Si presenta come un martire del regime vittima della persecuzione. Ma il suo Non è l'Arena su La 7 assomiglia sin troppo al talk di Domenica In degli anni passati. Con lo stesso pubblico, temi rodati, domande retoriche e un pizzico di populismo

Non è l’Arena. Ma ci assomiglia parecchio. O meglio, quello che davvero sembra essere immutato nel passaggio dalla Rai a La7 è il pubblico che fedele sta seguendo il nuovo talk di Massimo Giletti. Dalla domenica pomeriggio del primo canale alla domenica sera di Cairo il giornalista che non perde occasione per definirsi “scomodo” conduce i suoi affezionati per mano, manca poco che ?li prenda in braccio e persino gli ospiti entrano in studio su una sedia mobile, incapaci di camminare con le proprie gambe.

I temi trattati sono rodati, anche troppo, dai Tulliani allo scandalo dei vitalizi, conditi da quel pizzico di populismo che appassiona il giusto. Argomenti capaci di catturare l’attenzione di chi solitamente guarda la tv dei giochi preserali. E che per sentirsi coinvolto deve metabolizzare notizie non proprio fresche di giornata. Come quando dal parrucchiere si sfogliano le riviste.

Lungo lo svolgimento del compito Giletti guarda in camera con quella sua gran bella faccia e mentre ribadisce ?il concetto della sua schiena dritta snocciola una serie di istruzioni per l’uso, come se si stesse rivolgendo a un fan club comodamente sdraiato sul divano dopo il pranzo della domenica piuttosto che a un pubblico avvezzo al giornalismo d’inchiesta. «Guardate bene cosa vi stiamo per raccontare. Fate molta attenzione. Ora vi spieghiamo cosa è accaduto. Rimandatemi l’immagine, forse non avete visto bene. Io non voglio insistere ma voi per caso ?vi siete resi conto di quello che stiamo dicendo?». E così via, tra sottolineature ?e domande retoriche, una tensione esagerata su fondo nero e un refrain che torna e ritorna: «È solo tv ma noi la facciamo così».

Anche quando per trattare la mafia a Ostia mette in scena solo un triste cabaret. Ora, Giletti durante la sua brillante ultra ventennale carriera in Rai, da Mixer a Una voce per Padre Pio, ha dato molto all’intrattenimento giornalistico. Anche con dei risultati. Perché allora insistere nel presentare Non è l’Arena come il frutto della fuga dalla persecuzione? Meglio sarebbe abbandonare quest’aria da martire ?di regime e portare a casa ?il risultato di aver messo in piedi ?un dignitoso spettacolo per famiglie ?in odor di informazione.

HO VISTO COSE BELLE
Che noia, anche stavolta Sky Arte ha fatto centro. Con “33 giri - Italian Master” (mercoledì 21,15) si parla dei vinili ?che hanno fatto la (nostra) storia. Dopo Dalla e Guccini mancano all’appello “Creuza de ma” di De Andrè, “La voce del padrone” di Battiato, “Far finta di essere sani” di Gaber e “Mio fratello è figlio unico” di Gaetano.

HO VISTO COSE BRUTTE
Un canale per soli maschi pieno di idee dedicate agli uomini veri? Detto fatto, ecco Spike (49 DDT) con il docu-reality Capitane. Dedicato alle mogli dei calciatori, belle e modelle. Non solo bella vita dunque ma anche stereotipi. Tra le chicche da perdere la sigla ?di Rita Pavone “La partita di pallone” con la rapper mascherata Miss Keta.
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