
A Capodanno il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha presentato uno scenario tutto rose e fiori. La diminuzione complessiva dei delitti è del 7,7 per cento, con un totale nazionale di poco inferiore a due milioni e mezzo. Ci sono stati meno omicidi, ma soprattutto meno rapine - con un calo del 13 per cento - ?e persino meno furti, seppur con una diminuzione limitata all’un per cento. Insomma, quella descritta dal Viminale è una situazione che dovrebbe tranquillizzare tutti.
I sondaggi però mostrano come la paura della criminalità non si sia affatto abbassata. Secondo la rilevazione condotta da Demos per “Repubblica” poche settimane fa oltre metà del campione ritiene che non sia cambiato nulla e il 40 per cento trova peggiorata la situazione della sicurezza nel corso dell’anno appena concluso.
La stessa analisi mostra una flessione della fiducia verso le forze dell’ordine. I timori sono concentrati non tanto sulle mafie, quanto sui cosiddetti reati predatori, come scippi e furti in casa, che però non vengono censiti nelle slide del ministro Alfano. Il Rapporto Bes 2014 - realizzato da Istat e Cnel - sostiene che 18 milioni di italiani non si sentono sicuri a uscire di sera nella zona dove abitano. ?Una paura su cui pesano non solo le azioni dei delinquenti, ma anche i controlli rarefatti delle polizie e il degrado dei territori. Poco ?di questo però finisce nei dossier ufficiali.
A Milano, ad esempio, il resoconto del questore Luigi Savina segnala un calo ?dei crimini globali in linea con i dati nazionali, ma mostra un’inquietante eccezione per quanto riguarda gli scippi, cresciuti del 16,7 per cento, e i borseggi, aumentati quasi del tre percento. Anche a Brescia è stato registrato un quinto di rapine in meno mentre i furti nelle case del capoluogo hanno avuto un incremento del 6 per cento. Eccezionali invece i risultati presentati a Napoli con rapine e scippi crollati di un quinto.
Positivo il bilancio pure nei capoluoghi veneti, con la sola ombra di Venezia dove i colpi negli appartamenti sono aumentati del 24 per cento in città e dell’11 in provincia. Ma la rappresentazione non convince il governatore regionale Luca Zaia: «Per dire che il fenomeno criminale è calato d’intensità si è provveduto ad alzare l’asticella della statistica e della tolleranza. Per cui viene considerata delinquenza solo quella che si macchia ?di reati gravissimi, dalla rapina in su, mentre tutto il resto passa sotto la denominazione ?di microcriminalità. Peccato che sia proprio ?la microcriminalità quella che i veneti percepiscono e soffrono, che vivono come ?un attacco quotidiano alla convivenza civile».
Per eliminare le ombre e impostare un approccio moderno alla sicurezza, servirebbero modi diversi di raccogliere ?i dati. Una vera analisi delle denunce, con ?il dettaglio delle tipologie e delle zone, che oggi si può realizzare con software a basso costo. E ci vorrebbe un monitoraggio dei reati che non vengono segnalati alle forze dell’ordine. Dai furti di cellulare a quelli di biciclette, ma soprattutto i crimini interni alle sempre più numerose comunità straniere, che sfuggono ai censimenti ma alimentano nuove forme di malavita.
G. D. F.