A due mesi dallo scoppio della guerra tra Israele e Hezbollah, il paese dei cedri, già indebolito da una fortissima crisi economica e sociale, è sull’orlo del collasso. Gli sfollati a causa dei combattimenti sono 1,2 milioni, circa il 20 per cento della popolazione, e i bisogni ormai sono incalcolabili, centinaia di migliaia di bambini sono rimasti senza casa e molti di loro, senza la possibilità di avere cure mediche adeguate a seguito di ferite gravissime causate dai bombardamenti massicci.
Gli attacchi sproporzionati, hanno spesso colpito infrastrutture su cui i bambini e le famiglie facevano affidamento. Le strutture mediche vengono attaccate e gli operatori sanitari vengono uccisi a una velocità crescente. Al 15 novembre, più di duecento operatori sanitari sono stati uccisi e trecento feriti, secondo il Ministero della Salute Pubblica del Libano.
Nonostante gli sforzi di inizio di Novembre di aprire alcune scuole per i bambini visti i diffusi attacchi, tutte restano ancora chiuse. Il diritto allo studio è di fatto, sospeso. Tutti i progressi fatti negli ultimi anni, sembrano svaniti.
I dati di Unicef ci raccontano la quarta agghiacciante somiglianza con Gaza: il grave impatto psicologico sui bambini. I segni allarmanti di turbolenza emotiva stanno diventando sempre più evidenti. Il parallelo più preoccupante è con Gaza: l'escalation di bambini uccisi non suscita alcuna risposta significativa da parte di chi ha influenza. L'intollerabile si sta trasformando silenziosamente in accettabile.