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Economia
luglio, 2015

Cassa depositi e prestiti, qual è il piano di Matteo Renzi?

Claudio Costamagna
Claudio Costamagna

Con un blitz improvviso e rapidissimo, sotto la regia del super consigliere Andrea Guerra, il governo ha sostituito i vertici della Cassa. Che ora hanno un mandato politico forte e su cui il premier si gioca parecchio. Ecco cosa prevede

Claudio Costamagna
Per lanciare il proclama ha aspettato di planare a Addis Abeba, la capitale d’Etiopia dove ai tempi dell’occupazione voluta da Benito Mussolini vivevano 40 mila italiani. «La Cassa Depositi e Prestiti avrà un ruolo nel futuro dell’economia, in Italia e nel mondo», ha detto Matteo Renzi, volato nel Corno d’Africa martedì 14 luglio proprio per inaugurare le attività che la banca pubblica inizierà a svolgere per finanziare la cooperazione internazionale e, insieme, il business tricolore nei Paesi in via di sviluppo.

Dopo settimane di trattative sotterranee, dichiarazioni fumose e comunicati d’ordinanza per arrivare a sostituire i vertici della Cassa con persone nuove, il premier ha dunque fatto la prima dichiarazione che i critici direbbero “alla Renzi”: molto ottimismo, poche indicazioni concrete su quel che davvero intende fare.

Sta di fatto che attorno a questa istituzione, che gestisce i quattrini che gli italiani investono in Posta nei Buoni fruttiferi e nei Libretti di risparmio, è lecito attendersi parecchio movimento. Fino a inizio luglio al vertice sedevano due persone diverse fra loro, accomunate dal fatto di godere della fiducia delle Fondazioni bancarie - azioniste di minoranza della Cassa - e del numero uno della loro lobby, Giuseppe Guzzetti. Il primo era il presidente Franco Bassanini, più volte ministro nei governi dell’Ulivo. Il secondo era l’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini, ex banchiere d’affari arrivato in Cassa nel 2010, per scelta dell’allora ministro Giulio Tremonti.

Andrea Guerra


I motivi del disappunto nei loro confronti che vengono fatti filtrare dal governo sono soprattutto tre. Il primo è non essersi dati da fare per favorire l’integrazione di Metroweb - una società controllata da Cassa attraverso due fondi, che sta posando la “banda ultralarga” in 30 città italiane - con la rete telefonica di Telecom Italia, in modo da dar vita a un nuovo operatore in grado di sviluppare al meglio il web super-veloce. Il secondo è la lentezza con cui è stato portato avanti il salvataggio dell’Ilva di Taranto, che dopo una lunga gestazione in autunno sarà presa in affitto da un neonato “Fondo di Turnaround”, come viene chiamato, in cui la Cassa investirà.

Il terzo motivo è la frenata imposta alla creazione di una speciale banca che dovrebbe finanziare i progetti all’estero delle aziende italiane, al fine di favorirne le esportazioni. Un’idea la cui importanza è avvalorata dalle difficoltà incontrate da una società ex pubblica, Ansaldo Energia, partecipata in via indiretta proprio dalla Cassa: negli ultimi mesi si è vista soffiare due mega appalti, prima in Tunisia poi in Egitto, perché i vincitori - l’americana Ge e la tedesca Siemens - hanno potuto mettere sul piatto finanziamenti e garanzie dei rispettivi governi, di gran lunga superiori a quelle di Roma.
Personaggio
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21/7/2015

Di qui il ribaltone, portato avanti con modi non abbastanza felpati, se si considera il ginepraio d’interessi in cui il governo è intervenuto. Il regista dell’operazione viene individuato in Andrea Guerra, il manager che fa da consulente a Renzi per gli affari economici. Si racconta che prima sia partita una telefonata a Bassanini in cui veniva comunicato il desiderio renziano di sostituire Gorno Tempini e si faceva, fra gli altri, il nome di Claudio Costamagna, un ex banchiere che negli ultimi anni si è dedicato soprattutto alla carriera di consigliere in diverse società. E che, tra un evento mondano e l’altro, l’8 maggio scorso aveva incrociato proprio un ignaro Gorno Tempini a una festa di beneficenza al largo di Portofino, a bordo della nave da crociera Silver Spirit, anfitrione il banchiere Fabrizio Palenzona, tra gli ospiti una nutrita rappresentanza del demi-monde italiano, compreso il faccendiere Luigi Bisignani.

Poco dopo l’incontro, del tutto casuale, a Bassanini giunge un secondo messaggio: Costamagna, che ha conosciuto Renzi in un’unica occasione ma è in ottimi rapporti con Guerra, farà invece il presidente, mentre l’amministratore delegato sarà un altro manager, Fabio Gallia. Mistero su come siano stati selezionati i due, capaci di superare candidati più vicini al giro fiorentino di Renzi.

Quello che pare certo è il mandato politico: agire, e farlo in fretta, perché Renzi sull’economia si gioca le chance di restare a Palazzo Chigi. E, per bloccare eventuali contromosse da parte di Guzzetti, avrebbe accettato di trattare la possibilità di stornare le tasse pagate dalle Fondazioni - che proprio lui ha alzato in misura consistente - in un progetto di welfare a favore di alcune categorie deboli.

Al di là del «ruolo nell’economia» che la nuova Cassa di Renzi dovrà avere, parola di premier, resta il fatto che la coppia Costamagna-Gallia non avrà un compito facile. Su Telecom, ad esempio, il nuovo azionista Vincent Bolloré ha subito fatto capire che sarà lui a comandare, non il governo. Mentre per reperire le risorse da investire in nuovi progetti, dato l’allarme che da più parti suona sulla effettiva disponibilità della Cassa, dovrà forse essere smontato lo sterminato castello di partecipazioni che, tra fondi d’investimento, società immobiliari, veicoli ad azionariato misto con banche e Fondazioni varie, la Cassa ha costruito in questi anni.

Partecipazioni che, in alcuni casi, durante il ribaltone sono state utilizzate come capi d’accusa accessori della vecchia gestione: dall’investimento nel gruppo inglese Rocco Forte per costruire resort in Italia, ai soldi dati alla società di famiglia del tycoon della carne, Luigi Cremonini, all’ingresso nella Kedrion, controllata dalla famiglia del senatore democratico Andrea Marcucci, che ha permesso all’azienda farmaceutica di alleggerire la propria situazione finanziaria. Tra contratti firmati e impegni presi, smontare il castello della Cassa potrebbe rivelarsi per nulla facile.

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