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Inchieste
agosto, 2015

Serie A, tanto business e poco calcio vero E l'ultima malattia è la "sindrome cinese"

Dalle acrobazie per la cessione del Milan al dilagare dei mandarini della Infront: tutti i misteri orientali del campionato che inizierà la prossima settimana. A cui si aggiungono le speculazioni per gli stadi e i giochi di potere per i vertici delle federazioni

Èconto alla rovescia per il campionato di serie A 2015-2016. Il calcio d’inizio è sabato 22 agosto, quando risuonerà per la prima volta in una partita ufficiale l’inno di Giovanni Allievi, un misto frutta in stile haendeliano-champions league. La patina esterofila non deve ingannare. Il precampionato è stato da italiani veri.

Il primo match ufficiale, la Supercoppa italiana vinta con facilità dalla Juventus sulla Lazio a Shanghai, si candida come la partita peggio trasmessa della storia del football grazie alla collaborazione fra Lega calcio e un regista cinese disfunzionale. Il calciomercato, il calcioscommesse, il calciocrac e il calcioultras hanno regalato momenti innovativi. I fallimenti hanno trasformato la serie D in una galleria di club decaduti (Parma, Venezia, Monza, Reggina, più il Varese in Eccellenza) ammessi ai dilettanti con lettera di raccomandazione del sindaco. Da segnalare anche i tumulti provocati da tifosi del Napoli in trasferta a Nizza e gli scontri fra bolognesi e spezzini, tanto per movimentare le amichevoli troppo blande.

Nelle amichevoli meno blande le italiane sono state quasi sempre prese a ceffoni dalle grandi d’Europa, con l’eccezione significativa della Fiorentina dei Della Valle. Dal 22 agosto si gioca per i tre punti. Ma quest’anno la lotta più avvincente non sarà in campo dove la Juventus vicecampione d’Europa ha ottime possibilità di allungare la striscia di vittorie iniziata nel 2013. Il calcio italiano sta cercando nuovi equilibri e nuovi padroni. È un vuoto aperto a tutte le ambizioni. Portatori di soldi e cercatori di alleanze, businessmen internazionali e mecenati asiatici, stanno provando gli schemi per assicurarsi una torta sempre più grande e globalizzata.
“L’Espresso” ha selezionato i match più appassionanti nella lotta allo scudetto del potere calcistico.

Juventus Lazio nella finale di Supercoppa devastata dalla regia cinese


MISTER BEE E MISTER B
Dopo la Roma e l’Inter toccherà al Milan fare spazio ai capitali esteri? La vendita del 48 per cento del club rossonero è uno snodo fondamentale della prossima stagione. Silvio Berlusconi, politico dalle sette vite e Pallone d’oro della comunicazione, ha infarcito la trattativa per la cessione dei rossoneri di fattoidi, fatti che non sono tali ma lo diventano se i giornali ne scrivono. Era l’unico modo per andare in prima pagina con il Milan sportivamente in declino delle ultime stagioni.
La situazione reale è questa.
  • Fatto 1: Bee Taechaubol non ha la forza per mettere sul piatto i 480 milioni richiesti entro il 30 settembre. Non ha neanche i soldi per versare una caparra o, in caso di mancato acquisto, per pagare la penale di cui si è favoleggiato per mesi e che è stata ritirata dal tavolo. Il tailandese è definito broker, un mediatore che agisce per conto terzi. A oggi nessuno sa chi siano.
  • Fatto 2: nessuna banca presterebbe a Bee 480 milioni di euro sulla base del business-plan annunciato che prevede, entro due anni, ricavi commerciali aggiuntivi dal mercato asiatico per 380 milioni di euro contro gli attuali 80 complessivi e un raddoppio della valutazione, già totalmente fuori dal mercato, a quota 2,2 miliardi di euro. Non è chiaro che cosa possa vincere di così importante nei prossimi due anni il Milan. A oggi nessuna istituzione finanziaria ha garantito per Bee.
  • Fatto 3: a dispetto della lista di investitori sovrani tailandesi, cinesi, di Abu Dhabi, evocati nella trattativa, il mediatore Bee è a sua volta circondato da un gruppo di mediatori made in Italy, se non made in Fininvest.

Pablo Victor Dana, manager della Nbd, colosso bancario di Dubai, ha lavorato a lungo per Fininvest e poi per Mediaset in Svizzera fin dalla prima metà degli anni Novanta. Dopo un’intemerata a mezzo stampa che ha infastidito Berlusconi, è tornato dietro le quinte ma resta un personaggio-chiave.

Valentino Valentini, ex Publitalia, è il responsabile dei rapporti internazionali di Forza Italia ed è noto come ufficiale di collegamento fra Berlusconi e l’entourage di Vladimir Putin.

Licia Ronzulli, ex infermiera diventata eurodeputata, da aprile è anche vicepresidente di Fiera di Milano, la spa controllata dalla Fondazione Fiera presieduta da Benito Benedini. Fra la fondazione e la Fininvest c’è stato un grave incidente diplomatico sull’area del Portello opzionata come sede del nuovo stadio rossonero. In pochi giorni, dall’accordo tra il Biscione e la Fiera si è passati alla rottura dei rapporti e alle minacce di azioni legali per un presunto costo eccessivo della bonifica dell’area.

