A seguito di un attentato nella città di Suruc sono morte almeno 32 persone, mentre sono più di cento i feriti. Come riferito dal Ministero degli interni turco, l'esplosione è avvenuta nel giardino di un centro culturale che appartiene al partito filo-turco Hdp ed è opera di un attentato-suicidio orchestrato dall'organizzazione terroristica dell'Is. Ad agire è stata una ragazzina di diciotto anni. I morti e i feriti sono tutti ragazzi e ragazze di etnia curda, che si erano raggruppati di fronte al centro per partire per la vicina città di Kobane, in Siria, dove volevano rifornire di medicinali e alimentari la popolazione locale, che sta combattendo contro l'avanzata dello Stato islamico.
Essi erano tutti membri del la Federazione dei giovani socialisti curdi, il cui partito si sta rafforzando molto nella regione, ottenendo alle ultime elezioni il 13% dei consensi in tutta la Turchia, cosa che gli ha permesso di esprimere ottanta parlamentari. Riunitisi di fronte alla sede del centro culturale, i giovani hanno iniziato a scattare dei selfie (vedi foto), quando sono stati travolti dall'esplosione.
Anche Kobane è stata oggi vittima di un attentato: un'altra esplosione dolosa ha tentato di colpire delle truppe di miliziani curdi che difendono la città, senza però causare vittime.
Questi attacchi non sono casuali. Entrambi, infatti, vanno a colpire la popolazione curda, una delle più restie della regione a piegarsi all'avanzata islamsita. In questi giorni a Suruc si festeggiavano i tre anni della rivoluzione del Rojava, ossia del tentativo di costruire a livello regionale un autogoverno autonomo che fosse in grado di opporsi all'avanzata delle truppe del califfato. E' proprio Suruc la base logistica dei combattenti curdi che hanno di scacciato le truppe dell'Is da Kobane.
Nonostante si trovino in Stati diversi, sia Suruc che Kobane sono entrambe abitate prevalentemente da persone di etnia curda. Esse ospitano decine di migliaia di profughi in fuga dal Califfato. Kobane era già stata conquistata dalle truppe islamiste, che avevano però poi dovuto ritirarsi lo scorso gennaio a causa della controffensiva delle locali milizie curde, aiutate e sostenute dalla popolazione di Suruc. Nel mese di giugno le truppe dell'islamiste erano tornate all'attacco, anche questa volta senza successo. In questo caso l'offensiva era iniziata con una serie di attentati-suicidio analoghi a quelli appena avvenuti. Il governo turco teme dunque che gli attentati odierni possano essere l'inizio di una nuova offensiva del Califfato.
Quello di oggi è infatti il primo attentato dell'Is in territorio turco. Il presidente Erdogan invocato l'aiuto delle comunità intrenazionale a combattere il terrorismo e ha lanciato un appello invitando a "reagire in modo compatto".