Sono passati (più o meno) i classici 100 giorni dall’inizio del nuovo corso de L’Espresso che ha preso corpo con la nuova veste grafica, la nuova carta, ma soprattutto il nuovo concept editoriale. Tiene conto della storia del giornale ma guarda anche al presente e al futuro con temi del nostro tempo come, proprio questa settimana, quelli dell’intelligenza artificiale. La sfida di riportare L’Espresso, senza dubbio il settimanale più importante d’Italia per storia, tradizione, radicamento, al ruolo che gli spetta nel panorama editoriale italiano, è appena all’inizio. Si vince con un editore forte, una redazione professionale e combattiva, una struttura organizzativa efficiente: tutte cose che, per fortuna, abbiamo. Però le sfide si vincono anche con la condivisione, il consenso, il dialogo. E questi possono arrivare solo dai lettori. D’altra parte, L’Espresso ha costruito la sua fortuna e si è consolidato nel tempo, grazie alle battaglie civili, alle denunce del malaffare, al sostegno delle culture d’avanguardia. Tutti temi e azioni condivisi con i suoi lettori che hanno accompagnato il giornale durante il suo percorso, fin qui, per quasi 69 anni.
I dati delle edicole, l’aumento degli abbonati, la fiducia crescente degli investitori pubblicitari, i commenti positivi di molti opinion leader, ci stanno dicendo che la strada intrapresa può essere quella giusta. Ma non ci basta: vogliamo che L’Espresso sia molto più di un prodotto editoriale da vendere in edicola, sia il centro di una comunità di lettori, di stake holders, un centro intermodale di relazioni, dove le opinioni si scambiano e si scontrano ma sempre con l’idea di costruire, mai di distruggere. È per questo che abbiamo varato il Progetto Netzine, basato sull’idea di un media che sia il nodo principale di una rete vasta e portatrice di esigenze diverse che possano confluire verso L’Espresso per aiutarci a costruire un giornale migliore ma soprattutto un sistema di relazioni utili a tutto il variegato mondo dei nostri lettori.
Sin dall’inizio di questa esperienza, abbiamo aperto una mail dilloallespresso@lespresso.it a cui sono arrivati da subito, e continuano ad arrivare, centinaia di messaggi. Buon segno: dimostrano che il giornale è vivo e che i lettori sono attenti e non si lasciano scappare nulla. Arrivano lamentele, polemiche, proteste ma anche incoraggiamenti, complimenti, proposte. Le rubriche di Ray Banhoff e di Oliviero Toscani, un genio mai contento, sono le più discusse e divisive ma ci fa piacere: è solo con la discussione, con il confronto, che si può crescere, con le critiche, non con le pacche sulle spalle anche se ogni tanto fanno piacere anche quelle.
Un esempio di interazione con i lettori? Amerigo Giuseppucci, da Prato, ha scritto a dilloallespresso una serie di rilievi sul giornale, poi ci ha mandato un suo articolo sul ponte sullo Stretto di Messina. Siamo partiti da lì per l’inchiesta pubblicata la scorsa settimana. Ma la cosa più bella è stata la risposta di Amerigo che ci ha ringraziato semplicemente perché avevamo risposto alla sua mail e l’ha presa come un regalo per il suo 92esimo compleanno. Già, rispondere personalmente ai lettori, coinvolgerli, dar loro spazio, credito, fiducia. Crescere assieme a loro. Il Progetto Netzine, un magazine che fa rete, è proprio questo. E siamo solo all’inizio.