L’altro nome emerso nella trattativa Bee è quello di Gerardo Segat. Cittadino italiano, Segat ha il ruolo di advisor. In concreto, il suo lavoro è offrire servizi fiduciari e finanziari grazie a una catena di società fra Lugano e Londra (T&F asset management, T&F capital trustees, T&F tax and finance, T&F asset Uk).

Fatto 4: l’ingresso di mezzo miliardo di euro anonimi dall’estero in una società italiana è seguito con attenzione dalla Guardia di finanza. L’unico modo per chiudere la trattativa con Bee senza fastidi è cedere la minoranza del Milan a un fondo oppure replicare la catena di società offshore messa in piedi dai proprietari dell’Inter, siano Eric Thohir o altri investitori. Considerato che il mister B italiano ha qualche trascorso con le procure e che l’ex presidente interista Massimo Moratti non ha mai fondato un partito, il Milan potrebbe avere qualche fastidio in più rispetto ai cugini nerazzurri. Il pronostico da qui al 30 settembre è aperto. Come Zlatan Ibrahimovic, Bee potrebbe arrivare e potrebbe non arrivare. L’impressione è che l’intera operazione si basi sulla speranza di investimenti dalla Cina.

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DALLA CINA CON FURORE
La presunta partnership con il governo della Repubblica popolare cinese sbandierata da Berlusconi è una fuga in avanti, un bluff o una panzana?

La campagna contro gli sprechi e la corruzione condotta dal governo di Xi Jinping farebbe propendere per la terza ipotesi: calcio italiano, corruzione e sprechi sono sinonimi. Per Pechino è impensabile investire direttamente in un’operazione valutata a prezzi più che doppi rispetto al mercato.

Eppure è certo che la Cina ha intenzioni di sfondare nel grande football. Liu Yandong, la vicepremier di Xi, ha l’ordine di quadruplicare le scuole calcio o soccer academies, uno dei grandi business prossimi venturi a livello globale. L’obiettivo è 20 mila entro il 2020. Ed entro il 2025 il mercato generale del business sportivo in Cina dovrebbe passare da 8 a 800 miliardi all’anno.

Questa crescita mostruosa si basa su una stima della Wanda di Wang Jianlin, braccio imprenditoriale del governo nell’entertainment (cinema, parchi a tema, sport) e vincitore di quattro scudetti da proprietario del Dalian. A febbraio Wang ha comprato la holding svizzera Infront Sports & Media per 1,05 miliardi di euro dal fondatore Philippe Blatter. È stato un ottimo affare anche al di fuori dello scambio fra azioni e e denaro.
Lo zio di Philippe, Joseph Blatter, presidente uscente della Fifa, si è dimesso pochi giorni fa da membro del Cio (comitato olimpico internazionale). Il suo ultimo gesto è stato l’appoggio influente all’assegnazione dei Giochi invernali del 2022 a Pechino.

INFRONT PADRONA
Anche se Wang e il governo di Xi non investiranno nel Milan, l’influenza cinese sulla serie A è garantita. La controllata italiana di Infront Sports & Media è il fattore emergente del calcio italiano. Accusata dall’Antitrust e dalla Finanza di avere messo insieme i rivali Mediaset e Sky senza troppo spargimento di cash, Infront Italia non si è limitata a trattare per conto della Lega calcio i diritti tv, saliti a 1,2 miliardi di euro. Sono le attività di contorno a fare di Infront una presenza sempre più necessaria per i club. Diretta da uomini del vivaio Fininvest come Marco Bogarelli e Andrea Locatelli, ai quali si aggiunge l’ex gestore di Milan channel Riccardo Silva di Mp Partners (diritti tv esteri), Infront agisce da banca. Anticipa ai club decine di milioni a titolo di anticipazioni su marketing, sponsor, pubblicità.

Per di più si sta espandendo. Ha appena comprato G sport, che curava club come Fiorentina e Cagliari, e ha una società satellite (Sport09) nata come spinoff di Publitalia e guidata dall’ex Publitalia Natale Bellati.
Molto cordiali anche i rapporti fra Infront e Dao Holding, nota per fornire le meravigliose hostess che animano l’area vip durante i match della Roma e sollevata a fine di giugno dagli altri incarichi su ordine del presidente giallorosso James Pallotta, dopo il crollo del 25 per cento di ricavi da sponsorizzazioni.

I due proprietari della Dao, Stefano De Alessi ed Edoardo Ottaviani, un altro ex dirigente di Publitalia, hanno in mano atleti come Federica Pellegrini e Tania Cagnotto, un ottimo rapporto con il presidente del Coni Giovanni Malagò e sono gli unici sopravvissuti alla transizione da Rosella Sensi ai bostoniani.

Adesso si sono conquistati Massimo Ferrero della Sampdoria e puntano al Bologna dove già sono sbarcati i romanisti Claudio Fenucci, Piergiorgio Bottai, Luca Bergamini e Joe Tacopina, venuto ai ferri corti con il socio di maggioranza, il magnate canadese Joey Saputo. Tacopina è dato in uscita dal Bologna ed è pronto a comprarsi il Venezia abbandonato in serie D dall’oligarca russo Yuri Korablin.

