fronte, senza aver bisogno di sottolineare come la scelta possa essere stata un rischio mal calcolato. «Cosa ho fatto in tutti questi anni? Delle cose bellissime, ho fatto dei figli». E ancora: «Se tornassi indietro? Non cambierei niente». Una sorta di straordinarietà dell’ordinario, esistenze di lavoro e matrimoni, passate in fabbrica o in un fast food, che hanno saltellato sui palcoscenici di provincia per un bisogno necessario di accompagnarsi a una melodia, con le cravatte bene annodate e la polvere di stelle appoggiata sulle spalline. Uno show anomalo che si culla nel suo tempo passato e dove i giudici non si alzano per andarsene, non litigano tra loro e giocano su una complicità reciproca che lascia l’adrenalina sbriciolarsi altrove.

 

 A tenere le redini del tutto dietro le quinte, c’è sempre Antonella Clerici, che di sgomitare non ne ha mai avuto intenzione. Si accomoda sul divano prima dell’entrata in scena dei cantanti, gli sorride, si entusiasma, li accudisce con dolce tenerezza, lascia da parte il sapore stucchevole della retorica  evitando con eleganza di rimestare nell’eventuale dolore altrui, e regala la sua bella faccia condita di stupore, con lo stesso fare quotidiano che usa nel suo bosco del mezzogiorno. E che si stia sul calar della sera poco importa. 

 

Insomma, questo programma che in tutte le sue declinazioni (versione bambini, adolescenti, adulti, anziani, medi e quant’altro) viene guardato da Mediaset con un’ansia da clonazione che fa quasi sorridere, riesce ad accontentare senza clamore coloro che, per strana vocazione, preferiscono il morbido intrattenimento all’accanimento col coltello fra i denti.  Perché a volte guardando indietro si riesce persino a fare un passo in avanti.

 

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