L'attacco a Sultanahmet ha colpito il centro turistico della capitale. Almeno dieci le vittime, otto sono turisti tedeschi, due sudcoreani. L'attentatore è stato identificato come un venttotenne saudita affiliato all'Is 

Questa volta sono i turisti di Sultanahmet, l'equivalente di piazza San Pietro a Roma, ad essere stati presi di mira. Tra le vittime otto sono di nazionalità tedesca. Ci sono almeno 15 feriti.

In un discorso televisivo il premier Erdogan ha prima annunciato che l'attentatore è di nazionalità siriana e ha poi proseguito accusando gli accademici e i giornalisti occidentali del loro biasimo al suo governo, facendo intendere che chi non è favorevole al suo regime si colloca automaticamente dalla parte dei terroristi. In seguito, il governo ha invece affermato che l'attentatore è un 28enne saudita, affiliato all'Isis.

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Il primo ministro davo Ahmet Davugtoglu ha convocato un incontro d'emergenza con i capi della sicurezza tra cui il numero uno dei servizi segreti Hakan Fidan e il capo della polizia Celattin Lekesiz.

La zona dove sorgono la celebre moschea Blu e l'imponente palazzo imperiale ottomano Topkapi è stata chiusa a visitatori e giornalisti. Alle telecamere poi il primo ministro turco, Ahmed Davotoglu, ha vietato ogni ripresa del luogo dell'attentato.

Secondo fonti locali l'attentato avrà un profondo impatto sul turismo in Turchia visto che non solo è stato compiuto nella “mecca turistica del Paese” ma che si tratta del terzo attentato in sette mesi e arriva subito dopo quello di Ankara a mano di kamikaze dell'Isil (Stato islamico in Libia) in cui hanno perso la vita 103 persone e sono state ferire oltre 200 persone. Questo attentato era avvenuto all'ora di pranzo durante un'imponente manifestazione contro la repressione del governo verso il Partito dei lavoratori curdo che nelle elezioni di un anno fa era entrato in parlamento strappando al partito del presidente Erdogan la maggioranza assoluta.

Il clima rimane teso e scoraggiante per i turisti stranieri. Soltanto qualche giorno fa i servizi segreti turchi avevano sventato un altro attentato. Un comunicato del ministero degli Esteri tedesco rilasciato subito dopo gli attacchi scoraggia i suoi cittadini dal recarsi in zone turistiche particolarmente affollate. «Sono settimane ormai che la Turchia è in massima allerta», sottolinea Sajjan Gohel, direttore della sicurezza internazionale presso la fondazione Asia Pacific.
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Il governo turco permette agli Stati Uniti di lanciare attacchi alle posizioni dell'Isis in Siria e in Iraq dalla base militare di Incirlik, nella Turchia meridionale, un particolare che secondo Fadi Hakura del think tank britannico Chatam House ha deteriorato i rapporti dell'Isis con Ankara e spianato la strada a questi attacchi. Ma la posizione turca nella lotta al terrorismo islamico è da anni ondivaga, divisa tra l'appoggio all'integralismo sunnita e le ragioni della Nato.

Di fatto in questo momento pare essere cambiata la politica dello Stato islamico, meno concentrato sui suoi territori nei quali sta perdendo influenza e più rivolta all'attacco degli occidentali in qualunque luogo di rilievo sia logisticamente raggiungibile, in Europa come in Medio Oriente. Scopo ultimo: il fomentare una guerra di religione e di cultura per giustificare la necessità dell'esistenza stessa del Califfato e dei suoi metodi mortiferi.

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