STADI, PALCHI VIP E HOSTESS
I successi di Dao nel settore dell’ospitalità indicano uno dei business in maggiore espansione per i club. Il leader europeo del settore, il Real Madrid, incassa 40 milioni all’anno dai box del Bernabéu affittati alle imprese e agli ospiti vip. Il record spetta al mondiale brasiliano del 2014 quando Match Hospitality, società in compartecipazione tra la Fifa e Infront Sports & Media, ha ricavato 262 milioni di dollari dai palchi.

Sono cifre astronomiche rispetto ai valori attuali della serie A ma la ristrutturazione di San Siro per la finale di Champions del 2016 prevede un ampliamento delle aree superprivé.

Poi ci sarebbero i tifosi ordinari, quelli che vanno a guardare la partita. Per loro la speranza in uno stadio migliore è ancora vaga. A gennaio debutterà il nuovo Friuli di Udine, che sarà il terzo impianto di proprietà della serie A dopo il Mapei di Reggio Emilia, dove gioca il Sassuolo di Giorgio Squinzi, leader di Confindustria, e lo Juventus Stadium.

Proprio la Juve dominante di Andrea Agnelli ha appena messo a segno un colpo di mercato strepitoso rilevando per 99 anni dal Comune di Torino i diritti di superficie della Continassa, l’area che circonda lo Stadium. La “Gazzetta dello sport” ha rivelato che l’area (149 mila metri quadri di cui circa 35 mila edificabili) è stata pagata 11,7 milioni di euro contro i 24 milioni indicati da una perizia indipendente. L’operazione ha consentito ai bianconeri di segnare una plusvalenza, al netto dei costi di progettazione, di 10 milioni di euro nell’arco di pochi giorni. L’alternativa per il “sindaco gobbo” Piero Fassino era incassare 20 mila euro all’anno da una pista di kart. Nessun altro era interessato.

La società degli Agnelli ha quindi puntato sull’effetto calamita: dopo lo Stadium, si è presa la Continassa dove saranno realizzati il nuovo centro direzionale e sportivo della Juve mentre Vinovo sarà destinato all’Academy. Più che la legge sugli stadi è la legge dello stadio, che sembra ancora inapplicata a Roma.

Il progetto Tor di Valle, scelto per il nuovo impianto dell’As Roma di James Pallotta, fatica a decollare. Per ottenere il via libera definitivo i privati devono investire in infrastrutture senza oneri per il Comune. La recente relazione del gruppo tecnico dell’Atac segnala criticità gravi nel prolungamento della linea B fino a Tor di Valle. Servono 50,5 milioni di euro per la linea senza contare i treni nuovi, necessari a mantenere la frequenza delle corse sul ramo principale. L’adeguamento dell’Ostiense e di via del Mare costa altri 39 milioni e bisogna spendere altre decine di milioni per collegare Tor di Valle e la Muratella, sulla linea ferroviaria Roma-Fiumicino aeroporto. Per adesso il dossier è di nuovo fermo.

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DA OPTÌ POBÀ A MICHEL PLATINI
Nelle grandi manovre 2015-2016 dovrebbe essere coinvolta anche la Federcalcio che si prepara a un autunno caldo. Il tema, traducendo dai riti misteriosi della politica sportiva, è il seguente: lo sport in generale e il calcio in particolare sono autonomi per antonomasia ma sono anche troppo publitalioti e troppo poco renziani.

Malagò al Coni è allineato al premier però ha i suoi problemi con federazioni sportive dominate da forzisti della vecchia guardia come Paolo Barelli, presidente della Federnuoto uscita con buoni risultati dai mondiali di Kazan.
Il numero uno della Federcalcio Carlo Tavecchio è considerato debole e troppo legato ai suoi grandi elettori della Lega, Claudio Lotito e Adriano Galliani, non proprio Marx ed Engels.

L’inventore di Optì Pobà ha fatto qualche sforzo per diminuire le gaffes e per arginare l’onnipresente numero uno laziale. Se non dovesse bastare, come in molti ritengono, si potrebbe arrivare a un commissariamento che aprirebbe le porte a un manager stimato da Renzi: Michele Uva, attuale direttore generale della Figc ed ex amministratore di Coni servizi con Malagò.

Il cambiamento di guida consentirebbe all’Italia di partecipare con un fronte unito al maggiore evento elettorale della prossima stagione calcistica: l’elezione del nuovo presidente della Fifa il prossimo 26 febbraio.

Gli equilibri dello sport mondiale, e non solo del calcio, dipendono dalle alleanze intorno al favorito Michel Platini. Per ora Tavecchio appoggia il francese. Ma le cose potrebbero cambiare. C’è da pensare ai Giochi del 2024, dove Roma è in lotta con Parigi. Anche se si tratta di Olimpiadi, non di Mondiali di calcio, il colonnello Blatter insegna che non ci sono compartimenti stagni fra i padroni dello sport business globale.

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