La vera ripresa delle economie occidentali non è alle porte ma i risparmiatori non devono avere paura delle azioni. Anzi, nel 2013, le Borse potrebbero regalare parecchie soddisfazioni. D'altronde, il 2012 dell'economia reale è stato pessimo eppure molte piazze finanziarie hanno recuperato terreno e sono praticamente tutte in risalita, mentre nel 2011 il rosso aveva dominato e si era salvata soltanto Wall Street con un incremento di appena 5,5 punti percentuali dell'indice Dow Jones. Per la stragrande maggioranza dei 30 esperti – gestori di patrimoni e fondi d'investimento, analisti finanziari ed economisti, interpellati da "l'Espresso", le azioni potranno regalare soddisfazioni maggiori rispetto alle obbligazioni. Un terzo del panel ritiene addirittura che l'indice di Piazza degli Affari possa crescere del 20-25 per cento. La componente azionaria del portafoglio, titoli esteri e fondi comuni investiti oltre confine compresi, dovrà essere decisamente più robusta rispetto a un anno fa. La metà degli intervistati suggerisce infatti di collocare in azioni tra il 20 e il 50 per cento del proprio "giardinetto" mobiliare, a seconda della propensione al rischio del risparmiatore/investitore.
Le più gettonate sono quattro blue chip del listino milanese: Generali, Intesa Sanpaolo sul versante finanziario ed Enel e Snam su quello energetico. Le assicurazioni triestine, per gli esperti, dopo le recenti turbolenze a livello di governo societario, con la traumatica defenestrazione di Giovanni Perissinotto, tornano a essere considerate azioni buone per i cosiddetti "cassettisti", cioè quei risparmiatori che un titolo amano tenerlo per lunghi periodi. Gestori e analisti scommettono su Mario Greco, il nuovo capo azienda, sul suo piano di riorganizzazione & tagli, con la concentrazione del business su un minor numero di marchi in Italia. I suggerimenti si concentrano anche su Enel e Snam, punte di diamante, secondo il panel, di uno dei settori con le maggiori chance di ripresa nel 2013, quello energetico.
Allargando l'orizzonte d'investimento oltre frontiera, il consiglio dei money manager è di tener d'occhio i titoli della tecnologia, che dopo la bolla dell'hi-tech era finito in parte dietro la lavagna. E ora il settore può giovarsi anche degli investimenti nelle reti infrastrutturali. Non a caso, il preferito tra i titoli azionari non italiani è quello del colosso coreano dell'elettronica Samsung, sempre più impegnato nella sfida alla californiana Apple. E se alle sue spalle c'è il classico petrolio rappresentato dalla statunitense Chevron, il terzo posto dei titoli caldi lo conquista a sorpresa Baidu, il principale motore di ricerca su internet in lingua cinese, quotato al Nasdaq, il listino dei titoli tecnologici di New York. Per anticipare la ripresa economica, tuttavia, non è il caso di trascurare i tradizionali comparti industriale e finanziario, banche comprese. Non cala l'interesse per le azioni dei gruppi farmaceutici: ricerca di nuove medicine e cura della salute sono, d'altro canto, legati a doppio filo all'invecchiamento della popolazione. Infatti, tra gli altri titoli segnati dai partecipanti al sondaggio de "l'Espresso" ci sono big del "Pharma-business" come Sanofi, Roche, Novartis e AstraZeneca.
Riflettori puntati anche sui "consumers staples", ovvero aziende multinazionali di beni di largo consumo, venduti ovunque, capaci di spostare la produzione rapidamente da un paese all'altro e di "dribblare" eventuali crisi di singoli mercati. In generale, raccomandano i gestori, è sempre meglio privilegiare azioni di società con una consolidata politica di pagamento di generosi dividendi, orientate all'export e molto attive nei Paesi emergenti. WÈ dunque il momento di rimettere piede in Borsa, per chi ne è rimasto fuori nel 2012, o di rinforzare il proprio pacchetto per chi qualche azione ce l'ha già. Perché, secondo diversi esperti, quando c'è la recessione i titoli azionari possono dimostrarsi uno scudo migliore dei bond contro l'inflazione.
