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3 marzo, 2026Niente autorizzazione all’uso delle basi di Morón de la Frontera e Rota, in Andalusia, e ha assicurato: "Non forniremo nessun supporto, se non di natura umanitaria"
La Spagna ha respinto ogni coinvolgimento nell’operazione militare congiunta lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, rivendicando la piena sovranità sulle sue basi militari di Morón de la Frontera e Rota, in Andalusia. La scelta si differenzia da quella di altri partner europei - come Francia e Germania - e che ha già provocato reazioni dure da parte di esponenti politici israeliani e statunitensi.
In un’intervista a Bloomberg Tv, il ministro degli Esteri, José Manuel Albares, ha assicurato che Washington non sta esercitando pressioni su Madrid dopo il rifiuto di autorizzare l’uso delle installazioni militari nell’ambito dell’operazione “Epic Fury”. “Non ci stanno facendo pressioni. Siamo alleati, siamo insieme nella Nato”, ha dichiarato, precisando di non aver parlato con il segretario di Stato americano, Marco Rubio, dall’avvio dell’offensiva.
Madrid e la de-escalation
Il governo guidato dal premier Pedro Sánchez motiva il diniego con ragioni giuridiche e politiche. Secondo Albares, l’operazione militare non sarebbe coperta da alcuna risoluzione delle Nazioni Unite e non rientrerebbe nei termini del trattato bilaterale che disciplina la presenza delle forze statunitensi nelle basi spagnole. “Le basi sono di sovranità spagnola”, ha ribadito il ministro, sottolineando che la decisione “non è contro nessuno”, ma “a favore del diritto internazionale, della de-escalation, del negoziato e della pace e stabilità in Medio Oriente”. Alla domanda su possibili conseguenze diplomatiche, il capo della diplomazia iberica ha escluso ritorsioni: “Non c’è nulla di strano nel diniego e non ci aspettiamo alcuna conseguenza”. L’impegno della Spagna per la sicurezza euro-atlantica, ha aggiunto, “è fuori discussione”.
Madrid si è smarcata quindi dalla posizione di Paesi come Francia, Germania e Regno Unito, che hanno invece aperto alla possibilità di sostenere “azioni difensive proporzionate” dopo gli attacchi attribuiti a Teheran nel Golfo e contro Cipro. “La voce dell’Europa deve essere di equilibrio e moderazione”, ha insistito Albares, sostenendo che la maggioranza della comunità internazionale continua a credere nel multilateralismo e nella Carta dell’Onu.
Il ritiro dei KC-135 e il nodo del trattato
Le conseguenze operative della decisione non si sono fatte attendere. La ministra della Difesa, Margarita Robles, ha confermato che il Pentagono ha ritirato una decina di aerei cisterna KC-135 schierati nelle basi di Morón (Siviglia) e, in misura minore, di Rota (Cadice), utilizzati per il rifornimento in volo dei cacciabombardieri. “Posso affermare con assoluta certezza che la Spagna non ha fornito alcun tipo di assistenza all’attacco contro l’Iran”, ha dichiarato Robles. Gli accordi di cooperazione con Washington, ha spiegato, prevedono che le attività delle forze statunitensi si svolgano “nell’ambito della legalità internazionale”. In assenza di una risoluzione di organismi multilaterali come Onu, Nato o Ue, “il trattato non è applicabile”.
Le basi andaluse, ha aggiunto, non offriranno supporto, “se non eventualmente di natura umanitaria”. Restano invece operative le unità navali statunitensi di stanza a Rota, mentre oltre mille militari spagnoli impegnati in missioni in Libano, Iraq e Turchia hanno rafforzato le misure di sicurezza.
Le critiche da Israele e dagli Stati Uniti
Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, ha attaccato direttamente Sánchez con un messaggio su X: “Prima Hamas ringrazia Sánchez. Poi gli Houthi. Adesso Iran. Questo è essere dalla parte corretta della storia?”. Anche dagli Stati Uniti sono arrivate critiche. Il senatore repubblicano Lindsey Graham, vicino al presidente Donald Trump, ha definito la posizione del governo spagnolo uno “standard di leadership europea pateticamente debole”. In un post sui social, Graham ha ricordato il proprio servizio nell’Aeronautica militare americana durante la Guerra fredda, quando lavorò anche in basi statunitensi in Spagna, esprimendo “grande ammirazione per il popolo spagnolo” ma criticando duramente l’esecutivo di Madrid.
Pur rivendicando la propria autonomia decisionale, la Spagna insiste sul fatto che la scelta non rappresenta una rottura con Washington. “Ogni Paese prende le proprie decisioni di politica estera”, ha affermato Albares, ribadendo che l’obiettivo è evitare una “spirale di violenza” generata da azioni unilaterali fuori dal perimetro della carta delle Nazioni Unite.
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