Anche se il Libano è sopravvissuto ai primi due anni di guerra civile in Siria, oggi appare sull'orlo di una grave crisi. Se questo conflitto proseguirà senza freni, continuando a coinvolgere le milizie Hezbollah, è probabile che la situazione precipiti e anche il Libano sia travolto da lotte intestine. Il governo rimasto in carica negli ultimi due anni di relativa calma è crollato lo scorso marzo e i tentativi di dar vita a un nuovo esecutivo si sono arenati. Il parlamento, il cui mandato scade il 20 giugno, non è riuscito a concordare una nuova legge elettorale, per cui non si può votare, e verso fine maggio ha cercato di prolungare la sua durata di altri 18 mesi. Il presidente ha fatto allora ricorso alla Corte costituzionale contro questa proroga che esso ha voluto concedersi, così il destino dell'attuale legislatura rimane in bilico. E intanto, politicamente, il Paese va alla deriva, senza elezioni, senza un parlamento pienamente legittimato e senza alcun nuovo governo.
NEL FRATTEMPO HEZBOLLAH ha superato le esitazioni iniziali gettandosi a capofitto nella guerra civile siriana e oggi combatte i ribelli che lottano contro il regime di Assad, aiutando soprattutto Damasco a tenere aperto un corridoio strategico che collega la capitale con i principali centri d'insediamento alawiti lungo le regioni costiere e montuose nord-occidentali. Questo corridoio funge inoltre come una zona cuscinetto che tiene distanti i combattenti del Jubhat al-Nusra (il Fronte della vittoria) e altri gruppi estremisti sunniti dalle postazioni strategiche di Hezbollah nella valle della Bekaa nel Libano orientale. Ma secondo i ribelli siriani le milizie Hezbollah estendono il loro raggio d'azione ben oltre questo corridoio combattendo anche in altre città e regioni della Siria.
L'aperto intervento di Hezbollah in Siria ha esacerbato le tensioni in Libano. Le schermaglie tra alawiti e sunniti in alcuni quartieri di Tripoli, la seconda città del Paese, si sono trasformate in battaglie campali che hanno lasciato sul terreno molti morti e feriti. I combattenti del Jubhat al-Nusra e altri gruppi ribelli siriani hanno reagito a quest'intervento di Hezbollah preannunciando ostilità contro le sue milizie in territorio libanese. Due razzi sono stati lanciati verso i sobborghi meridionali di Beirut, sotto il controllo di questo movimento, e sono stati mossi anche alcuni attacchi alle sue postazioni nella Valle della Bekaa. Gli scontri a Tripoli, come pure la frequenza di questi attacchi, potrebbero intensificarsi col tempo.
L'intervento diretto di Hezbollah in Siria sta inoltre rendendo quasi impossibile la formazione di un nuovo governo. Questo partito è il principale rappresentante della comunità sciita e ha fatto parte dei governi libanesi negli ultimi dieci anni, con il tacito assenso dei paesi vicini e della comunità internazionale. Oggi però gli Stati membri del Consiglio di cooperazione del Golfo, come pure la Turchia e il resto dell'Occidente, non accettano più questa situazione. Il primo ministro designato, Tammam Salam, ha cercato di aggirare l'ostacolo proponendo un governo tecnico, che è stato però respinto da molti dei principali partiti dai quali dipende il voto di fiducia a qualsiasi nuovo esecutivo.
Ma i partiti e le comunità più importanti in Libano non vogliono che la violenza dilaghi all'interno del Paese. Hezbollah è impegnata a combattere in Siria e non vuole problemi in Libano. La comunità sunnita è parzialmente coinvolta negli scontri a Tripoli e nel sostegno ai ribelli siriani, ma non intende arrivare a una resa dei conti finale con Hezbollah nella capitale. Anche i cristiani e i drusi preferiscono evitare l'intensificarsi delle ostilità. I libanesi hanno già vissuto l'esperienza di una guerra civile e sono molto spaventati all'idea di ripeterla. Ciò nonostante, la precaria stabilità del Paese è sempre più evidente. L'esercito e la polizia non riescono a porre fine agli scontri a Tripoli né a ostacolare l'intervento di Hezbollah in Siria. E nel frattempo, il sistema politico è entrato in profonda paralisi.
Se i partiti politici non riusciranno a ritrovare un terreno d'intesa sul quale fondare la stabilità e la sicurezza del Paese, il Libano potrebbe andare di nuovo in pezzi. E se Hezbollah non riconsidererà il suo impegno in Siria, la creazione di questo terreno d'intesa sarà quasi impossibile. Alcuni in Libano stanno facendo appello al presidente perché riavvii quegli incontri per un dialogo nazionale che si sono svolti e interrotti negli ultimi dieci anni. Hezbollah potrebbe parteciparvi insieme ad altri partiti, facendo spazio così a un governo tecnico in grado di gestire gli affari correnti. Un serio dialogo nazionale sarebbe necessario per placare le tensioni comunitarie, spingere Hezbollah a ridurre il suo impegno in Siria e trovare una via d'uscita dalla situazione di precarietà di questo Paese. Altrimenti, il Libano sarà la prima vittima regionale della rivolta siriana.
traduzione di Mario Baccianini
Inchiesta02.09.2013
Chi ha armato il tiranno Assad