A patto che i listini non precipitino, ovviamente: un'eventualità che non trova molto spazio nei radar degli addetti ai lavori. Grazie a quali motivi, se l'economia reale seguiterà a zoppicare? Persino un guru di livello mondiale come Jim O'Neill, l'economista inglese, presidente di Goldman Sachs Asset Management nonché inventore dell'acronimo Bric, vede in Piazza degli Affari una delle potenziali rivelazioni per il 2013. Per lui, Milano è uno dei mercati più interessanti insieme a Cina, Russia e Brasile (tre dei Bric, il quarto è l'India). Che ci fa il Bel Paese, la cui Borsa vale l'uno per cento della capitalizzazione mondiale, in mezzo a questi tre grandi mercati? «L'economia italiana nasconde il proprio potenziale nel sentimento negativo che la circonda dall'inizio della crisi dei debiti sovrani», sostiene O'Neill. Ora, sperò, secondo i suoi indicatori, ha toccato il fondo, è pronta a ripartire e molti investitori globali torneranno a guardare con favore all'Italia. Un bell'incoraggiamento, da parte del solone di Manchester.
Non è tuttavia l'unico banchiere d'affari a vedere rosa nel futuro tricolore. Neppure le dimissioni di Mario Monti sembrano in grado di spaventare i "fuochisti" anglosassoni. In un recente rapporto, Merrill Lynch Wealth Management sostiene per esempio che non sia così rilevante la presenza a Palazzo Chigi del professore: «Perché il programma di riforme è stato avviato e rimarrà sul tavolo anche del prossimo esecutivo». Peraltro, Merrill Lynch ritiene poco probabile che l'Italia avrà bisogno dell'intervento di salvataggio europeo. Neanche Jp Morgan Private Bank si straccia le vesti per l'uscita di scena anticipata del premier Monti: «La situazione in Italia sta migliorando», scrivono gli analisti della banca d'affari in uno studio pubblicato pochi giorni fa, «e le misure di austerità dovrebbero attenuarsi nel corso del prossimo anno, che sarà caratterizzato da emissioni a tassi più bassi. Infine, l'impegno preso dalla Banca centrale europea di Mario Draghi a fare tutto il necessario ha ridotto i rischi di contagio».
Naturalmente, dal portafoglio del bravo risparmiatore non possono certo sparire le obbligazioni. E gli esperti intervistati non chiedono certo agli italiani di tradire il loro storico amore per Bot, Btp e Cct. Angelo Drusiani di Banca Albertini Syz caldeggia Btp con una vita sopra i 5 anni, per una quota non superiore a un quarto del proprio patrimonio.
Pollice verso, per contro, ai pur sicurissimi Bund di Berlino: i titoli di Stato tedeschi, infatti, rendono talmente poco da non compensare talvolta neppure i costi necessari a comprarli a detenerli, né tantomeno sono in grado di difendere il capitale dall'erosione praticata dall'inflazione. I più aggressivi possono andare anche sui corporate bond, le obbligazioni emesse dalle società private. Piacciono soprattutto gli italiani. E nelle ultime settimane quelli lanciati da società come Generali e Telecom, ma anche da aziende non quotate come Rottapharm, si sono rapidamente rivalutati.
Un'altra arma destinata ai risparmiatori sofisticati è quello degli Etf, gli Exchange traded fund, fondi che replicano l'andamento di indici, panieri, azioni. «Grazie a questi strumenti, anche il privato può puntare su qualsiasi tipo di attività, una strategia prima praticabile solo dagli investitori istituzionali. Parlo contro il mio interesse, visto che faccio il gestore di fondi, ma secondo me un privato ben informato può piazzare anche il 70 per cento del portafoglio mobiliare in Etf», dice Alessandro Frigerio di Rmj Sgr.
Non tutti gli Etf, però, sono "rialzisti". Sono strumenti neutri, con cui si può cavalcare una tendenza sia all'insù che all'ingiù. Perché anche se prevale l'ottimismo sulle prospettive dei mercati azionari, non mancano i pompieri. Gli americani della banca d'affari Citigroup, per esempio, contrariamente a O'Neill parcheggiano l'Italia in Purgatorio. Secondo loro, Roma chiederà aiuto a Bruxelles, l'anno prossimo. Non solo: nel 2015, sarà costretta a una leggera ristrutturazione del debito, che allungherà la durata dei titoli di Stato e farà pure dimagrire le cedole.