Cultura
12 dicembre, 2025La Società Dante Alighieri dedica una serata speciale all’autore del Gruppo 63: conversazioni, docufilm e materiali inediti raccontano l’evoluzione della sua lingua e il suo sguardo sull’Italia contemporanea
«Nell’idea di romanzo di Arbasino le citazioni sostituiscono l’intreccio o l’avventura del romanzo tradizionale: sono altre avventure verso altri mondi noti o meno noti o ignoti». Così scrive Raffaele Manica nella sua introduzione al Meridiano Mondadori dedicato ad Alberto Arbasino. Ed è proprio a lui che la Società Dante Alighieri dedica l’evento “Stile Arbasino. Ascoltare gli italiani”, il 15 dicembre 2025, in occasione del quinto anniversario della sua morte.
Scrittore e membro del movimento letterario “Gruppo 63” - insieme a colleghi illustri come Umberto Eco e Giorgio Manganelli - poeta, critico teatrale e politico, Arbasino è stato vicepresidente della Dante dal 2001 al 2014. L’iniziativa, che rende omaggio all’opera e alla voce dell’interprete, è curata e organizzata dal segretario generale della Società Alessandro Masi e si svolgerà all’interno delle sale di Palazzo Firenze, a Roma.
«Abbiamo voluto celebrare questo personaggio a cinque anni dalla sua morte, perché resta estremamente attuale. Pier Paolo Pasolini lo considerava il più importante autore italiano del dopoguerra e ci aveva visto lungo. Con Arbasino la lingua italiana si è evoluta, si è rinnovata e ha trovato una via di durabilità. Questo evento vuole far capire ai visitatori che esiste un Arbasino inedito, di cui non tutti sanno. Spesso ci si riferisce all’autore come un mondano, ma lui era allo stesso tempo un uomo molto serio – dichiara Masi – Nei tredici anni in cui è stato qui da noi, alla Dante, ho conosciuto un Arbasino molto attento e sensibile ai problemi, ai movimenti e alle trasformazioni della nostra lingua, soprattutto dopo l’arrivo dei social».
Sarà Andrea Riccardi, presidente della Dante, ad aprire la serata con un saluto istituzionale cui seguiranno quelli della sindaca di Voghera, Paola Garlaschelli, e di Riccardo Nencini, presidente del Gabinetto scientifico e letterario G. P. Vieusseux. L’evento avrà come ospite speciale Silvia Arbasino, nipote di Alberto, che interverrà per un saluto conclusivo. Subito dopo, Riccardi e Nencini sottoscriveranno un accordo tra le due istituzioni per promuovere la lingua e la cultura italiana attraverso la valorizzazione congiunta dei rispettivi patrimoni archivistico-documentari.
Paolo Conti, editorialista del Corriere della Sera, guiderà poi la conversazione pubblica tra esperti e amici dell’autore: la storica dell’arte Anna Ottani Cavina, la giornalista e scrittrice Elisabetta Rasy, il saggista e critico letterario Raffaele Manica, lo scrittore e critico Giorgio Montefoschi e il critico letterario Andrea Cortellessa. A seguire, lo scrittore e giornalista Michele Masneri e il regista Antongiulio Panizzi introdurranno la proiezione del docufilm “Stile Alberto”, già presentato con successo alla Festa del Cinema di Roma.
A fine serata, verrà inaugurata una mostra di fotografie, libri, carte, video, documenti e riproduzioni provenienti dagli archivi della Società Dante Alighieri, dal Gabinetto Vieusseux e dalla famiglia Arbasino. «A colpirmi più di tutto sono le immagini che ritraggono Alberto. Vederlo in fotografia dà la misura della luminosità di quest’uomo, della sua partecipazione apparentemente leggera agli eventi. È anche un fatto sentimentale per me, perché lo ricordo come fosse ieri qui alla Dante insieme a noi: sempre puntualissimo, quasi come fosse un ragioniere», aggiunge il segretario generale. Tra i materiali esposti figureranno un’installazione che riproduce la postazione di lavoro dello scrittore, fotografata da Giovanna Silva, e un angolo destinato alla visione dell’intervista realizzata da Arbasino allo scrittore argentino Jorge Luis Borges per la trasmissione Rai “Scatola aperta”, nel 1977.
L’iniziativa restituirà l’immagine di un autore che ha ascoltato l’Italia più che descriverla: tic, linguaggi, trasformazioni del costume, società di massa, figure intercambiabili del “sistema”. Uno sguardo che si muoveva tra reportage, narrativa, teatro e politica, in un costante travestimento linguistico.
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